| L’oro e le
pietre preziose: l’uomo alla ricerca del simbolo dell’eterno
· Il ruolo che l’oro si è ritagliato nei secoli
a) Il suo primo utilizzo: i gioielli egiziani e le superstizioni
circa i suoi poteri curativi.
b) L’oro puro, le leghe e il connubio con le pietre preziose.
c) La nascita della moneta e l’introduzione dell’oro
nel sistema economico.
· Il mito dell’oro
a) Felicità o infelicità? (l’opinione di Plinio
il vecchio)
b) Simbolo del mondo terreno o di Dio? Cupidigia o sacralità?
(Dalla Bibbia, Virgilio e Dante nel Paradiso)
· L’evoluzione economica
a) Dal “Gold Standard” al “Dollar Standard”
b) Bretton Wood e il Fondo monetario internazionale
c) Le funzioni dell’oro ai giorni nostri
· Qualche dato tecnico
a) La localizzazione e le miniere
b) L’estrazione
c) L’amalgamazione e la lavorazione
Alcune
curiosità
Sono
settemila anni che viene estratto oro, sono state prodotte circa
135.000 tonnellate ed ogni anno vengono estratte o recuperate
circa 2.400 tonnellate; intorno ad esso si sono scontrati interessi
delle nazioni e gli uomini hanno sfidato tanti pericoli per possederlo.
Le proprietà fisiche la lucentezza, la facilità
di lavorazione, la virtuale indistruttibilità, hanno permesso
all’oro di ritagliarsi un ruolo speciale nella storia dell’umanità
e nei secoli l’oro è stato valutato per la sua bellezza
e rarità. I più antichi oggetti d’oro conosciuti
sono egiziani risalenti circa al 5.000 A.C. ed inizialmente l’oro
fu utilizzato per la produzione di ornamenti e gioielleria.
I gioielli
egiziani, in quanto a qualità di fattura, paragonabile
agli elevati standard dei giorni nostri, raggiunsero il loro apice
intorno al 2000 a.C. e perciò durante il Medio Regno.
Si riteneva
che la pelle degli dei fosse d'oro, mentre le ossa erano fatte
di argento. La dea Hathor era anche chiamata "la dorata".
Oro,
argento ed elettro(una lega di oro e argento realizzata artificialmente
molto diffusa nel Nuovo Regno. ) erano i materiali più
usati. In Egitto l'oro era diffusissimo. In un documento un sovrano
straniero invita il faraone ad inviargli dell'oro per completare
un lavoro, affermando che "tanto in Egitto l'oro è
come la polvere". L'argento, invece, era meno reperibile
e perciò veniva importato dall'Asia, mentre turchese e
lapislazzuli erano ricavati dalle varie miniere nel Sinai, a Punt
ed in Nubia.
Gli Egizi
erano ottimi chimici: la loro conoscenza dei materiali e le tecniche
per lavorarli erano molto avanzate. Una prova è l'oro rosa,
ottenuto mescolando oro e pirite o ossido di rame.
In fatto
di gioielli, gli artisti dell'antico Egitto amavano comporre i
loro lavori con varie pietre di diverso colore. Tra le preferite
vi erano la corniola rossa (proveniente dal deserto del sud),
i lapislazzuli blu (importati dall'attuale Afghanistan) ed il
turchese (dalle miniere del Sinai). Inoltre altri colori e materiali
erano ottenuti chimicamente come dimostra una sorta di vetro non
trasparente inventato nella V dinastia che entrerà in uso
nel Medio Regno. Questa particolare lega era considerata molto
pregiata dagli orafi egiziani.
La capitale
degli artigiani gioiellieri era Menfi. Il mestiere veniva tramandato
di padre in figlio e Ptah era il dio protettore. L'oro veniva
lavorato a fili oppure a lamine. Nei laboratori l'oro arrivava
sottoforma di lingotti o di grossi anelli per poi venire fusi
soffiando in canne che alimentavano il fuoco. L'oro così
colato veniva messo negli stampi e quindi lasciato raffreddare.
Esistevano diverse tecniche di lavorazione. Le più diffuse
sono:
Tecnica |
Descrizione |
| Granulazione
|
Piccoli
granuli d'oro saldati sulle parti lisce del gioiello. |
| Cloisonè
|
Lamina
d'oro opportunamente piegata per dare la forma del disegno.
|
| Cera
persa |
Lavorazione
degli oggetti in una sorta di mistura di cera vergine d’api
e resine vegetali che veniva inglobata in un rivestimento
refrattario che successivamente, sottoposto al calore che
scioglieva la cera, lasciava una cavità in cui successivamente
veniva colato l’oro fuso. |
| Smaltatura
|
Fatta
a caldo e a freddo. |
| Incassatura
|
Scavo
e battitura del metallo al fine di fissare in modo permanente
le Pietre
nell’oro. |
Molti
sono gli esempi che testimoniano la grande abilità degli
artisti egiziani in questo campo: la collana di Hathor (chiamata
menit) e la corona di Khnumit (considerata un prodigio di fattura
ed eleganza). Tra i vari tesori rinvenuti, oltre al famosissimo
tesoro di Tutankhamon, vi è il tesoro di Psusenne I, faraone
della XXI dinastia.
I gioielli
erano anche utilizzati per premiare i valorosi in combattimento.
A questo proposito era stata coniata la mosca d'oro. Fu ritrovata
anche nella tomba di una regina, Akhotep, che divenne regina a
Tebe durante l'assenza del marito e dei figli partiti per la guerra
contro gli Hyksos.
Alcuni
gioielli venivano indossati per proteggersi da eventi negativi.
I nekau, piccoli pesci portati al collo o tra i capelli, proteggevano
la persona che li portava dagli annegamenti.
Gli orecchini
compariranno solo nel Nuovo Regno, probabilmente importati dall'Oriente,
mentre gli anelli conosceranno la loro diffusione nel Medio Regno
e adornavano sempre le mummie perché era considerato simbolo
di protezione divina e mezzo di scambio e pagamento per il traghettamento
del fiume sacro.
E i diamanti?
Nella
cultura egizia non compare l’utilizzo del diamante come
pietra preziosa, esso veniva utilizzato come strumento x intagliare
e levigare altri materiali particolarmente “duri”.
E’
a partire dalla cultura greca e romana che esso assume un ruolo
di simbolo; gli antichi greci ritenevano infatti che i diamanti
fossero schegge di stelle, lacrime degli dei.
Nelle
Naturalis Historiae Plinio lo definiva così : " il
valore più alto tra i beni degli uomini, e non soltanto
fra le gemme, è quello del diamante, per lungo tempo conosciuto
soltanto dai Re, e anche fra di loro da pochissimi.
Gli antichi credettero che si trovasse soltanto nelle miniere
d'Etiopia fra il tempio di Mercurio e l'isola di Meroe, e dissero
che non se ne trovavano di dimensioni più grandi che un
seme di cocomero o di colori diversi. Oggi si comincia a conoscerne
sei varietà…… i diamanti si saggiano sull'incudine:
respingono i colpi tanto da far schizzar via il ferro in due pezzi
e anche rimbalzare la stessa incudine.
La durezza del diamante è infatti indicibile, e la sua
natura è al tempo stesso tale da sconfiggere il fuoco senza
mai riscaldarsi: da qui ha tratto anche il suo nome (in greco
significa "forza indomabile").
Quando l’oro sia diventato il centro della vita economica,
cioè l’unica unità di misura riconosciuta
di tutte le merci e di tutti i valori, è difficile dire.
Allo stato della ricerca, non si può stabilire se siano
più antiche le società degli Sciti (che seppellivano
i loro Signori con favolosi tesori, prevalentemente aurei) o le
antiche città sumeriche (Nuzi, Nippon, Ur) o siriane (Alalah,
Ugarit) del secondo millennio a. C.. Quel che è certo è
che il conio dei metalli preziosi compare per la prima volta in
Cina mentre in occidente risale circa al VII° secolo A.C.
all’epoca di re Creso di Lydia (l’attuale Turchia
occidentale) e delle più avanzate tra le città greche
dell’Egeo (Lesbo, Focea, Efeso, Mileto, Samo, Egina ecc.).
Ben più antico però, e ben più universale,
è il mito dell’oro: per rimanere nell’ambito
della classicità ne sono testimoni Giasone e gli Argonauti
alla ricerca del vello d’oro, Ercole che va a cogliere i
pomi aurei nel giardino delle Esperidi, il re Mida che tramuta
in oro tutto ciò che tocca.
Col mito di Mida, e con la storia di Creso - comincia anche il
discorso sull’ambivalenza dell’oro, fonte di somma
felicità ma anche di grandi infelicità. Discorso
che in epoca romana diventerà oggetto di ampia trattazione
nei primi 19 capitoli del libro XXXII della Storia naturale di
Plinio; nel cap. 14° egli etichetta la cupidigia dell’oro:
“Potesse l’uomo bandire l’oro dalla sua vita,
la nefanda polvere aurea, che secondo eminenti pensatori, avvilisce
i giusti, diviene maledizione e si dilata a distruggere l’esistere
umano. Una oscena violenza fu consumata da quegli che per la prima
volta appose al suo dito un anello d’oro. E la seconda violenza
si consumò quando, affondando in una colpa, qualcuno coniò
per la prima volta una moneta aurea”.
É,
questa sulla “auri sacra fames” una polemica ricorrente
nel mondo antico; la cui sintesi sta proprio nell’ambivalenza,
in questo verso di Virgilio, della parola sacra che significa
insieme “sacra” ed “esecranda”. L’attributo
della sacralità accompagna tutta la vicenda dell’oro
sin dalle epoche più lontane e nelle più diverse
civiltà (l’Iran, gli antichi scandinavi ecc.); e
dal sacro e dalla divinità la simbologia dell’oro
si trasferisce alla regalità e al potere.
Tra gli antichi Ebrei l’oro diviene il simbolo di tutto
ciò che affascina nel mondo terreno, allontanando l’uomo
da Dio; nel deserto le folle stanche e sfiduciate adorano il vitello
d’oro. Eppure anche d’oro è adornata la regalità
di Salomone. Visione del mondo che diviene ancora più intransigente
nel primo Cristianesimo: non si può servire a due padroni,
Dio e l’oro. Eppure tra i doni dei re Magi al nascente salvatore
del mondo c’era stato anche l’oro. Allo stesso modo
è il patriarca Giacobbe come raccontato dalla Bibbia (Genesi
) a vedere una scala aurea che porta verso il paradiso.
E’ Dante che nel XXI canto del Paradiso (25-30) a riprendere
questa allegoria, comune anche dei testi mistici e agiografici(San
Bernardo e San Bonaventura, nei trattati, e Jacopone nelle laudi)
:
Dentro al cristallo che ‘l vocabol porta,
cerchiando il mondo, del suo caro duce
sottocui giacque ogni malizia morta,
di
color d’oro in che raggio traluce
vid’io uno scaleo eretto in suso
tanto, che nol seguiva la mia luce.
(Entro
il corpo trasparente e lucido del pianeta, che girando intorno
al mondo porta il nome di Saturno re caro al mondo perché
sotto il suo governo ogni malizia umana rimase come spenta (Il
Dio Saturno diede agli uomini un periodo dove dal mondo scomparve
ogni dolore e malvagità e gli uomini godettero di un lungo
periodo di pace e felicità: è la famosa età
dell’oro di cui parlano tutti i poeti antichi) vidi una
scala di colore dell’oro su cui risplendeva la luce del
sole, la quale si alzava tanto verso l’alto che i mie occhi
ne vedevano la cima).
Come
l’oro è il più eccellente dei metalli, così
la vita contemplativa sopravanza ogni altra vita e risplende in
quella, la luce della Grazia dell’eterno sole.
In tale
appassionata polemica non c’è molto spazio per una
considerazione scientifica dell’oro: unica eccezione è
la disamina di Aristotele che per primo si domandò: “Perché
proprio l’oro?”
Le risposte
che egli diede sono quelle che, variamente elaborate e aggiornate,
vengono date anche oggi: l’oro è incorruttibile,
è divisibile senza danno, è facilmente trasportabile,
è uniforme e facilmente riconoscibile. Ma si tratta di
un fatto marginale; se no non si spiegherebbe come per lunghi
secoli, dal Medioevo all’età barocca, gli alchimisti
si siano impegnati a trasformare (attraverso il fuoco; altra analogia
importante quella dell’oro, oltre che con il Sole, con il
fuoco) i metalli vili in oro, senza domandarsi che valore avrebbe
avuto l’oro una volta che fosse stato possibile ottenerlo
in quantità illimitate.
L’oro
e i metalli preziosi avevano sostituito il baratto: molte merci
sono state usate come denaro per le transazioni commerciali, grandi
pietre rotonde, sale, conchiglie, semi di cacao, perline, bestiame.
Il termine latino equivalente a “denaro” e cioè
pecunia viene da pecus, pecora. Si passò a oggetti metallici
difficilmente distruttibili e facilmente conservabili: il termine
latino solidus, da cui “soldi” riflette questa fase.
I metalli
usati nel mondo antico per la monetazione sono l'oro, l'argento,
il rame ed alcune loro leghe. Generalmente all'inizio era la disponibilità
di metallo a determinare la scelta di uno di questi, ma successivamente
si riuscì ad ottenerli secondo modalità
differenti.
E' possibile
individuare aree geografiche differenti in base al metallo prevalentemente
usato per la coniazione. L'oro era usato preferibilmente nel Mediterraneo
orientale e nelle città greche della Ionia. Ma ancor prima
dell'oro puro si usò, in queste zone, l'elettro, una lega
di oro e argento, che si trova in natura nelle miniere dell'Asia
Minore e nelle sabbie dei fiumi che le dilavano. Usarono l'elettro
città come Focea e Mitilene, tra le prime a battere moneta.
In un secondo momento l'elettro fu creato artificialmente. Questo
determinò il moltiplicarsi di contraffazioni che si cercò
di arginare inizialmente attraverso la divulgazione di leggi e
decreti punitivi e, successivamente, con l'abbandono della monetazione
in elettro.
La coniazione
di monete d'argento fu caratteristica del mondo greco. Le città
greche potevano sfruttare miniere varie di questo metallo: Atene,
ad esempio, sfruttò quelle del Pangeo e dal V secolo a.C.
anche quelle del Laurion. Per altre città greche è
più difficile stabilire la provenienza dell'argento. E'
probabile che molte comunità greche, non avendo la possibilità
di sfruttare direttamente miniere, ottenessero il metallo necessario
alle emissioni con il commercio: ad esempio Corinto probabilmente
lo riceveva dall'Illiria. Anche le città della Magna Grecia
se ne rifornivano per via commerciale, soprattutto quella etrusco-punica.
Le monarchie
ellenistiche riuscirono, invece, a disporre dell'oro dall'Oriente
e dal Sudan e dell'argento dall'Asia Minore.
L'uso del
rame in lega con altri metalli, soprattutto con lo stagno (che
crea il bronzo), è tipico delle emissioni italiche e, quindi,
anche di Roma, come dimostra la serie dell'asse di bronzo. Più
tardi i romani, soprattutto da Cesare in poi, usarono anche un'altra
lega di rame e zinco, detta oricalco, analoga al nostro ottone.
Questo metallo fu utilizzato regolarmente da Augusto in poi per
l'emissione di dupondî e sesterzi allo scopo di distinguere
questi due nominali dalla restante monetazione enea. Va notato,
però, che, accanto a queste emissioni bronzee, ad un certo
punto, in età repubblicana, se ne affiancò una in
argento, destinata a divenire, in seguito, la moneta centrale
del sistema monetale romano, il denario. Ciò creò
necessità di approvvigionamento in grande quantità
di questo metallo. Per questo motivo la Spagna, ricca di miniere,
divenne il punto nodale del secondo conflitto punico-romano (
218 -202 a.C ): famose erano le miniere di Cartagena, sfruttate
a pieno dal II secolo a.C. Rara fu in età repubblicana
la monetazione aurea, legata ad eventi particolari. Con la riforma
augustea la coniazione di monete d'oro divenne regolare: l'oro
necessario affluiva dalla Gallia e, via via, dopo le varie conquiste,
dall'Europa del Nord e dell'Est, ma soprattutto, con Traiano,
dalla Dacia.
Tratto da:
http://www.uniroma2.it/eventi/monete/miniere.htm
Traiano:
L'ANNO 101
*** TRAIANO SUL DANUBIO
*** TRAIANO PENSA AI TESORI DELLA DACIA
Nel 98 Traiano
governatore in Germania, ricevette la nomina a imperatore festeggiò
l'investitura a Colonia con i suoi soldati, poi preferì
trattenersi sul territorio invece di scendere subito a prendersi
l'investitura a Roma. Rimase quasi un anno sulla zona del Danubio
e del Reno adoperandosi a far costruire nuove strade, a ispezionare
le frontiere, a erigere i limes lungo le stesse. Non vi è
alcun dubbio che egli meditasse già la guerra alla Dacia
anche se per ora, non aveva ancora considerato un'annessione all'impero
del regno di Decebalo.
Ed eccoci
dopo 16 mesi, nel marzo di quest'anno, dopo aver curato a Roma
gli affari di Stato, distribuito cariche a persone di sua fiducia
(fra cui Serviano e Sura al governo delle due Germanie) fare i
preparativi per la grande campagna militare in Pannonia, infine
muovere verso il basso Danubio, verso la Dacia..
Traiano era
certo a conoscenza dei tesori che la Dacia conservava nel suo
territorio; dalle miniere metallifere non venivano estratti solo
metalli vili ma oro e argento in grandi quantità e queste
informazioni se pochi a Roma le conoscevano Traiano ne era certamente
a conoscenza. Non si hanno delle certezze perché le monografie
delle guerre sono andate tutte perdute (ed è strano anche
questo).
Ma indubbiamente proprio dalla Dacia vennero quelle fortune in
oro che servirono poi a Traiano per finanziare le grandiose campagne
militari che vedremo, con paghe ai soldati mai praticate in precedenza,
75 denari a testa nella prima e seconda spedizione, 500 nella
terza, quella conclusiva. Per promettere queste cifre, Traiano
doveva sapere moltissimo. Forse dall'Iliade di Omero? Come Schliemann
quando scoprì l'antica Troia?
Sembra con le ultime scoperte archeologiche (1975-1985 Karonovo,
Gradesnica, Varna) che le miniere d'oro erano già conosciute
nel 3000-4000 a.C. dai Daci-Traci. Una antica e ancora sconosciuta
civiltà, anteriore a quella Mesopotamica e a quella Egizia.
Perfino i sigilli cilindrici sumerici e l'alfabeto dopo il ritrovamento
delle Tavolette Tartarie si afferma che siano nati qui. (VEDI
1500 a.C. - FONDAZIONE
DI ROMA)
Nell'Iliade
Omero parla dell'eroe "trace" Reso, che ha un armatura
e un cocchio tutto d'oro, il cavallo più bello del mondo
e veloce come il vento; lo fa spuntare fuori come un mitico eroe
di tempi remoti. Ma non sbagliava! Accenna a un trace, e proprio
a Varna negli ultimi anni è stata scoperta una ricca necropoli
con oggetti (monili, scettri ecc. ) in puro oro a 24 carati, e
una armilla a lamine d'oro, come quelle della maschera di Agamennone
a Micene. Soltanto che il tesoro di Varna è di 2000 anni
prima della fondazione di Micene e della caduta di Troia, 1000
anni prima della colonizzazione della Grecia, dell' Argolide,
dell'Attica, di Creta, della Tessalia, dell'Elide, dell'Illiria.
Da dove veniva tutto quest'oro? A quanto pare dalle miniere ai
confini tra la Dacia e la Tracia.
Il tesoro
scoperto da Traiano gli servì anche per dare inizio a una
lunga serie di spese pubbliche, per edifici, strade in tutte le
province, monumenti, spettacolari giochi, diverse distribuzioni
di alimenta alla popolazione, incentivi all'agricoltura, elargizioni
di somme ai giovani che si dovevano sposare e molte altre. Tutte
queste spese iniziarono dopo il 106, dopo il suo ritorno dalla
guerra con i Daci, che aveva sconfitto definitivamente.
In Dacia Traiano aveva trovato il più grande tesoro che
si era mai visto sulla terra. Giovanni Lido ci lascia delle testimonianze
storiche raccogliendo la narrazione del medico di Traiano, Statilio
Critone, che lo aveva accompagnato in Dacia. Da lui abbiamo le
uniche testimonianze. La miniera d'oro fu sfruttata in modo scientifico
da tecnici minatori. Traiano fece giungere da Roma e da ogni provincia
i migliori ingegneri minerari che sotto la loro sorveglianza misero
a lavorare 50.000 prigionieri.
Infatti Lido e Critone riferiscono che Traiano al ritorno riportò
a Roma 5 milioni di libbre di oro, 10 milioni di libbre di argento,
e una straordinaria quantità di altro bottino e oltre 500.000
prigionieri di guerra con le loro armi. Inoltre aveva ricevuto
dal Decebalo sconfitto, 2250 milioni di sesterzi in oro e 430
milioni di sesterzi in argento (una grande fattoria ci dice Plinio
-per fare un paragone- costava allora mezzo milione di sesterzi).
Dione Cassio riferisce che alle feste tributatigli al ritorno
seguirono giochi per 123 giorni di seguito; vi parteciparono 10.000
gladiatori e furono uccisi 11.000 animali.
L'ANNO 102
*** TRAIANO -PRIMA GUERRA DACICA
Dopo la sosta
invernale nella guerra in Dacia, TRAIANO con una grande operazione
strategica, raggiunge Tibiscum, supera le Porte di Ferro, occupa
anche l'altro passo accessibile alla Dacia, quello della Torre
Rossa, e con la sua prima battaglia campale dilaga sul territorio
dopo aver sconfitto definitivamente re DECEBALO che nella circostanza
per affrontare i romani si era fatto alleato dei Sarmati Roxolani
e aveva scelto come teatro delle operazioni la pianura della Moldavia.
Traiano nell'inverno
precedente non era rimasto inoperoso, aveva fatto costruire strade
e ponti, scavato gallerie, reso il terreno adatto a fare veloci
incursioni e soprattutto aveva costruito dei forti.
Decebalo
si rese subito conto che non avrebbe potuto contrastarlo, inviò
due ambascerie di pace; ma le condizioni di Traiano erano selpre
troppo onerose, pertanto la guerra continuò; ma vinse la
strategia di Traiano. I romani superato in un tempo abbastanza
breve il Passo della Torre Rossa, impadronitisi delle fortezze
daciche di Muhlbach, si trovarono improvvisamente la strada aperta
verso la capitale Sarmizethusa. L'esercito romano, potente e ben
organizzato, se proseguiva non avrebbe incontrato più nessuna
resistenza.
Decebalo
volle risparmiare alla capitale gli orrori di un inutile assedio,
li fermò prima e si arrese ad Aquae sullo Strell (nel Kis-Kalan).
Traiano con una eccessiva fiducia dettò miti condizioni
alla proposta di pace avanzata da Decebalo, soprattutto fissando
la somma di denaro; non poteva certo immaginare che i Daci possedessero
tanto oro. Risparmiò lo stesso Decebalo, lo nominò
re vassallo di Roma, e lo obbligò ad accettare una guarnigione
romana nella capitale.
Inoltre gli impose di smantellare le fortificazioni, restituire
i prigionieri e i disertori, e il patto di consegnare una certa
quantità d'oro. Che Decebalo rispettò senza batter
ciglio. Forse Traiano più tardi si chiese da dove veniva
tanto oro.
Prima della
fine dell'anno l'imperatore Traiano lasciò la Tracia e
fece ritorno a Roma per celebrare il suo trionfo e assumere il
cognome di Dacicus.
Da: (http://www.cronologia.it/storia)
E’ risaputo
che la scarsità delle miniere d’oro in Sicilia fu
il motivo per cui solo città importanti come Siracusa ed
Akragas ebbero una coniazione aurea di un certo rilievo: ciò
nonostante queste città ed anche i Punici dovettero talvolta
ripiegare sulla coniazione in elettro, mescolando l’oro
con l’argento. Altre città, anche di una certa importanza
come Messana, Gela e Tauromenium, coniarono saltuariamente e in
piccolissime quantità monete d’oro ma solo in particolari
circostanze storiche. Il conio aureo più antico di Messana
du descritto dal Rizzo a pagina 152 e riprodotto slla tav. XXV,
n° 11. Diritto: biga di mule al passo a destra; l’auriga,
seduto sul carro, tiene con le mani distese le redini ed il pungolo;
in esergo foglia d’alloro con due bacche, cerchio di palline.
Rovescio: lepre corrente a destra con orecchie alte e larghe;
MESSEN/IO/N. Coll. Pennini, 1,46g.

Lo studioso
data questo do obolo d’oro appartenente al sistema eubonico-attico
fra il 490 e il 461 a.C. Questa datazione alta, anche se in seguito
è stata un po’ abbassata, fa ragionevolmente supporre
che Messana sia stata la prima città della Sicilia, includendo
anche Siracusa, a coniare una moneta aurea. Si ritiene che essa
sia stata coniata da Anassila per commemorare la vittoria da lui
ottenuta ai giochi olimpici nella corsa dei carri tirati da bighe
di mule, che era molto in auge in Sicilia. Dalle notizie storiche
che si hanno sulla personalità di questo tiranno,propendo
per questa ipotesi. Probabilmente Anassila si avvalse di piccole
quantità d’oro, estratto dai giacimenti di Fiumedinisi
e di Capo Peloro, sfruttando l’abilità dei Calcidesi
nell’estrazione e lavorazione dei materiali. Questa celeberrima
moneta fu teatro durante l’asta Strozzi del maggior 1907,
di una appassionante duello fra il barone Pennini e il miliardario
americano Pierpont Morgan. La spuntò per fortuna il nostro
connazionale per ventiduemilacinquecento Lire, cifra molto cospicua
per quei tempi. Allora la moneta fu ritenuta unica ma io ho accertato,
da persona degna di fede, che negli anni sessanta sulla spiaggia
di Maregrosso a Messina, dopo una violenta mareggiata di scirocco,
fu trovata una seconda moneta di questo tipo di 1,45 gr., di ottima
conservazione che approdò poi in una collezione privata.
In un’asta Stenberg del novembre 1986 è comparso
un’aureo di Messana di 1,43 gr. che perciò sarebbe
il terzo pezzo sconosciuto. Questa moneta fu poi riproposta nell’asta
settantasei di Monaies et Medailles del settembre 1991. La Caltabiano
data la coniazione del primo tipo aureo al 455 a.C. circa, alla
fine della coniazione della serie VI dei tetradrammi (460-456
) e prima degli inizi della serie VII (455-451). La studiosa fa
notare che questa coniazione aurea è legata, come cronologia,
alla serie VI per la leggenda dell’etnico, scritta con l’epsilon
e non con l’alpha, e per la medesima posizione di MESSEN
al di sotto dellaW lepre, nell’area compresa fra le zampe
dell’animale, che ricore negli ultimi conii argentei della
serieVI. Inoltre il tipo del diritto dell’oro mostra un’evidente
modifica, che sarà poi presente sui tetradrammi del periodo
VII, della posizione dell’auriga che non è più
accoccolato ma quasi seduto, con le braccia distese in avanti
che stringono il pungolo e le redini. La Caltabiano ricorda che
prima di Messana, in Occidente, solo Cuma aveva coniato, verso
il 490 a.C., una breve serie aurea, a causa dei rapporti che la
città campana aveva col mondo orientale, nel quale le coniazioni
auree erano frequenti. Può darsi che anche Messana sia
stata spinta per prima in Sicilia ad una coniazione aurea perché,
a causa della sua posizione geografica, era abituata ad avere
rapporti frequenti con popoli stranieri e la sua popolazione era
composta da genti di diversa origine. Esiste anche una seconda
coniazione aurea di messana. Ne ho appreso l’esistenza quindici
anni fa grazie ad un articolo scritto nel 1854 dal numismatico
catanese Carmelo Gemmellaro. Ecco la descrizione: Dritto: testa
di Pelorias volta a sinistra con capelli arrotolati sulla nuca
e trattenuti da una coroncina di foglie di canne (simile all’Aretusa
dei decagrammi di Euainetos). Innanzi al profilo ?E?O??, A dietro
il capo, S dietro il collo. Rovescio: cavallo libero corrente
a destra su linea di esergo; in alto tridente con le punte volto
a destra 1,77 g, collezione Pennini, Unicum?

Nb:Mi scuso per la pessima qualita' dell'imagine
ma e' questa l'unica da me rinvenuta
Il Gemmellaro,
a proposito del tridente, che figura come simbolo al rovescio
di questa rarissima moneta, ricorda che esso, emblema di Nettuno,
ben si addice ad una città che vantava a un tempio antichissimo
dedicato a quel dio, non molto lontano dalle sue mura presso il
promontorio Peloro e che, secondo Diodoro, era stato eretto da
Orione. Lo studioso riporta un’idea di Stefano Bizantino
secondo il quale il nome Trinacria (τςιυαξ) derivava
da tridente e che Messana, situata in una delle tre punte della
Sicilia, poteva avere impresso su una importante moneta il tridente
come simbolo dell’isola. L’epigrafe “Pelorias”
poteva indicare il nome della catena Nettunia, oggi chiamata Dinnammarre,
che si innalza imponente sopra i colli occidentali di Messana.
Generalmente però viene chiamato Peloro il promontorio
della Sicilia più vicino alla Calabria. In quale epoca
potè essere coniata questa piccola, bellissima moneta?
Il Gemmellaro, dopo aver giustamente premesso che “trovar
l’epoca della coniaizione è la più difficile
indagine nelle monete greco-sicule, mancanti di ogni indizio qualsiasi
di data, e tutto quello che si è detto e si può
dire non si riduce che a più o meno probabile opinione”
esprime una sua supposizione. La città potrebbe essere
stato sotto il dominio di qualche tiranno, liberatasi dal quale
fu impressa una moneta con l’emblema di libertà come
fecero molte città quando ottennero la libertà ad
opera di Timoleonte. Proprio ai tempi in cui operò il generale
corinzio, Messana fu liberata dal giogo del tiranno Ippone; il
simbolo del cavallo corrente ben si accorderebbe con questo perdiodo
storico, dato il significato di riacquistata libertà che
si dava al sopraddetto simbolo. Si tratterebbe perciò di
una moneta di celebrazione, coniata in pochissimi esemplari a
causa del difficile momento economico che la città aveva
attraversato. La data presunta della coniazione, secondo il Gemmellaro,
è il 339 a.C. in pieno periodo timoleonte. Il Rizzo colloca
genericamente prima 396 questa emissione. Di diverso avviso, per
quanto concerne la cronologia da assegnare alla moneta su descritta,
è invece Salvatore Mirone che descrive la moneta in questione,
che all’epoca era considerata unica. Che io sappia, unica
è rimasta! L’interpretazione della testa del diritto
non lascia adito a dubbi in quanto è presente una leggenda
inequivocabile; d’altra parte è ben noto che il culto
della ninfa Peluria fu in grande onore a Messana come è
ampiamente documentato dalla presenza di peloria sui diritti di
diverse monete deella città, appartenenti a periodi cronologici
diversi. Secondo il Mirone la testa di Peluria sulle monete deve
rappresentare la ninfa di una fontana o di un lago in quanto non
è cinta da spighe di grano ma, come si può notare
sulle monete di splendida conservazione, da cespi di rose di palude;
inoltre essa è accompagnata spesso da delfini e da conchiglie
che indicherebbero una figura acquatica. Peluria potrebbe perciò
rappresentare la ninfa dell’attuale lago di Ganzirri. Il
tridente, che si nota su diversi rovesci di Messana, potrebbe
fare allusione a Nettuno il cui culto era ugualmente molto praticato
nella città. Al rovescio troviamo un cavallo libero: il
pensiero corre automaticamente alla monetazione dell’epoca
di Timoleonte in cui il cavallo libero era un simbolo vivente
della ritrovata libertà di tante popolazioni siceliota.
Senonchè lo stile evoluto della testa del diritto di questa
moneta d’oro fa pensare che essa sia stata battuta dopo
la metà del V secolo in quanto assomiglia a quella dei
celebri decagrammi siracusani; gli orecchini sembrano una copia
di quelli che si notano sui suddetti decagrammi. Il cavallo libero
del rovescio, nonostante la rapidità dell’andatura,
conserva una perfetta armonia dei movimenti e fa pensare ad un
artista contemporaneo che è riuscito ad imitare i grandi
incisori. La Cltabiano, a causa di diverse considerazioni stilistiche,
per le quali rimando all’opera della studiosa, data questa
seconda coniazione aurea al 411-409. la Caltabiano fa acnhe notare
che “sul rovescio, il cavallo al galoppo, sormontato talora
da un astro, contrassegna chiaramente gli ori siracusani con al
diritto la cosiddetta testina del fiume Anapos”. Questo
conio siracusano è riprodotto dal Rizzo alla tav. 50, nn.13.15
e tav. 53, n.14. sembra che l’esemplare del Pennini sia
approdato in una collezione privata svizzera. Che il fortunato
collezionista sia lo stesso che possiede anche un pezzo della
prima coniazione? Secondo il Mirone per cercare di inquadrare
il periodo storico nel quale può essere stata battuta la
seconda moneta aurea occorre ricordare che il disastro ateniese
in Sicilia provocò una grande crisi economica e politica
che colpì le colonie greche d’Occidente. Agrigento,
Gela, Messana e persino Siracusa, che pure uscì vittoriosa
dalla guerra, rimaste a corto d’argento, furono costrette
a battere delle monete d’oro, non per ostentazione ma per
necessità. Questa seconda moneta d’oro di Messana
potrebbe essere stata coniata,in pochissimi esemplari,da gli abitanti
di Messana come segno di gratitudine verso Peluria che li aveva
preservati dalla guerra incorsa tra Atene e Siracusa.Io penso
che ,data l’estrema scarsita’ delle coniazioni aure
di Messana ,Gela e Tauromenium,anche volendo inquadrare cronologicamente
le coniazioni nel periodo suggerito dal Mirone,si tratto’,piu’
che di monete di necessita’,di monete celebrative,coniate
in pochissimi esemplari a causa della ricordata scarsita’
di miniere d’oro in Sicilia. E’ormai assodato che
le coniazioni auree nelle colonie greche occidentali furono sempre
in relazione stretta con situazioni politiche difficili.Riepilogando:il
Gemellaro colloca la moneta con cavallo al rovescio nel periodo
Timolonteo in quanto attribuisce una valenza risolutiva al cavallo
come simbolo di liberta’.Il cavallo libero è stato
,senz’altro troppo estensivamente,riconosciuto come l’espressione
numismatica della liberazione delle citta’ da un dominio
non gradito.Il Mirone ricorda,nell’articolo su citato,che
il cavallo libero ritrova su coniazioni assai anteriori al periodo
timolonteo e cioe’ su moneta d’oro di Gela del periodo
500_461°a.C.,e mette l’accento sullo stile della testa
di Peluria che indica un periodo senz’altro anteriore a
quello timolonteo e cosi’ anche la Caltabiano che rafforza
il suo convincimento con piu’ ampie considerazioni di carattere
stilistico sia per il dritto che per il rovescio.
Tratto da Panorama Numismatico N°82
sulla
monetazione di Messana
Ma già nel Medioevo si era cominciata a rendere evidente
un’altra realtà: in un’economia che si andava
progressivamente articolando, l’oro e i metalli preziosi
erano diventati scomodi e pericolosi come strumenti di pagamento,
e già ne erano sorti altri (la cambiale, e poi il vaglia
ecc.) di cui la nascente attività bancaria aveva cominciato
a servirsi.
E’
così che inaspettatamente si veniva ad affermare il dominio
dell’oro; è proprio per la progressiva differenziazione
degli strumenti di pagamento (banconote, assegni bancari ecc.)
che diventava necessario uno strumento degli strumenti, una misura
delle misure.
L’oro
cominciò ad essere usato in modo diffuso come moneta corrente
nel 1816 in Inghilterra che adottò il sistema del “Gold
Standard”. Successivamente fu seguita da altri paesi (Germania
nel 1872 USA nel 1900). Con questo sistema le monete nazionali
erano convertibili in oro. La coniazione era libera e l’oro,
sia in forma di moneta o di oro grezzo poteva essere liberamente
importato ed esportato. Il tasso di cambio fra le monete di diversi
paesi si manteneva stabile in quanto poteva variare solo entro
una parità fissa che oltre la stabilità dei cambi
assicurava l’equilibrio degli scambi internazionali.
Particolare
interesse e curiosità suscita il “LATIN MONETARY
UNION” (La Nonna dell’Euro)
L'Unione Monetaria Latina
(La nonna dell'Euro)

Nel 1865
l'Italia, la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Grecia, al fine
di agevolare gli scambi, crearono l'Unione Monetaria Latina. Le
monete d'oro e d'argento di questi paesi avevano lo stesso peso,
diametro e percentuale di metallo prezioso e potevano quindi circolare
liberamente in tutti gli stati membri, proprio come l'Euro dal
primo gennaio 2002.
Le monete avevano le seguenti caratteristiche:
| Lira,
Franco, Drachma, Peseta, Leu....... |
Peso |
% di
metallo prezioso |
ASW /
AGW |
| 0,5 |
2,5000
g. |
argento
835°/°° |
0.671
oz |
| 1 |
5,0000
g. |
argento
835°/°° |
0.1342
oz |
| 2 |
10,0000
g. |
argento
835°/°° |
0.2685
oz |
| 5 |
25,0000
g. |
argento
900°/°° |
0.7234
oz |
| 10 |
3,2258
g. |
oro 900°/°° |
0.0933
oz |
| 20 |
6,4516
g. |
oro 900°/°° |
0.1867
oz |
| 50 |
16,1290
g. |
oro 900°/°°
|
0.4667
oz |
| 100 |
32,2580
g. |
oro 900°/°° |
0.9334
oz |

Francia,
5 Francs |
Belgio,
5 Francs |
Italia,
5 Lire |
Dopo
poco tempo, molti altri paesi cominciarono a coniare le proprie
monete seguendo i medesimi standard, anche se solo alcuni aderirono
poi formalmente all'Unione: Spagna, Romania, Austria, Bulgaria,
Venezuela, Serbia, Montenegro, S. Marino e lo Stato della Chiesa.
Questo sistema monetario basato su due metalli, l'oro e l'argento,
creò di fatto un cambio fisso anche con quei paesi che,
pur adottando standard diversi, avevano comunque collegato le
loro monete all'oro. Il tasso di cambio veniva a coincidere
quindi con il rapporto tra le diverse parità auree. Per
esempio, la sterlina inglese equivaleva a 7,322 gr. d'oro, mentre
l'unità monetaria dell'Unione era pari a 0,29032 gr d'oro.
Una sterlina inglese era quindi pari a 25,22 lire, franchi pesetas
ecc..., mentre il tasso di cambio con il dollaro era fissato
a 5,18.
Il c.d. "Gold standard" fu tra le vittime della Prima
Guerra Mondiale, mentre l'oro come moneta rimase fino al 1971,
qunando Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro.
L’inizio
della prima guerra mondiale segnò la fine del sistema aureo
e fu seguita da un periodo di grande instabilità. Nel 1925
la Gran Bretagna e nel 1927 la Francia ritornarono sostanzialmente
al sistema ante bellico e le banche centrali affiancarono alle
riserve auree alcune valute convertibili (dollari, sterline, franco
francese, etc.), facendo nascere il “Gold Exchange Standard”.
Quindi alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili
in oro, altre (come la lira italiana) non erano direttamente convertibili
in oro, ma in monete, chiamate pregiate che potevano essere convertibili.
Nel 1931 l’Inghilterra sospese la convertibilità
e nel 1934 gli USA dichiararono che i privati non potevano convertire
più i dollari in oro. Nel 1944, per iniziativa degli Stai
Uniti e dell’Inghilterra i rappresentanti di 44 paesi si
riunirono a Bretton Wood dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale
(F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35 $ per oncia,
prezzo a cui gli U.S.A. si impegnarono ad acquistarlo da chiunque
ed a venderlo solo alle Banche Centrali. Ogni paese partecipante
fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta
nazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta
e l’oro, o indirettamente, il dollaro. Nel 1948 la Francia
fu il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro, seguito
nel 1951 dalla Svizzera, paese che non aveva barriere né
all’importazione né all’esportazione. Nel 1954
riaprì il mercato di Londra e negli anni sessanta ci fu
una rottura d’equilibrio tra domanda ed offerta, in quanto
la grave crisi del dollaro indusse diversi operatori a forti acquisti
d’oro. Questa è la prima volta che l’oro assunse
il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità
del dollaro. Il 17/03/1968 può essere considerata la data
ufficiale della nascita del mercato dell’oro il cui prezzo
veniva determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 Agosto
1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità
tra dollaro e oro così crollava uno dei pilastri del sistema
di Bretton Woods. Successivamente Nixon svalutava due volte la
parità del dollaro nei confronto dell’oro. Poiché
il dollaro non era più convertibile in oro i governi europei
nel 1973 chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro
venisse abolito (parità del $ rispetto all’oro) potendo
vendere oro sul mercato libero. Nel 1976 i Paesi aderenti al FMI
ufficialmente decisero l’abolizione del prezzo ufficiale
dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo. Con questo
accordo il F.M.I. restituì una parte delle riserve d’oro
ai paesi che l’avevano depositato e ne vendette una parte
per aiutare i paesi in via di sviluppo. In questo modo l’oro
veniva a perdere il suo ruolo di fondamento del sistema monetario
internazionale, ed il sistema di adesso è basato sul dollaro
(Dollar Standard). La liberalizzazione del mercato dell’oro
aveva portato il prezzo dello stesso nel 1975 a 200 $ per oncia
anno in cui iniziarono le vendite del tesoro degli USA. Nel marzo
del 1979, con la nascita del sistema monetario europeo, venne
stabilito che i paesi membri dovessero versare il 20% delle loro
riserve in oro ed il 20% delle loro riserve in dollari in cambio
di ECU. Gli ECU pertanto, avevano come base l’oro e consentivano
alle banche centrali di poter utilizzare le loro riserve auree.
Anche se negli ultimi anni l’oro non brilla più come
prima e la sua funzione monetaria si sia appannata perdendone
la posizione centrale, esso ha sempre un ruolo importante perché
è considerato il bene da ultima spiaggia che può
essere utilizzato in caso di bisogno dai privati o come sostegno
olla propria valuta dalle nazioni.

La
funzione di riserva si esplica nel momento in cui l’oro
viene utilizzato come attività finanziaria, che mantiene
il suo valore nel tempo. Per le banche centrali le riserve di
oro hanno una funzione di garanzia a fronte di emissione di monete
e debiti, oltre che una funzione di riserva di ultima spiaggia.
“I soggetti privati invece detengono oro a scopo d’investimento
a medio/lungo termine con l’obbiettivo di proteggersi dalle
svalutazioni e da incertezze economico-politiche.” (Landi).
Inoltre offre all’investitore sicurezza e solidità,
il suo valore è universale e facilmente realizzabile in
qualsiasi momento. Le transazioni speculative di oro non fisico
(oro finanziario o cartaceo ed i prodotti derivati)
si hanno nel momento in cui si cerca di ottenere un guadagno dalle
variazioni del prezzo del metallo. Comunque i produttori di oro
e coloro che lo lavorano ricorrono ai derivati anche per motivi
di copertura dei rischi. La terza funzione dell’oro è
quella di bene consumo per uso industriale gioielleria
industria elettronica, dentistica. La gioielleria ha una funzione
di investimento (secondo i paesi ed i periodi storici) e di consumo
che offre a chi lo detiene il piacere di indossarlo e possederlo.
L’uso in elettronica è dovuto alle sue caratteristiche
di buon conduttore di elettricità. Grazie alla sua resistenza
ed ai bassi rischi per la salute umana(vedi allergie) viene usato
nel campo medico soprattutto in quello dell’odontoiatria.
RISERVE
AUREE DEI PRINCIPALI PAESI INDUSTRIALIZZATI IN TONNELLATE |
PAESI |
1960 |
1970 |
1980 |
1993 |
1994 |
2000
|
STATI
UNITI |
15.822
|
9.839 |
8.221 |
8.143 |
8.141 |
8.137
|
GERMANIA |
2.640
|
3.537 |
2.960 |
2.960 |
2.960 |
3.469 |
SVIZZERA |
1.942
|
2.427
|
2.590 |
2.590
|
2.590
|
2.419 |
FRANCIA |
1.458
|
3.119
|
2.546 |
2.546 |
2.546 |
3.025 |
ITALIA |
1.958 |
2.565 |
2.074
|
2.074
|
2.074 |
2.452 |
OLANDA |
1.290
|
1.588
|
1.367
|
1.090
|
1.081
|
912 |
BELGIO |
1.040 |
1.307
|
1.063 |
779 |
779 |
258 |
GIAPPONE |
220 |
473 |
574 |
574 |
574 |
764 |
SVEZIA |
151 |
178 |
189 |
189 |
189 |
185 |
CANADA |
787 |
703 |
636 |
188 |
121 |
37 |
DAL
1850 AL 1980 IN TONNELLATE |
PAESI |
1850
|
1900
|
1920
|
1950
|
1955 |
1960 |
1965 |
1970 |
1975
|
1980 |
| SUD
AFRICA |
----------
|
12 |
254 |
363 |
454
|
665 |
950 |
1.000
|
713
|
675 |
| STATI
UNITI |
3
|
119 |
77
|
74
|
58 |
52
|
53
|
54 |
32 |
31 |
| CANADA |
---------- |
42 |
24 |
138 |
141 |
144 |
112 |
75 |
51 |
52
|
| AUSTRALIA |
----------
|
15 |
17 |
28 |
33 |
34 |
27 |
20 |
16 |
17
|
| CS1 |
10
|
10 |
2 |
80 |
92
|
119
|
166
|
218 |
258 |
311 |
PRODUZIONE
MONDIALE DI ORO DAL 1987 AL 1996 IN TONNELLATE |
PAESI |
1987 |
1988 |
1989 |
1990 |
1991 |
1992 |
1993 |
1994 |
1995
|
1996 |
| SUDAFRICA |
607
|
621
|
608
|
605
|
601
|
614 |
620 |
584 |
522 |
495
|
| STATI
UNITI |
155 |
201 |
266 |
294 |
296 |
329
|
332
|
326 |
319
|
329 |
| AUSTRALIA |
111
|
157 |
204
|
244 |
236 |
244
|
247 |
255 |
254
|
289 |
| CANADA |
117
|
135 |
160 |
167 |
175 |
160
|
153
|
146
|
150
|
164
|
| CINA |
72
|
76 |
84 |
94 |
104 |
112 |
119 |
121 |
133 |
145
|
| UNIONE
SOVIETICA |
277 |
280 |
284 |
271 |
---------- |
---------- |
---------- |
---------- |
---------- |
--------- |
| RUSSIA |
----------
|
---------- |
---------- |
---------- |
---------- |
152 |
165 |
158 |
142 |
130 |
| INDONESIA |
12
|
12 |
11
|
18 |
24
|
46 |
52 |
55 |
74 |
92
|
| UZBEKISTAN |
---------- |
---------- |
---------- |
---------- |
---------- |
65 |
67 |
64 |
64 |
71
|
| PERU' |
11
|
10 |
13 |
15 |
15 |
18 |
27 |
39 |
57 |
65 |
| BRASILE |
85
|
102
|
101
|
84
|
79 |
77
|
76 |
73
|
67 |
64 |
| CILE |
23 |
27 |
29 |
33 |
33
|
39 |
39
|
43 |
49 |
56 |
| PAPUA
NUOVA GUINEA |
34
|
37
|
34 |
34 |
61
|
71 |
62
|
61 |
55 |
53 |
| GHANA
|
12
|
12 |
15 |
17 |
27 |
33 |
41 |
45 |
53 |
51
|
| ALTRI
CSI |
----------
|
---------- |
---------- |
---------- |
----------
|
14 |
18
|
20
|
21 |
22
|
Cos’è
l’oro?
Dove si trova?
Come si estrae?
Simbolo
chimico: Au - Aurum
Densità: 19.3 - 19.6
Punto di fusione: 1063° C
Durezza: : 2.5 - 3 (scala di Mohs)
Peso atomico : 197
Numero atomico: 79
I luoghi
dell'oro: La formazione dell'oro coincide con quella del nostro
pianeta.
Per lungo
tempo l'oro rimase nascosto nel cuore della terra insieme alle
rocce in cui si era formato, ma l'erosione operata dagli agenti
atmosferici, le eruzioni vulcaniche, lo scorrere di acque fluviali
o alluvionali anche sotterranee sgretolarono parte della massa
rocciosa, riducendola in ciottoli e schegge facilmente trascinati
dalle acque lontano dalle zone d'origine, verso bacini nei quali
furono trattenuti, mischiati con altri materiali.
Il prezioso
materiale si trova ancora oggi in analoghi giacimenti: in filoni
auriferi custoditi da rocce che l'uomo deve scavare (definiti
giacimenti primari) e in quelli secondari, costituiti da depositi
alluvionali nei quali l'oro è rinvenuto sotto forma di
pagliuzze e pepite. Per estrarre l'oro dalle rocce bisogna scavare,
costruire gallerie, riportare faticosamente alla luce i filoni
auriferi, mentre la ricerca dell'oro sui greti dei fiumi rappresenta
un'attività molto più agevole. Non sorprende quindi
che l'oro alluvionale e dei corsi d'acqua sia stato il primo ad
essere raccolto. L'attività di estrazione di questo metallo
dai giacimenti primari richiede mezzi e tecnologie ben più
complesse.
Oggi
in una moderna miniera i tunnel sotterranei possono arrivare a
3000 metri di profondità ed estendersi in lunghezza per
1000 metri. Con martelli pneumatici vengono praticati dei fori
nelle rocce, caricati di esplosivo e fatti saltare. Le rocce sgretolate
dell'esplosione vengono avviate alla superficie per essere ridotte
in polvere e con l'acqua ottenere un'informe fanghiglia; con un
successivo procedimento, nel quale il cianuro ha un ruolo determinante,
l'oro viene separato dalla roccia e trasformato in lingotti. Per
valutare la complessità e l'onerosità di tutte queste
operazioni è sufficiente prendere in considerazione un
dato molto significativo: per ottenere un'oncia d'oro, e cioè
31,1035g, è mediamente necessario asportare e macinare
oltre 5 tonnellate di roccia. Al termine di questo ciclo l'oro
non è ancora puro; lo accompagnano argento, rame, piombo,
zinco e poiché per la sua commercializzazione deve essere
puro almeno al 99.5% subisce ulteriori passaggi che lo separano
da ogni presenza estranea.
Origini
geografiche: l'estrazione dell'oro è oggi concentrata in
poche aree molto distanti tra loro e maggiormente in Canada, Stati
Uniti, Unione Sovietica, Australia e Sud Africa. Quest'ultima
ne è particolarmente ricca e i suoi filoni risalgono ad
almeno 250 milioni di anni fa, da sola garantisce il 60% dell'oro
annualmente estratto in tutto il mondo che ammonta a 1000 tonnellate.
Proprietà
fisiche: alla stato puro l'oro è incorruttibile, eterno,
inalterabile: queste qualità, considerate peculiari, hanno
acceso la fantasia dei nostri antenati, affascinati in primo luogo
dalla sua straordinaria inattaccabilità da parte di elementi
che dissolvono invece altri metalli.
La disillusione
avvenne intorno al 1700, quando fu scoperto il primo reagente
dell'oro, una miscela di acido cloridrico e acido nitrico che
poteva discioglierlo. Ma il suo mito non venne minimamente destabilizzato,
anzi quasi a sottolineare la sua eccezionalità, al reagente
venne attribuito il nome di "acqua regia" . Oggi sappiamo
che i sali di cianuro, nonché il mercurio, con il quale
l'oro si amalgama, sono in grado di attaccare il prezioso metallo.
Sorprendente è la sua duttilità, cioè la
docilità con la quale si lascia ridurre in fili sottilissimi;
da un grammo d'oro si è ottenuto un filo lungo oltre 3500
m. Non meno spettacolare è la sua malleabilità,
tecnicamente è possibile battere un'oncia d'oro al punto
da ottenerne un foglio con una superficie di 16 mq.
Leghe
e titoli: essendo l'oro un metallo tenero, da solo non può
essere impiegato nelle fabbricazione di gioielli perché
non ne verrebbe garantita la durata. Ecco la ragione per cui è
sempre associato ad altri metalli che gli conferiscono la necessaria
durezza: le varie combinazioni di oro con altri metalli si chiamano
leghe. I metalli più comunemente usati per rendere l'oro
lavorabile in gioielleria sono il rame, l'argento, il palladio
e pochi altri. La sapiente miscela di oro con altri metalli, fa
assumere a quest'ultimo sfumature di colore diverse dall'originario
giallo solare, infatti i colori che periodicamente si alternano
alla ribalta della moda sono ottenibili mediante opportuni dosaggi
nella formulazione della lega.
| Oro
giallo: |
argento
e rame |
| Giallo
pallido: |
poco
rame molto argento |
| Oro
rosa: |
molto
rame poco argento |
| Oro
rosso: |
rame |
| Oro
bianco: |
palladio |
| Oro
verde: |
argento |
| Oro
lilla: |
alluminio |
| Oro
blu: |
cobalto |
Le leghe
sono diverse sia in funzione dei metalli che vengono associati
all'oro sia in funzione della quantità d'oro impiegato;
il rapporto tra la quantità di oro e quella di altri metalli
presenti nella lega si chiama titolo.
I titoli
sono espressi in millesimi, anche se nel linguaggio corrente è
invalso l'uso del termine carato.
Qui di
seguito sono indicati con entrambe le definizioni i titoli più
comunemente usati per la realizzazione di gioielli.
| 750
millesimi |
18 carati |
| 585
millesimi |
14 carati |
| 500
millesimi |
12 carati |
| 333
millesimi |
8 carati |
La legge impone che su ogni manufatto d'oro il produttore apponga
uno speciale punzone con i titolo della lega, della cui veridicità
è completamente responsabile. I punzoni che, in Italia,
obbligatoriamente devono apparire su ogni oggetto in oro sono:
quello che si riferisce al titolo e quello che rappresenta il
marchio di identificazione del fabbricante.
Fino
dalla più remota antichità si è ottenuto
l'oro per lavaggio delle sabbie fluviali, eseguito a mano con
l'aiuto di pelli di animali e di scodelle in legno. Già
in epoca romana venivano usati sistemi molto simili a quelli ottocenteschi
del Far West che presupponevano per lo sfruttamento dei depositi,
sia a cielo aperto che in galleria, di abbondanti risorse idriche
con l’ausilio di una canaletta in legno: lunga da 2 a 4
m., larga da 30 a 60 cm. e munita di traverse, di scanalature
nel fondo e di altri ostacoli destinati ad arrestare l'oro. Una
corrente d'acqua trasportava e lavava le sabbie o il minerale
aurifero frantumato entro il canale inclinato; le particelle di
oro, pesanti, cadevano nel fondo dove venivano trattenute dagli
ostacoli, mentre le parti sabbiose molto più leggere scorrevano
via con l'acqua.
Pure antichissimo
è il procedimento che consiste nel triturare in un mortaio
di pietra, di ferro o di bronzo una piccola quantità di
sabbia aurifera insieme col suo doppio del suo peso di mercurio;
le particelle di oro si amalgamano e s' incorporano nella massa
del mercurio. L' eccesso di questo viene asportato per filtrazione
attraverso una pelle di camoscio; l'amalgama rimasta viene liberata
dal mercurio per distillazione entro piccoli forni; l'oro rimane
nella storta, il mercurio che distilla va a condensarsi in un
recipiente. Questo metodo primitivo, rudimentale e costoso, è
stato successivamente perfezionato sia ponendo mercurio nel fondo
delle canalette inclinate tra le traversine, sia mediante l'impiego
di molini di varia foggia, nei quali la triturazione del minerale
e l'amalgamazione venivano eseguite con l'aiuto della forza animale
o meccanica.
Questi
metodi permettevano l'estrazione dell'oro su piccola scala, con
forte spesa di mano d'opera e con scarso rendimento, perché
i mezzi rudimentali lasciavano nei residui della lavorazione una
parte notevole di oro.
L'esplorazione
continua della superficie del globo mise in luce immensi giacimenti
inesplorati, e la tecnica risolse il problema del loro sfruttamento
in maniera economica, applicandovi tutte le risorse dell'arte
mineraria e della meccanica, e introducendo nuovi metodi dovuti
al progresso della chimica. I processi usati hanno permesso anche
di riprendere lo sfruttamento di antiche miniere. Così
oggi si ottiene per intero, o quasi, tanto il contenuto di oro
dei depositi alluvionali quanto quello delle vene e dei filoni
che si trovano nelle rocce quarzose primitive, e si riesce ad
estrarre tanto l'oro nativo mescolato alle sabbie quanto quello
conglobato nei minerali solfurei e arsenicali di rame e di piombo,
che si dicevano refrattari perché non cedevano il metallo
prezioso al mercurio.
(Le rocce
disgregate, grazie all'azione di potenti frantumatori, sminuzzatori
e polverizzatori meccanici, producono polvere finissima che viene
assoggettata a un trattamento complesso, che comprende un' amalgamazione
col mercurio, eseguita entro apparecchi a lastre di rame elettrolitico
argentate, combinata con una decantazione automatica delle parti
argillose, oppure in apparecchi rotanti in cui l'amalgamazione
avviene per forza centrifuga e pressione d'aria.
Le origini
di questi processi risalgono alla metà del secolo XIX.
Nel 1848 K.F. Plattner propose l'impiego del cloro gassoso, reattivo
potente che attacca l'oro e lo trasforma in cloruro. Per il trattamento
dei minerali auriferi non lavorabili con il mercurio. Variamente
modificato il procedimento di Plattner fu applicato durante mezzo
secolo soprattutto in California e in Australia a tali minerali,
e anche ai residui dell' amalgamazione, ma è ora del tutto
abbandonato.
Nel 1886
Mac Arthur e Forrest intrapresero una serie di ricerche sistematiche
sui vari metodi fino allora proposti per l'estrazione dell'oro
mediante reagenti chimici. Nel corso dei lavori misero in luce
gl'inconvenienti del cloro e rivolsero la loro attenzione alla
ricerca di un reattivo capace di sciogliere i metalli preziosi
più facilmente che non con i metalli comuni ; dopo tentativi
con varie sostanze trovarono il reattivo desiderato nel cianuro
di potassio.
L'azione
solvente di questo sale sull'oro e sull'argento era nota da lungo
tempo, ma si riteneva che non fosse possibile servirsene in pratica
senza l'ausilio della corrente elettrica; inoltre a quell’epoca
il cianuro era costoso e si temeva la sua azione tossica. Malgrado
tali difficoltà, gl'inventori del nuovo processo lo introdussero
nella pratica con risultati sorprendenti, dimostrando che soluzioni
molto diluite di cianuro (dai 300 ai 500 g. di cianuro per mc.di
acqua) sciolgono i metalli preziosi con sufficiente rapidità,
quando siano coadiuvate dall'azione dell'ossigeno dell'aria, e
quando si mantenga costantemente alcalina la reazione del bagno.
L’accelerazione del processo è operato da una opportuna
combinazione di sbattimento ed agitazione sia meccanica che ad
aria compressa.
Dagli
agitatori la polpa aurifera viene pompata entro apparecchi, nei
quali circola controcorrente la soluzione di cianuro; questa viene
chiarificata per decantazione o per filtrazione disaerata e fatta
passare entro vasche contenenti frammenti di zinco. Questo metallo
si scioglie nel cianuro, sostituendo l'oro, che precipita sotto
forma di polvere, la quale viene depurata per lavaggio in acido
solforico.
Il processo
al cianuro provato nel 1889 in Nuova Zelanda e nel 1890 al Trasvaal,
si è oggi diffuso dappertutto, e si applica sia ai minerali
già trattati col mercurio sia ai minerali vergini, quando
non contengono sostanze che non rendano l'impiego non troppo oneroso,
perché decompongono il cianuro.
L'argento
può venire separato dall'oro anche mediante l'elettrolisi
in un bagno di nitrato di argento.
L’oro, raffinato al 998/999 %°(millesimi) e fuso in
lingotti da 1000 Once Troy = 31 Kg, dette “barre”,
è pronto per essere adoperato per gli usi monetari e per
la gioielleria o per essere conservato nei depositi delle banche
dei vari stati.
La
mitica “Corsa all’oro”
Il territorio
della California del Nord, la terra della mitica "Vena d'oro",
vide, a partire dalla metà del 1800, la più famosa
delle Corse all'oro. Migliaia di persone giungevano da tutto il
mondo, attratte dalla promessa di terra gratis e da sogni di ricchezza.
Fra loro c'erano anche molti italiani, provenienti
soprattutto dalle regioni del Nord - Liguria, Lombardia,
Veneto - che forse avevano già fatto pratica
setacciando i fiumi di casa. Sta di fatto che gli italiani si
guadagnarono la fama di abili cercatori e, anche se per la maggior
parte di loro la ricchezza si rivelò un'illusione, l'insediamento
di molte comunità italiane segnò una svolta sociale
nel territorio, contribuendo a scrivere la storia della California
a partire da quello storico evento.
Attraverso le opere di alcuni “Macchiaoli” si rivive
il contesto storico e culturale - in Italia e in America - che
fece da sfondo a questa massiccia emigrazione e alla frenetica
ricerca dell'oro.

Cristiano
Banti - Riunione di contadine (1861)
Il numero
chiave è il 49. Inteso come anno, segnò l'inizio
della corsa all'oro in California, tanto che i cercatori vennero
chiamati fortyniner. In Italia veniva subito dopo i moti
insurrezionali antiaustriaci e la prima guerra di Indipendenza
(1848-49); in America segnava la fine della guerra con il Messico
per il possesso dei territori sud-occidentali, fra cui la California,
che venne proclamata repubblica e annessa ufficialmente agli Stati
Uniti nel 1848.
Ma il 49 è anche il numero della storica 49 road,
la strada principale che attraversa il territorio del Gold Country
da Nord a Sud-est, dalle montagne della Sierra Valley fino a Mariposa,
attraversando le contee di Placer, Sierra Nevada, Eldorado, Sacramento,
Amador, Calaveras.

Una mappa
del Gold Country conduce alle località che sono state esplorate:
cimiteri, ranch e miniere, vecchie foto e documenti testimoniano
quell’epopea. Troviamo così la storia di Giuseppe,
"Joe", Murer, che iniziò la sua fortuna come
albergatore, il ranch della famiglia Manzinali, proveniente da
Lucca, la signora Carolyn Fregulia Campbell, discendente di due
famiglie italiane, che dirige la miniera Kennedy, a Jackson, e
conduce ricerche sulla storia dei primi pionieri.
CURIOSITA’ Storiche
"ORO.
IL MISTERO DEI SARMATI E DEGLI SCITI" Per quelle genti che
avevano conosciuto lo sfarzo della reggia di Persepoli e l’eleganza
squisita della corte del Catai ed il fasto dell’Iran achemenide,
l’oro rappresentava il filo diretto che li congiungeva al
divino ed era venerato in quanto simbolo del potere, dell’arte,
degli dèi. Non avevano residenze stabili: né case,
né palazzi, né templi; solo carri foderati di feltro
su cui viaggiavano le donne ed i bambini, mentre gli uomini cavalcavano
i loro destrieri.
(http://www.archeomedia.net/files/articolo.asp?art=58)
La scoperta
di alcune miniere d'oro nell'Egitto meridionale, risalenti al
periodo compreso fra il 5300 e il 3100 a.C., ha portato alcuni
ricercatori a credere che gli antichi Egizi furono i primi a estrarre
l'oro e a usarlo per la costruzione di gioielli.
Mentre la
datazione delle miniere deve ancora essere confermata, Ali Barakat,
della Egyptian Geological Survey and Mining Authority egiziana,
ha riferito che gli antichi Egizi che vissero nella zona del mar
Rosso e nella valle di Daghbeg furono probabilmente i primi minatori
d'oro e anche i primi a disegnare mappe geologiche delle loro
miniere.
Secondo Barakat,
i reperti trovati suggeriscono anche che gli Egizi misero a punto
un efficace metodo per estrarre l'oro dalla quarzite.
Essi riducevano
in polvere la roccia aurifera, aggiungevano acqua e poi facevano
passare la miscela in un canale pieno di bacini quadrati, dove
si depositava la parte più pesante, contenente il metallo.
Secondo Lisa
Schwappach, curatrice del Rosicrucian Egyptian Museum di San Jose,
in California, mentre gli Egizi iniziarono sicuramente molto presto
a estrarre l'oro, probabilmente essi furono battuti sul tempo
dai popoli mesopotamici: "La regione indicata da Barakat
rappresenta una delle più antiche vie commerciali fra l'Egitto
e la Mesopotamia.
Gli Egizi in effetti lavorarono con il rame prima che con l'oro,
e potrebbero aver appreso le basi delle tecniche di estrazione
dell'oro dai mesopotamici".
(http://www.archeomedia.net/files/articolo.asp?art=282)
 |
I minatori,
nell’antico Egitto, scavavano gallerie..."che
vanno in ogni direzione come le radici di un albero, seguendo
il filone che contiene l’oro, con grande fatica e
tormenti"...(Diodoro, primo secolo a.C.).
|
Il
quarzo aurifero era spezzato con strumenti di pietra e, talvolta,
raccolto in ceste.
(Missioni A.A. Castiglioni, Deserto Nubiano, 1989-1991-1992-1994).
|
 |
 |
Questi
blocchi di quarzo aurifero pesano circa 40 kg.
L’oro esposto pesa circa gr. 0,35: è la quantità
d’oro che si potrebbe estrarre frantumando e polverizzando
questo quarzo. |
| E impossibile
calcolare la quantità d’oro estratto dal deserto
nubiano nel corso dei secoli e soprattutto, comprendere il
lavoro e la sofferenza che si celano dietro quest’antica
attività mineraria. |
 |
 |
Un
esempio: dalla tomba di un Faraone della XVIII Dinastia,
morto a 18 anni, Tutankhamon, sono stati ritrovati centinaia
di oggetti d’oro.
Il
solo sarcofago interno che conteneva la mummia del faraone
è in oro fino e pesa 1100 kg.
Per
poterlo costruire è stato necessario scavare, spezzare,
polverizzare e lavare oltre 120.000 tonnellate di quarzo:
il peso di 10 navi da guerra (il dislocamento dell’incrociatore
Duca degli Abruzzi, impiegato nella seconda guerra mondiale,
era di 11.600 tonnellate).
Per rendere ancora più evidente il quantitativo di
minerale lavorato è sufficiente considerare che 120.000
tonnellate di quarzo corrisponde a circa 85.700 metri cubi:
il volume di una casa di circa 30 metri di lato per 20 piani
di altezza.
|
Tratto da:
(http://www.ilcircolino.it/mostra_toeplitz/sala2.htm)
Il
vero significato del mito del vello d'oro e del viaggio degli
Argonauti
| Ma come
si giunse al mito del vello d'oro?L'Egitto, già prima
della "colonizzazione commerciale" micenea, era
considerato la terra dell'oro nel bacino del Mediterraneo
ed i regnanti degli altri paesi rivieraschi e del Vicino Oriente
ripetutamente si rivolgevano nella corrispondenza ai faraoni
con l'epiteto "nel tuo paese dove l'oro abbonda".Fu
appunto all'inizio del II millennio a.C. che un tebano di
nome Amenemhes, dando origine alla XII dinastia egizia (1996
a.C.), riunificò i due regni dell'Alto e Basso Egitto,
imponendo al popolo come divinità di stato un antico
dio tebano, Ammone, che venne per la prima volta chiamato
"Signore dei troni dei due Paesi". |
fig.5
Il Nilo nei pressi di Tebe |
fig.6
Oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale. |
Ammone
era originariamente un dio di "second'ordine", di
quelli che contavano poco, e possedeva un tempio in un piccolo
villaggio che, con il tempo, fu inglobato nel perimetro di
Tebe, una delle più potenti capitali egizie, "la
madre di roccia delle città". Una divinità
il cui culto nacque proprio ai confini della bassa Nubia,
alla confluenza del Nilo con gli wadi che attraversano il
Deserto Orientale fino al Mar Rosso (fig. 5), la regione cui
si riferisce la notizia riportata da Archaeology, dove la
società "Centamin" ha trovato testimonianze
d'antiche e vastissime coltivazioni d'oro e che ancora oggi
si chiama la regione d'Ammon (figg. 6 e 8). |
| Il dio
assurse quindi al rango di divinità primigenia, all'inizio
del II millennio. Il suo emblema fu la testa d'ariete (fig.
7) ed il suo simbolo l'oro. Il suo tempio a Tebe per grandezza
e ricchezza di depositi d'oro divenne famoso, come la sua
città nata sull'incrocio delle vie carovaniere che
portavano alle miniere d'oro degli wadi del Deserto Orientale.
La sua fama ed il suo potere crebbero sempre di più,
"colui che nasconde il suo nome", "il Padre
degli Dei", "il Signore Supremo" raggiunse
il potere totale sotto Ramesesse III (1167 a.C.), quando la
Nubia venne chiamata "la terra d'oro di Ammon". |
Fig.
7: mummie di ariete ricoperte di foglia d'oro, Museo del
Cairo |
Fig.
8: accampamento nomade nei pressi di Tebe |
L'Egitto
con la XXI dinastia ed i suoi sacerdoti-re perse del tutto
la Nubia, ma la divinità di Ammone restò legata
alle sue terre. I re della dinastia Kushita, che governarono
l'Egitto nell'VIII sec. a.C., mantennero vivo il culto del
Dio. Il regno di Kush a sud dell'Egitto, compreso tra la seconda
cataratta del Nilo ed il deserto del Bayuda, conservò
il culto di Ammone per altri mille anni. L'ultimo tempio di
età meroitica, con un imponente viale di arieti a guardia
della dimora divina, fu costruito a Naqa, al confine meridionale
del deserto del Bayuda, dagli ultimi re di Kush. Fin qui un
breve riassunto di una storia millenaria documentata da incredibili
capolavori di oreficeria, come la maschera di Tutankamon (fig.
9) che insieme al resto del corredo funebre (fig. 10) occupa
quasi metà delle sale del Museo del Cairo. |
Fig.
9: maschera d'oro massiccio del faraone Tutankamon, indiscusso
capolavoro d'arte orafa egizia del 1318 a.C. |
Ma che c'entra l'Egitto con la Colchide ed i Micenei? Se Ammone
è il dio dell'oro e l'ariete è il suo simbolo,
perché dovremmo ritenere patria del vello d'oro la
Colchide e non l'Egitto? E cosa dire delle Ammoniti ("Ammoniti
Omarai") presenti nelle vicinanze dei depositi auriferi
del deserto nord orientale? In quale misura è possibile
che questi fossili a forma di corna di ariete (da cui il nome)
fossero considerati, nell'antico Egitto, tracce del passaggio
aureo di Ammone? Non a caso proprio nelle più antiche
tombe egizie ed anche nelle piramidi furono trovati fossili
di ammoniti come parte del corredo funebre del defunto. (fig.11). |
Fig.
10: oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale
|
|
I
rapporti e gli scambi culturali tra la civiltà egizia e
quella micenea sono così noti e studiati che è inutile
tornare sull'argomento, ma come dovremmo considerare la notizia
riportata dagli annali di Tutmosis I (1525-1512 a.C.), circa la
fondazione da parte di Sesostri I di una colonia egizia nella
Colchide? Secondo i testi, Sesostrasen Osiritasen della XII dinastia
(1971-1928 a.C.), nell'intento di diffondere il culto d'Ammone
in Europa ed in Asia, fondò colonie lungo le sponde del
Danubio e sulle coste del Mar Nero.
Notizia
riportata, neanche a dirlo, proprio da Strabone (Bk.3) che ipotizzò
probabili conquiste di Sesostri I in Palestina, Syria, Mesopotamia,
Armenia, Iberia e Colchide. A questo punto la cronologia giustificherebbe
gli scambi culturali tra l'Egitto ed il Mar Nero, prima del sorgere
della potenza commerciale Micenea nel Mediterraneo, ma la "paternità"
del vello d'oro spetterebbe in ogni caso all'Egitto.
Sembra poi, come ha sottolineato J. Muhly nel 1998, studiando
la geologia della regione, che nella Colchide prima del VII sec.
a.C. non vi fossero coltivazioni di giacimenti d'oro, e che solo
nel V secolo a.C. gli orafi greci si stabilirono nella "Colchide
ricca d'oro".
Siamo tornati, quindi, al punto di partenza ed all'unica ipotesi
attendibile: che furono proprio i Micenei, frequentatori assidui
degli empori egizi, a portare nel bacino del Mar Nero usi, costumi
e tecniche d'oltremare, la cui provenienza lontana sembra proprio
simboleggiata dal volo dell'ariete d'oro fino alla lontana Colchide.

Fig.
11: fossili di ammoniti trovati nelle tombe egizie
Tratto da:
(http://www.area.fi.cnr.it/r&f/n17/belgiorno2.htm)
L’ORO
PIÙ ANTICO DELLA CIVILTÀ UMANA |
| Nel
1972 il trattorista Raicio Marinov scavando nei
pressi della città di Varna un canale per cavi elettrici,
scopri un braccialetto d'oro che pesava 268 grammi
ed altri oggetti d'oro che raccolse e consegnò al
museo della città. Lo stesso anno l'archeologo Ivan
Ivanov iniziò in quel luogo gli scavi. Vi rinvenne
il più antico tesoro d'oro che l'umanità avesse
mai conosciuto. E' vero che singoli oggetti risalenti
all'epoca calcolitica, ossia a circa 6500 anni fa,
erano stati scoperti anche in altre parti dell'Europa,
ma il loro peso totale non superava mai il mezzo
chilogrammo.
Gli scavi archeologici presso Varna proseguono.
E' ormai certo che si tratta di una grande necropoli
su un'area di 7'500 mq, in cui finora sono state
scoperte 265 tombe. In 45 di esse sono stati trovati
3000 oggetti d'oro in tutto del peso di oltre 6
chilogrammi. In una delle tombe gli oggetti trovati
erano ben 216.
A ragione la scoperta della necropoli di Varna ha
sollevato diversi interrogativi davanti agli studiosi
di preistoria di tutto il mondo e le sono stati
dedicati alcuni autorevoli simposi scientifici.
|
|
Scheletro
scoperto in una delle tombe. |
Figure
con raffigurazioni di tori, trovate tra i reperti
di una grande necropoli nei pressi della città di
Varna |
E'
interessante il fatto che ancora non è stato scoperto
il villaggio in cui abitavano gli uomini i cui
resti sono stati rinvenuti nella necropoli di
Varna. Probabilmente vivevano in palafitte sulle
acque del lago di Varna. Intanto le ricerche archeologiche
subacquee non possono ancora dare una risposta
categorica in merito. In una delle tombe è stato
trovato lo scheletro di un uomo che, secondo la
ricostruzione, doveva essere alto 175 cm, di circa
40-50 anni d'età, di corporatura atletica e di
grande forza fisica. I lineamenti del cranio indubbiamente
rivelano la presenza di forte carica intellettuale.
Gli studiosi affermano che quella persona non
si occupava di lavoro fisico. Il ritrovamento
anche di armi nella sua tomba rivela che il defunto
era anche guerriero. Fra gli oggetti d'oro del
peso complessivo di 1516 grammi fa particolare
impressione il fallo di metallo che conferma che
l'uomo svolgeva anche funzioni sacerdotali. Come
è noto in quei tempi uno dei culti più diffusi
era quello della fecondità. Secondo quel culto
al capo della tribù spettava l'onore di fecondare
la Dea madre, la cui immagine terrestre era la
sacerdotessa del santuario tribale. Con questo
atto si effettuava, la fecondazione simbolica
della terra affinché dia abbondanza per tutta
la tribù.
Probabilmente la necropoli di Varna conserva ancora
molti segreti.
Ora l'oro di Varna sta girando tutto il mondo.
Milioni di persone hanno visitato le mostre in
cui viene esposto. La televisione giapponese ne
ha fatto anche un lungometraggio. E a ragione
si è cominciato a parlare delle tracce della prima
civiltà in Europa.

|
|
Originale
recipiente di argilla, alla quale è stata aggiunta
polvere d'oro. |
Maschera appartenente a un capo
tribù locale. |
|
Tratto da
: www.bulgaria-italia.com
E
in Italia ?
Non vi sono
al momento, in attesa dei risultati dello scavo nell’area
del cosiddetto “castelliere” situato al limite settentrionale
della Bessa, testimonianze dirette che indichino con certezza
uno sfruttamento protostorico del giacimento aurifero, tuttavia
gli oggetti in oro di origine locale, provenienti dall’insediamento
palafitticolo del vicino lago di Viverone (XVI – XV sec.
a.C.) fanno supporre che una modesta attività di estrazione
fosse già in atto durante il Bronzo medio. Inoltre la presenza
di numerosi massi erratici con incisioni risalenti per la maggior
parte all’età del Ferro (I millennio a.C.) attestano
una intensa frequentazione dell’area che, a partire dal
V/IV sec. a.C., si ritiene fosse controllata dai Salassi insieme
al territorio biellese, parte dell’attuale provincia di
Torino e alla Valle d’Aosta.
Strabone (64
a.C. - 21 d.C.) riferisce che nel 143 / 140 a.C. prendendo a pretesto
una contesa tra i Salassi che coltivavano un giacimento aurifero
e le popolazioni insediate nella pianura (in cui i primi venivano
accusati di privare i campi coltivati dell' acqua del fiume Dora,
utilizzata per il lavaggio delle sabbie), il console romano Appio
Claudio, intervenne militarmente. Malgrado una disastrosa sconfitta
iniziale che gli impedì di avere dal Senato il "trionfo"
(ma l'ebbe ugualmente a proprie spese), si impadronì del
territorio oggetto del contendere. L'identificazione di questo
con la Bessa non è certa, ma molto verosimile dato che
doveva trattarsi di un giacimento di grandi dimensioni e che la
quantità di acqua utilizzata sembrava creare problemi di
approvvigionamento. Si deve pensare che lo storico citando la
Dora non si riferisse all'attuale fiume che scende dalla Valle
d'Aosta ed é separato dalla Bessa dalla grande morena della
Serra, ma lo utilizzasse come idronimo (molto comune anche in
Savoia ed in Vallese) dato che non esistevano nella regione altri
giacimenti di consistenza tale da giustificare una, sia pur pretestuosa,
disputa sull'acqua. Il 140 a.C. è quindi il termine post
quem i pubblicani romani poterono avere in appalto la miniera
d'oro. Le miniere erano di proprietà dello Stato ed un
Procurator metallorum era posto a capo dell'amministrazione.
Il testo di
Strabone conferma anche che il metallo era già estratto
dai Salassi, evidentemente su scala non semplicemente artigianale.
Da Plinio (23 - 79 d.C.) abbiamo invece la prova della dimensione
del cantiere poiché, a proposito della Bessa, cita una
lex censoria che, probabilmente per problemi di ordine
pubblico, vietava l'utilizzo nelle aurifodinae di più
di 5000 lavoratori, ciò significa che vi furono periodi
in cui il loro numero dovette essere maggiore. Non é tuttavia
chiaro se questo numero si riferisse ai soli addetti ai lavori
minerari o al totale dei lavoratori impiegati compresi quindi
quelli coinvolti nelle attività che oggi sarebbero chiamate:
"l'indotto".
Non è
nota la durata del periodo di sfruttamento sappiamo però
che all’epoca in cui scriveva Strabone le miniere erano
già state abbandonate (o più probabilmente esaurite)
e l’oro di Roma proveniva ormai in massima parte dall’Iberia.
Amministrativamente
le aurifodinae dipesero nella fase iniziale da Vercelli
poi, in seguito alla deduzione di Eporedia (Ivrea) nel 100 a.C.,
probabilmente passarono sotto questa, lo testimoniano indirettamente
alcune lapidi ed iscrizioni di cittadini eporediesi, rinvenute
ai margini della Bessa (fraz. Riviera di Zubiena) e sul sito dell’antica
Victimulae (l’attuale S.Secondo di Salussola).
La lapide di Riviera è relativa ad un sacerdote di Augusto,
l’iscrizione di S.Secondo ricorda la donazione di un ponderarium
(struttura in cui venivano conservati pesi e misure) da parte
di un magistrato. Questa donazione fa ritenere che in epoca Augustea
o Giulio Claudia permanesse ancora una attività estrattiva,
probabilmente ad iniziativa di singoli e limitata alle sabbie
scaricate dopo il lavaggio che, a causa dell’imperfetto
trattamento, contenevano ancora modeste quantità di metallo.
L’identificazione della Victimulae citata dagli
storici romani con il centro direzionale delle aurifodinae
non è stata fino ad ora confermata, dato che la datazione
dei reperti e delle strutture indagate non va oltre l’età
Imperiale e nessuna necropoli contemporanea al periodo di “coltivazione”
é per ora venuta alla luce. La ricerca dell’oro continuò
anche nei secoli successivi e prosegue ancora attualmente a livello
amatoriale nelle sabbie che il fiume Elvo erode dai “conoidi
antropici”.
Tratto da:(http://web.tiscali.it/bessa/bessa/cenni%20storici.htm)
Da
Erodoto: Tratto da: (http://www.pa.camcom.it/fenici/page4-ita.htm)
“La
marcata vocazione commerciale delle città-stato fenicie
trova una spiegazione da un lato nella loro posizione geografica,
dall’altro nella situazione storica venutasi a creare alla
fine del II millennio a.C. lungo la fascia costiera della Siria
e della Palestina. Le città, compresse com’erano
nell’angusto territorio tra la catena montuosa del Libano
e la costa mediterranea, concentrarono le loro attività
verso orizzonti commerciali e artigianali; inoltre gli accadimenti
storici della seconda metà del II millennio a.C. quali
l’invasione dei Popoli del Mare, la caduta dell’impero
ittita, la fine della talassocrazia micenea e delle città-stato
della costa siriana settentrionale, crearono le premesse per l’espansione
commerciale delle città fenicie. Il commercio fenicio non
fu mai ispirato da conquiste territoriali, come accadde in epoca
posteriore per l’elemento greco; l’elemento propulsore
dei traffici marittimi fu sempre la ricerca delle materie prime
necessarie alla produzione artigianale.
Nel corso
degli ultimi due secoli del II millennio le attività commerciali
si svolgono principalmente nel bacino orientale del Mediterraneo
ed interessano Egitto,
costa meridionale dell’Anatolia e Cipro. Di poco successivi
sono i rapporti commerciali con il regno di Israele
e i viaggi effettuati verso il lontano Occidente alla ricerca
di metalli. è però solo a partire dagli inizi del
I millennio a.C. che le città della Fenicia si volgono
più sistematicamente verso l’Occidente mediterraneo.
Alle spedizioni partecipano, almeno nel primo periodo, anche imprese
commerciali vicino-orientali di nazionalità non fenicia;
il peso economico di queste iniziative veniva sostenuto probabilmente
da armatori pubblici quali la stessa casa regnante o i tesori
dei templi della potente casta sacerdotale.
Per quanto
riguarda le modalità con cui avveniva il commercio, se
nel Mediterraneo orientale i mercanti fenici si erano confrontati
con i grandi regni vicino-orientali, in Occidente essi si trovarono
a contatto con principi locali o con gruppi a carattere tribale
e preurbano. Lo storico Erodoto, in un famoso racconto, ci narra
come avvenivano praticamente gli scambi: "I Cartaginesi raccontano
anche questo, che vi è una regione della Libia e uomini
che la abitano, al di là delle colonne d’Ercole.
Quando siano giunti tra questi e abbiano scaricato le mercanzie,
dopo averle esposte in ordine lungo la spiaggia risalgono sulla
nave e alzano una fumata. Allora gli indigeni vedendo il fumo
vanno al mare e poi in sostituzione delle mercanzie depongono
oro e si ritirano lontano dalle merci. E i Cartaginesi sbarcati
osservano e se l’oro sembra loro degno delle mercanzie lo
raccolgono e si allontanano, se invece non sembra degno, risaliti
sulla nave di nuovo attendono; e quelli, fattisi avanti, depongono
altro oro, finché li soddisfino. E non si fanno torto a
vicenda, perché né essi toccano l’oro prima
che quelli l’abbiano reso uguale al valore delle mercanzie,
né quelli toccano le merci prima che gli altri abbiano
preso l’oro" (IV, 196). Uno scambio quindi fondato
sulla reciproca fiducia tra le parti, che contrasta con la poco
lusinghiera, o addirittura furfantesca, immagine che dei mercanti
fenici ci viene tramandata in genere dalle fonti. “
Il
Sabato dell’oro di KUMASI
In tutte le culture l'oro ha assunto un valore simbolico
che privilegia una conoscenza di tipo esoterico, corrispondente
ad uno stadio più elevato nell'evoluzione spirituale
dell'uomo. Per la sua lucentezza e inossidabilità,
l'oro è stato sempre legato al culto del sole in tutte
le antiche civiltà. C'è una città nel
mondo dove ogni sabato è possibile assistere ad una
mostra e un luccichio di collane e orecchini tutti d'oro purissimo,
ma non siamo a New Jork, o a Parigi, nemmeno a Saint Moritz
o a Cortina, ma nel cuore dell'Africa Nera. Quest'Africa oppressa
dalla fama e dalle guerre tribali… eppure c'è
un angolo che sembra la terra di Creso. Siamo ad Kumasi
la città capitale del regno degli Ashanti
nel Ghana. Gli Ashanti appartengono insieme ad altri gruppi
etnici alle tribù Akan, e hanno sviluppato con l'oro
un rapporto millenario. La loro, venne denominata "la
civiltà dell'oro" perché impiegava questo
metallo in tutte le sue creazioni e manifestazioni. Il massimo
splendore lo raggiunse attorno al '600 ; essi esercitavano
il controllo delle vie commerciali verso il golfo di Guinea
trasportando schiavi, sale, oro e avorio verso Geo Djenne
e Timbuctu.
Si rinnova così ogni sabato, giorno di cerimonia, lo
sfoggio di monili d'oro, non per rappresentare o commemorare
il ricordo di un passato glorioso, ma per rappresentare un
legame forte e antico con il divino. L'oro simbolo di uno
spirito illuminato, che riceve luce direttamente dall'ispirazione
divina che Nyame, il dio supremo del popolo ashanti
dona alla sua gente. |
Una
collezione pregiatissima d'arte e monili d'oro possiamo
osservala presso il National Cultural Center, dove
sono esposti oggetti prevalentemente destinati alle cerimonie
tradizionali.
Il mercato è la principale attrazione della città,
un' immensa distesa di bancarelle dove si possono acquistare
i Kente stoffe coloratissime ricamate a mano, l'akwaba,
bambola la cui linearità e bellezza la rendono apprezzabile
anche a coloro che sono lontani dalla cultura africana,
perché incarna la bellezza ideale degli ashanti.
Da ammirare e comprare anche i pesi per l'oro di diverse
raffigurazioni geometriche, dalle forme più diverse
e quelli figurativi che raffigurano animali e oggetti rituali.
Una breve sosta per degustare l'apetesh un liquore
di palma dal gusto dolce.

Il
nostro cammino alla ricerca dell'oro ci conduce a Obuasi
per visitare una delle miniere più grandi del mondo,
ben 32 livelli sotto terra; il più basso si trova
a circa 1300 metri. Qui è possibile osservare come
avviene l'estrazione dell'oro e assistere al processo di
lavorazione dei lingotti. Il Ghana è tra i primi
dieci produttori al mondo di oro, secondo dopo il Sud Africa.
Imperidibile i tour lungo la costa per ammirare uno scenario
di spiagge vergini di incomparata bellezza. Intorno a Cape
Coast si sprigiona l'incantesimo di una serie di castelli
e fortezze erette intorno al 1500 dagli europei per contendere
agli ashanti il traffico dell'oro. La sete dell'oro attirò
nel corso dei secoli, eserciti e avventurieri di ogni taglia
e specie ma nessuno divenne ricco. Che l'oro sia nell'anima,
negli occhi, nel cuore, nel ritmo di ogni ashanti e nella
sua fede?
Carmine
Volpe |
Tratto da:
(http://www.viaggiatori.com/erranza/kumasi.htm)
Oro!
Tratto da:
(http://www.pd.astro.it/urania/2002/articoli/s3a1.html)
| Di certo
non farà diventare ricco nessuno ma aver scoperto l'oro
a 2500 anni luce di distanza ha comunque il suo valore. Lo
sanno bene gli astronomi che per la prima volta hanno individuato
tracce del prezioso metallo in una stella ai confini della
nostra galassia. Per loro questo vuol dire avere tra le mani
un indizio fondamentale per stabilire la vera età di
questo astro lontano, ritenuto tra i più vecchi dell'Universo. |
Tracce
della presenza di oro sono state trovate in una stella ai
confini della nostra galassia |
| |
Nello
spazio minuscole particelle di oro possono formarsi durante
le esplosioni di stelle morenti |
Per capirne
l'importanza, bisogna sapere che nello spazio l'oro riesce
a formarsi solo in condizioni estreme quali l'esplosione di
stelle al termine della loro esistenza. Ciò spiega
perché si trova sparpagliato un po' ovunque ma in quantità
così piccole da essere difficilmente rilevabile. Non
a caso, al di fuori della Terra, era stato finora individuato
solo negli strati più esterni del Sole. |
| |
| Se allora
l'oggetto studiato dagli scienziati presenta tracce di questo
elemento c'è una sola possibilità. L'oro doveva
essersi formato in precedenza dall'esplosione di altre stelle,
per finire nella nube di gas dalla quale sarebbe poi nata
la stella. Questo significa che l'astro non è stato
tra i primi a popolare la Galassia e non è da ritenersi
così vecchio. Per la gioia di chi sostiene che l'oro
più si possiede più fa ringiovanire. |
Dalle
nubi di gas possono nascere nuove stelle |

La
storia delle miniere d'oro della Lavagnina
http://www.libarnanet.it/libarnagiornali/lanotizia/archivio/febbraio2001
NOVI
LIGURE - Si è svolta sabato 20 gennaio, presso il salone
della Casa del Giovane di Novi Ligure, una conferenza sulla "Storia
delle miniere d'oro dell'Ovadese nell'antica Provincia di Novi".
L'argomento è stato presentato dal noto geologo locale
Dott. Giuseppe Pipino, invitato a Novi dall'AGESCI, Associazione
Scout e Guide Cattolica Italiana, nell'ambito di una serie di
attività formative di carattere naturalistico rivolte ai
ragazzi di questa associazione ed alle loro famiglie. L'incontro,
patrocinato dall'Amministrazione Comunale di Novi Ligure, era
stato aperto a tutta la cittadinanza. Presente anche il Movimento
degli Adulti Scout del novese. Il relatore all'inizio ha trattenuto
i presenti sulla storia locale dei secoli scorsi, per inquadrare
le condizioni storiche che portarono in periodi alterni allo sfruttamento
dei giacimenti e dei cospicui depositi auriferi situati intorno
ai Laghi della Lavagnina e lungo il corso dei torrenti, nei comuni
di Mornese, Lerma e Casaleggio Boiro. Ha poi descritto con naturale
competenza la qualità delle rocce che contengono vene di
quarzo ricche di piccoli frammenti d'oro, le sabbie dei torrenti
Gorzente, Piota ed Orba ricche di polvere di questo metallo prezioso.
Ha illustrato con diapositive i luoghi di raccolta dell'oro, le
metodologie, i mezzi con cui si estraeva l'oro nell'antichità
ed in particolar modo nell'ottocento ed agli inizi del novecento.
L'appassionata narrazione ha entusiasmato i ragazzi presenti e
li ha resi desiderosi di visitare con spirito di avventura i luoghi
descritti. Alcuni di essi si specializzeranno e si attiveranno
per conquistare la specialità di Geologo, una delle tante
che si usa acquisire negli Scouts. Al termine della sua relazione
il dott. Pipino ha risposto ad alcune domande formulate dal folto
pubblico presente: le caratteristiche chimico fisiche dell'oro,
la possibilità di sfruttare quelle rocce aurifere, la metodologia
di estrazione oggi utilizzata nel mondo, alcune notizie sull'
"Associazione storico-naturalistica dei cercatori d'oro della
Val d'Orba", alcuni membri della quale dopo aver iniziato
la "pesca dell'oro" per hobby sono divenuti poi campioni
del mondo. Il dott. Pipino, dopo aver ricevuto un caloroso applauso
dagli spettatori presenti, ha presentato brevemente ed ha donato
ai presenti, in particolar modo ai più giovani, il volume
"Novi Ligure e dintorni - Miscellanea storica" pubblicato
dall'Accademia Urbense. Si tratta di un volume unico in cui ha
raccolto tutti i suoi scritti su Novi e zone limitrofe che in
tempi diversi erano stati pubblicati su varie riviste. L'Autore,
durante la ricerca di queste antiche miniere, condotte negli archivi
storici e sul campo, non ha tralasciato di raccogliere notizie
e documenti sulla storia, ancora inedita, della nostra zona. Tutti
poi, per finire, hanno osservato con curiosità le numerose
scaglie d'oro che il relatore aveva portato con sé.
Sorpresa dalle miniere d'oro: l'aria primordiale era già
respirabile
http://www.heos.it/scienze/scien_150.htm
(19/01/02)
- Un gruppo di geologi sudafricani sostiene che la terra avesse
un' atmosfera ricca di ossigeno anche oltre tre miliardi di anni
fa.
La loro teoria
o meglio la loro convinzione mette in discussione anche altri
dati ormai consolidati, come la formazione di minerali tra cui
l'oro e l'epoca in cui è scoccata la scintilla della vita
sul nostro pianeta.
La prova della
presenza di ossigeno nell' atmosfera primitiva è stata
pubblicata dal prof. Neil Phillips su Society for Economic Geology.
"Questi
risultati possono avere implicazioni economiche enormi in quanto
attualmente è possibile che cerchiamo l'oro semplicemente
nei posti errati a cominciare dalle miniere - sostiene il professor
Phillips - oppure possiamo realmente trovarlo ma non riconoscerlo
per cosa sia effettivamente, in quanto non abbiamo capito bene
i processi che portano alla formazione del materiale".
I geologi
basano il loro caso sulla presenza di "pisolite" ossia
noduli, sferule rivestite di nodi concentrici ricchi in questo
caso di ferro, trovati negli strati profondi della miniera di
Witwatersrand in sud Africa. Particolare questo del ferro - affermano
i geologi - che si è prodotto tramite esposizione ad un'
aria ricca di ossigeno. E quelli trovati erano situati a 3-4 chilometri
di profondità quindi facilmente databili a 2,7 - 2,8 miliardi
di anni fa.
A sostegno
della teoria dei ricercatori è arrivato anche un ulteriore
dato di prova dalla regione australiana occidentale di Pilbara
per la presenza dei solfati in una roccia datata 3,5 miliardi
anni. Anche questi solfati non potrebbero essersi formati senza
un atmosfera ricca di ossigeno.
La pisolite
pertanto in questi ultimi anni si è rivelata uno strumento
vitale nella scoperta di nuovi giacimenti d'oro stimati per un
valore di 5 miliardi di dollari.
Le piccole
sfere ferrose forniscono dunque indizi simili a impronte digitali
facendo risparmiare un sacco di tempo e quattrini nella ricerca
dei giacimenti auriferi.
Alcuni geologi,
infine, ritenendo che gli organismi viventi possano avere avuto
una parte nella formazione dei pisoliti, sollevano nuove questioni
e ipotesi circa la vita sulla terra nell'epoca primordiale e il
ruolo che essa ha avuto nella mineralizzazione della superficie
terrestre.
|
| Materiali |
| Gli
insospettabili usi del metallo più prezioso |
| Un
inferno chiamato oro |
| È
il più famoso simbolo di potenza e ricchezza, le sue
proprietà chimico-fisiche ne fanno un materiale insostituibile
per la tecnologia più moderna. Ma la sua estrazione
costringe i minatori a sopportare condizioni al limite della
resistenza umana |
| Massimo
Murianni |
“Diciannove
metri per diciannove per diciannove. In un cubo di queste dimensioni
sta tutto l'oro del mondo. O meglio, tutte le 125 mila tonnellate
d'oro che sono state trovate negli ultimi seimila anni di storia,
da quando, cioè, gli archeologi hanno notizia del suo utilizzo
da parte dell'uomo. A prima vista può sembrare poco. Ma
basta rifletterci per accorgersi che non è così:
un cubo di quelle dimensioni ha un volume di 6859 metri cubi,
e un metro cubo d'oro pesa più di diciannove tonnellate.
Continuando con le cifre sorprendenti si può ricordare
che un "Tir" lungo diciotto metri può trasportare
44 tonnellate di carico, quindi occorrerebbero ben 2841 camion
per trasportare tutte le 125 mila tonnellate. Il 90 per cento
dell'oro attualmente in circolazione è stato trovato ed
estratto a partire dalla fine dell'Ottocento. Nel gennaio 1848,
James Marshall, un falegname che lavorava in una segheria sulle
sponde del fiume Sacramento, in California, trovò nella
condotta dell'acqua del mulino alcuni frammenti di un metallo
che sembrava oro. Per accertarsene lo portò al suo principale,
John Sutter, uno svizzero emigrato in America per scappare dai
creditori. Il confronto tra il metallo trovato e la descrizione
data dall'enciclopedia confermò a Marshall e Sutter che
si trattava effettivamente di oro. I tentativi di tenere segreta
la scoperta furono vani, e già a partire dall'estate successiva
in California arrivarono i primi cercatori. Era iniziata la "corsa
all'oro". Nel giro di pochi anni ogni centimetro di fiume
era occupato da un uomo che, con la sua padella, ne setacciava
il letto alla ricerca di polvere, pagliuzze, scaglie e pepite
d'oro. Il metodo allora usato per separare il prezioso metallo
dalla sabbia, oggi è detto "levigazione". Con
una specie di "padella" si raccoglie un po' di materiale
dal letto del fiume, quindi si fa scorrere l'acqua in modo da
eliminare le particelle più leggere e lasciare nella padella
i materiali più pesanti. Tra questi l'oro, che ha un peso
specifico di 19,3. Un cubo d'oro di 10 centimetri di lato, infatti,
pesa 19,3 chilogrammi, mentre la stessa quantità di piombo
supera di poco gli 11. Dall'Australia al Sudafrica Uno dei primi
cercatori, Edward Hammond, veniva dall'Australia, si ripromise
di trovare l'oro nel suo Paese, e lo fece. Nel Galles del Sud,
nel Victoria e nel Queensland, si trovarono le stesse condizioni
geologiche dell'alta California, e lo stesso oro alluvionale nei
corsi d'acqua. Tra il 1850 e il 1860, in America, Canada e Australia,
si era praticamente raccolto tutto l'oro che l'acqua aveva eroso
dalle rocce dei monti e trasportato a valle nel corso di millenni.
Rimanevano le vene di quarzo aurifero dalle quali questo oro proveniva,
ma per estrarlo occorrevano mezzi tecnici e investimenti molto
superiori alla padella e alla resistenza fisica dei primi, improvvisati
"cacciatori d'oro".
Il salto di
qualità si avrà intorno al 1870 grazie alla concomitanza
di tre fattori: la scoperta di enormi quantità d'oro in
Sud Africa, la presenza in quella terra dei capitali provenienti
dall'industria mineraria dei diamanti, e l'invenzione del processo
di cianurazione. Questo rende economicamente vantaggioso lavorare
tonnellate di materiale roccioso per ricavarne pochi grammi d'oro,
correndo però i rischi ambientali legati all'uso di sostanze
fortemente tossiche. I giacimenti aurei sudafricani non hanno
le caratteristiche "scintillanti" dei fiumi della California
o del Klondike (in Canada); si tratta piuttosto di un vastissimo
strato di quarzo aurifero, largo circa quaranta chilometri, che
si trova a parecchie centinaia di metri sotto terra. Si tratta
di roccia al cui interno, nel corso dei millenni, si è
"cementato" l'oro trascinato da antichi fiumi. L'oro
è un metallo raro, ma molto diffuso. L'apparente paradosso
è spiegato dal fatto che sulla Terra ce n'è poco,
ma distribuito praticamente ovunque: si trova oro nelle rocce,
nelle acque marine, ma anche nelle piante e negli animali. Le
percentuali, in genere, sono tanto basse da essere misurate in
parti per milione; e comunque mai sufficienti per giustificare
la ricerca del prezioso metallo in ambiti diversi da quello minerario.
Una quantità d'oro di 4-10 grammi per tonnellata, come
nei giacimenti sudafricani, basta per renderne vantaggiosa l'estrazione.
Benvenuti all'inferno Le miniere sono immense aziende con anche
20-30.000 dipendenti, gallerie sotterranee che si estendono fino
a 1000 chilometri, e pozzi che scendono anche a 3700 metri di
profondità. I minatori che ci lavorano sopportano condizioni
ambientali durissime, con temperature che raggiungono i quaranta
gradi e un livello di umidità altissimo. Ma ancora più
severi sono i controlli di sicurezza che devono sopportare. Prima
di scendere in miniera devono spogliarsi completamente e indossare
una tuta. Nessun minatore può portare fuori dalla miniera
i vestiti usati mentre lavora. Quando lasciano la miniera devono
quindi nuovamente spogliarsi, fare una doccia, e passare attraverso
una macchina simile al metal detector degli aeroporti, per evitare
furti. Questi strumenti controllano che la capacità elettrica
del corpo non sia alterata dalla presenza di metalli. Nel caso
degli aeroporti la tolleranza degli strumenti di rilevamento è
piuttosto alta, non potendo costringere tutti i viaggiatori a
spogliarsi prima di ogni volo, e avendo ciascuna persona una capacità
elettrica diversa. Nelle miniere, invece, si conosce la capacità
elettrica di ciascun minatore, quindi il controllo è estremamente
accurato.
Tremila metri
sotto terra La struttura di una miniera sotterranea ricorda la
forma di un pettine. Dal fondo di un pozzo verticale che scende
alla profondità del giacimento aurifero, parte una galleria
principale che segue il filone di roccia ricco di oro. Da questa
si diramano, a intervalli regolari, le gallerie secondarie. Il
materiale si estrae scavando i fianchi delle gallerie secondarie,
fino a incontrare il fronte della galleria contigua. In questo
modo si riescono a estrarre strati interi di roccia, che vengono
poi trasportati da vagoncini fino al pozzo principale, e quindi
in superficie. La strada che porta dalle tonnellate di pietre
ai grammi d'oro, passa per le proprietà chimiche di uno
dei più famosi veleni, il cianuro. Il procedimento di cianurazione,
inventato nel 1887 da due fratelli medici, Robert e William Forrest,
e da un chimico John Steward MacArthur, permette di separare l'oro
dallo scarto di estrazione con bassi costi di lavorazione. Alla
fine del processo di estrazione e lavorazione, l'oro lascia la
miniera sotto forma di lingotti del peso di 31 chilogrammi (1000
once troy). Per avere un'idea delle dimensioni del lavoro di una
moderna miniera d'oro si pensi che la Kalgoorlie, la più
grande miniera australiana, l'anno scorso ha estratto ben 74,7
milioni di tonnellate di materiale, per ricavarne "solo"
23,2 tonnellate d'oro. Parlando di oro la prima immagine che viene
in mente è quasi sicuramente un gioiello. Tuttavia questo
materiale ha una serie di imprevedibili applicazioni nei più
impensati campi tecnologici. Dai microchip ai telescopi Ovunque
sia necessario un materiale molto resistente alla corrosione,
con una grande conducibilità termica ed elettrica e con
una grandissima capacità di riflettere i raggi infrarossi
si ricorre all'oro. Il mondo dell'informatica usa l'oro per i
circuiti integrati e i contatti elettrici dei processori. Nessun
altro materiale, infatti, permette di realizzare fili di connessione
tanto sottili e contemporaneamente efficaci e resistenti. Dieci
grammi d'oro, un cubetto di otto millimetri di lato, possono essere
tirati in un filo lungo oltre due chilometri con un diametro di
un centesimo di millimetro, più sottile di un capello.
Se i circuiti sono destinati a operare in situazioni con difficili
condizioni ambientali, diventa necessario avere un materiale che
non alteri le sue caratteristiche nel tempo. L'oro non reagisce
con l'ossigeno, quindi non si ossida a contatto con l'aria, e
non è corroso dagli acidi. Lo intaccano solo il bromo e
il cloro, ed è sciolto dall'acqua regia, un composto di
tre parti di acido cloridrico e una di acido nitrico, e dal mercurio.
Si faccia attenzione agli anelli quando si rompe un termometro!
Nello spazio
non c'è ossigeno, nè acidi, ma satelliti e mezzi
spaziali non possono comunque fare a meno dell'oro. Le temperature
al di fuori dell'atmosfera vanno da -150 a 150 gradi centigradi.
L'oro è in grado di trasmettere la più piccola carica
elettrica in temperature comprese tra i -55 e i 200 gradi. Inoltre
nessun altro materiale può riflettere i raggi infrarossi
fino al 99 per cento; coperture d'oro proteggono i mezzi spaziali
dall'esposizione diretta a questi raggi provenienti dal Sole.
Per lo stesso motivo le visiere dei caschi degli astronauti hanno
una sottilissima lamina d'oro. L'oro, generalmente opaco, diventa
trasparente, con una colorazione blu-verdastra se tirato in lamine
molto sottili. Tenta grammi d'oro sono sufficienti per ricoprire
una superficie di 10 metri quadrati con una pellicola spessa un
decimillesimo di millimetro. Anche alcuni aerei di linea adottano
vetri con lamine d'oro per le cabine dei piloti: oltre a isolare
termicamente la cabina, l'oro nel vetro può essere attraversato
da una leggera corrente elettrica, che lo riscalda, ed evita l'appannamento.
L'isolamento termico garantito dai vetri con l'oro è sfruttato
anche nei palazzi a vetri, tipici dell'urbanistica più
moderna. Il costo del materiale è bilanciato dal risparmio
di energia necessaria per la climatizzazione. I più grandi
telescopi della Terra, Keck I e Keck II dell'osservatorio Mauna
Kea, situato sull'omonimo vulcano, nell'isola di Hawaii, hanno
gli specchi secondari laminati in oro puro, l'unico metallo che
può riflettere i raggi infrarossi con la precisione necessaria
per le ricerche astronomiche. Amico di uomini e natura Gli airbag
delle auto devono essere pienamente efficienti in ogni situazione
ambientale, anche dopo anni di inutilizzo. Il segnale che ne comanda
l'apertura viaggia su un circuito d'oro, che non si deteriora
e trasmette l'informazione in frazioni minime di secondo. Rimanendo
sulle auto si trova oro anche nelle marmitte catalitiche, queste
devono il loro nome al potere che ha l'oro di catalizzare il monossido
di carbonio e l'ossido di azoto dei gas di scarico, per trasformarli
in gas inerti. Da tremila anni i dentisti infilano oro nella bocca
dei loro pazienti. Le protesi dentarie in oro resistono agli attacchi
della saliva e degli acidi presenti nei cibi. Ma si può
assumere oro "per via orale" anche per un'altro motivo.
Alcune terapie per il trattamento dell'artrosi (Artite
Reumatoide: consultato il Prof. Alberto Martini … L’oro,
se indossato, è anche un catalizzatore per i tessuti sottocutanei,
l’orientamento polare delle cellule favorisce infatti la
produzione di elastina … ) prevedono l'assunzione
di sali d'oro, che pare rallentino il decorso della malattia.
Seguendo le vicende dell'oro si potrebbe scrivere un'avvincente
storia dell'umanità. Nessun'altra forza ha infatti smosso
gli uomini di ogni epoca e angolo della Terra quanto il brillante
luccichio dell’oro e, tra pietre preziose, del diamante,
simboli di ricchezza e di potere, ma anche straordinari elementi
che sopravvivono indenni al passare dei secoli.
E forse proprio
in questa incorruttibilità va cercata una chiave per capire
il valore che questi materiali ha per l'uomo. La maschera funeraria
d'oro di Tutankhamon, ritrovata praticamente perfetta dopo tremila
anni, ha reso immortale l'immagine del faraone egiziano. Per lo
stesso motivo le sonde Pioneer portano a spasso per la Galassia
una targa d'oro con incisi l'"indirizzo" spaziale della
Terra e l'immagine di un uomo e una donna.”
Per la
stessa ragione si dona un diamante a chi si ama e lo si dona racchiuso
in un monile d’oro il tutto a simboleggiare la magia di
un amuleto formidabile che ci proietta dalla notte dei tempi all’eternità:
“per sempre !”.
L’amore
o il terrore per la Divinità hanno fatto sì che
di materiale prezioso, ed in particolare d’oro, fossero
i più antichi oggetti di carattere religioso… . L’oro
come potente catalizzatore, come ponte luminoso tra la materia
e lo spirito … .
Nel Mito
dell’oro e delle pietre preziose si chiude il cerchio dell’infinito
e della ricerca del genere umano:
l’uomo
con le sue illusioni alla ricerca dell’eterno.
Oltre ai siti
direttamente citati nel testo:
Werner Jaeger,
op. cit., vol. I.
Plinio il Vecchio "Naturalis Historia"
Esiodo, Le opere e i giorni e Teogonia (tr. it. di L. Magugliani,
ed. BUR, Milano 1979)
Solone; cit. da W. Jaeger
Max Polhenz, op. cit..
Jan Bremmer ed. Marzorati-Jaca Book: Miti e divinità.
Ugo Bianchi, Misteri di Eleusi. Dionisismo. Orfismo, in Aa. Vv.,
Le civiltà del Mediterraneo e il sacro, vol. III del Trattato
di Antropologia del sacro (6 voll.), diretto da J. Ries, ed. Jaca
Book - Massimo, Milano 1992.
Euripide, Baccanti, 297-301; cit. da da Giorgio Colli, La sapienza
greca, Le coppe d’oro.
Divinatore è il sacerdote, e costui dà il responso
quando è posseduto dal dio» (Pausania, da Giorgio
Colli, La sapienza, vol I).
Julien Ries, Immortalità, in AA. VV., Enciclopedia delle
Religioni.
Hochheimer Albert (Editore: Massimo): La favolosa storia dell’oro.
Oro, miraggio e flagello dei popoli. www.Unilibro.it
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