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Le Perle
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Le Perle

La bellezza è dono naturale, ma la seduzione è un'arma che tutti possono imparare ad usare. Per sentirsi apprezzati ed amati ognuno di noi attua strategie, intesse trame sottili, a volte impercettibili e spesso inconsce, da cui scaturiscono piacere e ammirazione. Le nostre azioni, i nostri comportamenti sono spesso vincolati da riserbo, da timidi ritegni, da insicurezze che vengono soffocate e mascherate. C'è chi preferisce ornarsi, c'è chi preferisce donare: in entrambe i casi una perla o delle perle possono aiutare.

La seduzione e il pudore

Dal latino perula, piccola pera, o pilula: piccola sfera, la perla, meraviglioso prodotto della reazione di difesa di un organismo che utilizza, così mirabilmente il bicarbonato di calcio disciolto nell'acqua per trasformarlo in carbonato di calcio, esercita sugli uomini un'attrazione che risale alla più remota antichità.
Le perle vennero usate come ornamento per la prima volta 2500 anni a.C. dai popoli orientali . Innumerevoli sono le leggende ispirate da questo delicato globulo opalescente dalle dolci iridescenze alle quali l'uomo in tutte le epoche ha dato grande valore subendone il fascino.
Gli antichi orientali ne spiegavano l'origine attraverso una delicata, magica interpretazione: "quando la luna, regina del cielo notturno, spande sulla terra la sua dolce luce argentea, le ostriche perlifere lasciano il fondo del mare, salgono sulle fluttuanti onde, aprono le valve e si lasciano dolcemente dondolare impregnandosi così in un laccio di amore di rugiada notturna e puri raggi lunari; da tale unione nascono le perle!"
Salomone, il saggio sovrano di Israele, considerava le perle quale simbolo di purezza. Nabuchodonosor, il sovrano babilonese, portava diademi ornati di preziose perle.
I Faraoni consacravano le perle alla dea Isis ed i Fenici si può dire che, nel Mediterraneo, ebbero il monopolio assoluto delle perle.
In seguito alle spedizioni di Alessandro il Grande ed alle conseguenti relazioni con l'oriente, le perle ebbero presso i Greci una trionfale accoglienza ed entrarono definitivamente nell'uso presso i popoli mediterranei, i quali dedicarono le perle ad Afrodite, dea dell'Amore.
I Romani ebbero una vera e propria adorazione per questa magnifica "Gemma" e nelle loro conquiste, tra il bottino di guerra, non mancavano di raccogliere presso il nemico perle di grande valore che poi donavano alle loro donne al ritorno in patria.
Ce ne parla Plinio il Vecchio che nel IX libro di Naturalis Historia scrive:
"occupano il primo posto e il posto più eminente tra tutte le cose di valore le perle: esse ci arrivano attraverso tanti mari, attraverso terre così lontane e sconfinate e solo così ardenti".
Nerone ricopriva il proprio letto di perle, Giulio Cesare ne offriva a Silvia, Marco Antonio a Cleopatra.
I cittadini dell'Impero dedicavano le perle a Venere, accomunandone la bellezza con l'origine marina: infatti per essi la Dea era "figlia della spuma del mare" e le perle erano "il prodotto di una goccia di rugiada caduta dentro la conchiglia di un mollusco".
Nel mondo cristiano le perle diventarono simbolo di purezza, umiltà e timore di Dio.
Ma le perle più famose per la bellezza, grossezza e regolarità rimasero per secoli e secoli quelle
persiane.
Un viaggiatore fenicio del settimo secolo a.C. in una lettera al fratello scriveva così: "… ciò che più mi ha colpito in questo paese, è la pesca delle perle. Una volta ho potuto vedere all'opera questi pescatori, al largo delle innumerevoli isole che sorgono intorno alla costa persica. C'era almeno un centinaio di piccoli battelli, ciascuno dei quali aveva una decina di pescatori. Sono valenti pescatori, capaci di restare sott'acqua tanto da poter riempire una sacchetta di ostriche che staccano dal fondo semplicemente con le dita. Poi risalgono sul ponte e ricominciano da capo.
Il proprietario di ciascuna barca apre febbrilmente le ostriche. Un colpo d'occhio e le butta via senza nemmeno pensare che si potrebbero mangiare. A meno che dentro non ci sia una perla! In tal caso la stacca con cura con la punta del coltello e la mette in un sacchetto con un sorriso proporzionato alla grossezza della perla stessa. Quando il sole è a metà strada tra lo zenith e l'orizzonte, giungono sul luogo altri battelli con decine di sensali che scelgono e fanno il prezzo a seconda della grandezza, della rotondità o della luce delle perle raccolte. Sono quelli che in seguito le rivendono a noi sul mercato di Persepoli.
Fratello mio, se un giorno dovessimo fallire, credo che tornerei volentieri da queste parti a fare il venditore di perle! Per questa volta te ne porterò qualcuna…"
.

PerleOggi la perla è coltivata. I giapponesi perfezionarono un processo che stimolava a deporre uno spesso strato di perlagione sopra un corpo estraneo introdotto artificialmente. Gli esperimenti stabilirono che il miglior materiale iniziale è un grano di madreperla tagliato dalla conchiglia dei molluschi perliferi della valle del Mississippi.
I granuli, nelle varie dimensioni, vengono inseriti con abilità nell'ostrica viva che viene rigettata in mare per continuare la crescita. Le ostriche trattate vengono tenute in gabbie a una profondità dai venti ai trenta metri. Vengono controllate molte volte all'anno e dopo un periodo dai tre ai sette anni il granulo risulta coperto da uno stato di perlagione dello spessore di circa due millimetri, e in quel momento inizia la raccolta.
Coltivata o naturale, la perla si classifica come una delle maggiori gemme: se il diamante è il "RE", senza dubbio la perla è la "Regina" delle gemme.



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