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L’oro e le pietre preziose:
l’uomo alla ricerca del simbolo dell’eterno
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Oro e Pietre

 

L’oro e le pietre preziose: l’uomo alla ricerca del simbolo dell’eterno


· Il ruolo che l’oro si è ritagliato nei secoli
a) Il suo primo utilizzo: i gioielli egiziani e le superstizioni circa i suoi poteri curativi.
b) L’oro puro, le leghe e il connubio con le pietre preziose.
c) La nascita della moneta e l’introduzione dell’oro nel sistema economico.

· Il mito dell’oro
a) Felicità o infelicità? (l’opinione di Plinio il vecchio)
b) Simbolo del mondo terreno o di Dio? Cupidigia o sacralità? (Dalla Bibbia, Virgilio e Dante nel Paradiso)

· L’evoluzione economica
a) Dal “Gold Standard” al “Dollar Standard”
b) Bretton Wood e il Fondo monetario internazionale
c) Le funzioni dell’oro ai giorni nostri

· Qualche dato tecnico
a) La localizzazione e le miniere
b) L’estrazione
c) L’amalgamazione e la lavorazione

Alcune curiosità

Sono settemila anni che viene estratto oro, sono state prodotte circa 135.000 tonnellate ed ogni anno vengono estratte o recuperate circa 2.400 tonnellate; intorno ad esso si sono scontrati interessi delle nazioni e gli uomini hanno sfidato tanti pericoli per possederlo. Le proprietà fisiche la lucentezza, la facilità di lavorazione, la virtuale indistruttibilità, hanno permesso all’oro di ritagliarsi un ruolo speciale nella storia dell’umanità e nei secoli l’oro è stato valutato per la sua bellezza e rarità. I più antichi oggetti d’oro conosciuti sono egiziani risalenti circa al 5.000 A.C. ed inizialmente l’oro fu utilizzato per la produzione di ornamenti e gioielleria.

I gioielli egiziani, in quanto a qualità di fattura, paragonabile agli elevati standard dei giorni nostri, raggiunsero il loro apice intorno al 2000 a.C. e perciò durante il Medio Regno.

Si riteneva che la pelle degli dei fosse d'oro, mentre le ossa erano fatte di argento. La dea Hathor era anche chiamata "la dorata".

Oro, argento ed elettro(una lega di oro e argento realizzata artificialmente molto diffusa nel Nuovo Regno. ) erano i materiali più usati. In Egitto l'oro era diffusissimo. In un documento un sovrano straniero invita il faraone ad inviargli dell'oro per completare un lavoro, affermando che "tanto in Egitto l'oro è come la polvere". L'argento, invece, era meno reperibile e perciò veniva importato dall'Asia, mentre turchese e lapislazzuli erano ricavati dalle varie miniere nel Sinai, a Punt ed in Nubia.

Gli Egizi erano ottimi chimici: la loro conoscenza dei materiali e le tecniche per lavorarli erano molto avanzate. Una prova è l'oro rosa, ottenuto mescolando oro e pirite o ossido di rame.

In fatto di gioielli, gli artisti dell'antico Egitto amavano comporre i loro lavori con varie pietre di diverso colore. Tra le preferite vi erano la corniola rossa (proveniente dal deserto del sud), i lapislazzuli blu (importati dall'attuale Afghanistan) ed il turchese (dalle miniere del Sinai). Inoltre altri colori e materiali erano ottenuti chimicamente come dimostra una sorta di vetro non trasparente inventato nella V dinastia che entrerà in uso nel Medio Regno. Questa particolare lega era considerata molto pregiata dagli orafi egiziani.

La capitale degli artigiani gioiellieri era Menfi. Il mestiere veniva tramandato di padre in figlio e Ptah era il dio protettore. L'oro veniva lavorato a fili oppure a lamine. Nei laboratori l'oro arrivava sottoforma di lingotti o di grossi anelli per poi venire fusi soffiando in canne che alimentavano il fuoco. L'oro così colato veniva messo negli stampi e quindi lasciato raffreddare. Esistevano diverse tecniche di lavorazione. Le più diffuse sono:

Tecnica
Descrizione
Granulazione Piccoli granuli d'oro saldati sulle parti lisce del gioiello.
Cloisonè Lamina d'oro opportunamente piegata per dare la forma del disegno.
Cera persa Lavorazione degli oggetti in una sorta di mistura di cera vergine d’api e resine vegetali che veniva inglobata in un rivestimento refrattario che successivamente, sottoposto al calore che scioglieva la cera, lasciava una cavità in cui successivamente veniva colato l’oro fuso.
Smaltatura Fatta a caldo e a freddo.
Incassatura Scavo e battitura del metallo al fine di fissare in modo permanente le Pietre
nell’oro.

Molti sono gli esempi che testimoniano la grande abilità degli artisti egiziani in questo campo: la collana di Hathor (chiamata menit) e la corona di Khnumit (considerata un prodigio di fattura ed eleganza). Tra i vari tesori rinvenuti, oltre al famosissimo tesoro di Tutankhamon, vi è il tesoro di Psusenne I, faraone della XXI dinastia.

I gioielli erano anche utilizzati per premiare i valorosi in combattimento. A questo proposito era stata coniata la mosca d'oro. Fu ritrovata anche nella tomba di una regina, Akhotep, che divenne regina a Tebe durante l'assenza del marito e dei figli partiti per la guerra contro gli Hyksos.

Alcuni gioielli venivano indossati per proteggersi da eventi negativi. I nekau, piccoli pesci portati al collo o tra i capelli, proteggevano la persona che li portava dagli annegamenti.

Gli orecchini compariranno solo nel Nuovo Regno, probabilmente importati dall'Oriente, mentre gli anelli conosceranno la loro diffusione nel Medio Regno e adornavano sempre le mummie perché era considerato simbolo di protezione divina e mezzo di scambio e pagamento per il traghettamento del fiume sacro.

E i diamanti?

Nella cultura egizia non compare l’utilizzo del diamante come pietra preziosa, esso veniva utilizzato come strumento x intagliare e levigare altri materiali particolarmente “duri”.

E’ a partire dalla cultura greca e romana che esso assume un ruolo di simbolo; gli antichi greci ritenevano infatti che i diamanti fossero schegge di stelle, lacrime degli dei.

Nelle Naturalis Historiae Plinio lo definiva così : " il valore più alto tra i beni degli uomini, e non soltanto fra le gemme, è quello del diamante, per lungo tempo conosciuto soltanto dai Re, e anche fra di loro da pochissimi.
Gli antichi credettero che si trovasse soltanto nelle miniere d'Etiopia fra il tempio di Mercurio e l'isola di Meroe, e dissero che non se ne trovavano di dimensioni più grandi che un seme di cocomero o di colori diversi. Oggi si comincia a conoscerne sei varietà…… i diamanti si saggiano sull'incudine: respingono i colpi tanto da far schizzar via il ferro in due pezzi e anche rimbalzare la stessa incudine.
La durezza del diamante è infatti indicibile, e la sua natura è al tempo stesso tale da sconfiggere il fuoco senza mai riscaldarsi: da qui ha tratto anche il suo nome (in greco significa "forza indomabile").

Quando l’oro sia diventato il centro della vita economica, cioè l’unica unità di misura riconosciuta di tutte le merci e di tutti i valori, è difficile dire. Allo stato della ricerca, non si può stabilire se siano più antiche le società degli Sciti (che seppellivano i loro Signori con favolosi tesori, prevalentemente aurei) o le antiche città sumeriche (Nuzi, Nippon, Ur) o siriane (Alalah, Ugarit) del secondo millennio a. C.. Quel che è certo è che il conio dei metalli preziosi compare per la prima volta in Cina mentre in occidente risale circa al VII° secolo A.C. all’epoca di re Creso di Lydia (l’attuale Turchia occidentale) e delle più avanzate tra le città greche dell’Egeo (Lesbo, Focea, Efeso, Mileto, Samo, Egina ecc.).

Ben più antico però, e ben più universale, è il mito dell’oro: per rimanere nell’ambito della classicità ne sono testimoni Giasone e gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, Ercole che va a cogliere i pomi aurei nel giardino delle Esperidi, il re Mida che tramuta in oro tutto ciò che tocca.

Col mito di Mida, e con la storia di Creso - comincia anche il discorso sull’ambivalenza dell’oro, fonte di somma felicità ma anche di grandi infelicità. Discorso che in epoca romana diventerà oggetto di ampia trattazione nei primi 19 capitoli del libro XXXII della Storia naturale di Plinio; nel cap. 14° egli etichetta la cupidigia dell’oro: “Potesse l’uomo bandire l’oro dalla sua vita, la nefanda polvere aurea, che secondo eminenti pensatori, avvilisce i giusti, diviene maledizione e si dilata a distruggere l’esistere umano. Una oscena violenza fu consumata da quegli che per la prima volta appose al suo dito un anello d’oro. E la seconda violenza si consumò quando, affondando in una colpa, qualcuno coniò per la prima volta una moneta aurea”.

É, questa sulla “auri sacra fames” una polemica ricorrente nel mondo antico; la cui sintesi sta proprio nell’ambivalenza, in questo verso di Virgilio, della parola sacra che significa insieme “sacra” ed “esecranda”. L’attributo della sacralità accompagna tutta la vicenda dell’oro sin dalle epoche più lontane e nelle più diverse civiltà (l’Iran, gli antichi scandinavi ecc.); e dal sacro e dalla divinità la simbologia dell’oro si trasferisce alla regalità e al potere.

Tra gli antichi Ebrei l’oro diviene il simbolo di tutto ciò che affascina nel mondo terreno, allontanando l’uomo da Dio; nel deserto le folle stanche e sfiduciate adorano il vitello d’oro. Eppure anche d’oro è adornata la regalità di Salomone. Visione del mondo che diviene ancora più intransigente nel primo Cristianesimo: non si può servire a due padroni, Dio e l’oro. Eppure tra i doni dei re Magi al nascente salvatore del mondo c’era stato anche l’oro. Allo stesso modo è il patriarca Giacobbe come raccontato dalla Bibbia (Genesi ) a vedere una scala aurea che porta verso il paradiso.

E’ Dante che nel XXI canto del Paradiso (25-30) a riprendere questa allegoria, comune anche dei testi mistici e agiografici(San Bernardo e San Bonaventura, nei trattati, e Jacopone nelle laudi) :

Dentro al cristallo che ‘l vocabol porta,

cerchiando il mondo, del suo caro duce

sottocui giacque ogni malizia morta,

di color d’oro in che raggio traluce

vid’io uno scaleo eretto in suso

tanto, che nol seguiva la mia luce.

(Entro il corpo trasparente e lucido del pianeta, che girando intorno al mondo porta il nome di Saturno re caro al mondo perché sotto il suo governo ogni malizia umana rimase come spenta (Il Dio Saturno diede agli uomini un periodo dove dal mondo scomparve ogni dolore e malvagità e gli uomini godettero di un lungo periodo di pace e felicità: è la famosa età dell’oro di cui parlano tutti i poeti antichi) vidi una scala di colore dell’oro su cui risplendeva la luce del sole, la quale si alzava tanto verso l’alto che i mie occhi ne vedevano la cima).

Come l’oro è il più eccellente dei metalli, così la vita contemplativa sopravanza ogni altra vita e risplende in quella, la luce della Grazia dell’eterno sole.

In tale appassionata polemica non c’è molto spazio per una considerazione scientifica dell’oro: unica eccezione è la disamina di Aristotele che per primo si domandò: “Perché proprio l’oro?”

Le risposte che egli diede sono quelle che, variamente elaborate e aggiornate, vengono date anche oggi: l’oro è incorruttibile, è divisibile senza danno, è facilmente trasportabile, è uniforme e facilmente riconoscibile. Ma si tratta di un fatto marginale; se no non si spiegherebbe come per lunghi secoli, dal Medioevo all’età barocca, gli alchimisti si siano impegnati a trasformare (attraverso il fuoco; altra analogia importante quella dell’oro, oltre che con il Sole, con il fuoco) i metalli vili in oro, senza domandarsi che valore avrebbe avuto l’oro una volta che fosse stato possibile ottenerlo in quantità illimitate.

L’oro e i metalli preziosi avevano sostituito il baratto: molte merci sono state usate come denaro per le transazioni commerciali, grandi pietre rotonde, sale, conchiglie, semi di cacao, perline, bestiame. Il termine latino equivalente a “denaro” e cioè pecunia viene da pecus, pecora. Si passò a oggetti metallici difficilmente distruttibili e facilmente conservabili: il termine latino solidus, da cui “soldi” riflette questa fase.

I metalli usati nel mondo antico per la monetazione sono l'oro, l'argento, il rame ed alcune loro leghe. Generalmente all'inizio era la disponibilità di metallo a determinare la scelta di uno di questi, ma successivamente si riuscì ad ottenerli secondo modalità differenti.

E' possibile individuare aree geografiche differenti in base al metallo prevalentemente usato per la coniazione. L'oro era usato preferibilmente nel Mediterraneo orientale e nelle città greche della Ionia. Ma ancor prima dell'oro puro si usò, in queste zone, l'elettro, una lega di oro e argento, che si trova in natura nelle miniere dell'Asia Minore e nelle sabbie dei fiumi che le dilavano. Usarono l'elettro città come Focea e Mitilene, tra le prime a battere moneta. In un secondo momento l'elettro fu creato artificialmente. Questo determinò il moltiplicarsi di contraffazioni che si cercò di arginare inizialmente attraverso la divulgazione di leggi e decreti punitivi e, successivamente, con l'abbandono della monetazione in elettro.

La coniazione di monete d'argento fu caratteristica del mondo greco. Le città greche potevano sfruttare miniere varie di questo metallo: Atene, ad esempio, sfruttò quelle del Pangeo e dal V secolo a.C. anche quelle del Laurion. Per altre città greche è più difficile stabilire la provenienza dell'argento. E' probabile che molte comunità greche, non avendo la possibilità di sfruttare direttamente miniere, ottenessero il metallo necessario alle emissioni con il commercio: ad esempio Corinto probabilmente lo riceveva dall'Illiria. Anche le città della Magna Grecia se ne rifornivano per via commerciale, soprattutto quella etrusco-punica.

Le monarchie ellenistiche riuscirono, invece, a disporre dell'oro dall'Oriente e dal Sudan e dell'argento dall'Asia Minore.

L'uso del rame in lega con altri metalli, soprattutto con lo stagno (che crea il bronzo), è tipico delle emissioni italiche e, quindi, anche di Roma, come dimostra la serie dell'asse di bronzo. Più tardi i romani, soprattutto da Cesare in poi, usarono anche un'altra lega di rame e zinco, detta oricalco, analoga al nostro ottone. Questo metallo fu utilizzato regolarmente da Augusto in poi per l'emissione di dupondî e sesterzi allo scopo di distinguere questi due nominali dalla restante monetazione enea. Va notato, però, che, accanto a queste emissioni bronzee, ad un certo punto, in età repubblicana, se ne affiancò una in argento, destinata a divenire, in seguito, la moneta centrale del sistema monetale romano, il denario. Ciò creò necessità di approvvigionamento in grande quantità di questo metallo. Per questo motivo la Spagna, ricca di miniere, divenne il punto nodale del secondo conflitto punico-romano ( 218 -202 a.C ): famose erano le miniere di Cartagena, sfruttate a pieno dal II secolo a.C. Rara fu in età repubblicana la monetazione aurea, legata ad eventi particolari. Con la riforma augustea la coniazione di monete d'oro divenne regolare: l'oro necessario affluiva dalla Gallia e, via via, dopo le varie conquiste, dall'Europa del Nord e dell'Est, ma soprattutto, con Traiano, dalla Dacia.

Tratto da: http://www.uniroma2.it/eventi/monete/miniere.htm

Traiano:

L'ANNO 101
*** TRAIANO SUL DANUBIO
*** TRAIANO PENSA AI TESORI DELLA DACIA

Nel 98 Traiano governatore in Germania, ricevette la nomina a imperatore festeggiò l'investitura a Colonia con i suoi soldati, poi preferì trattenersi sul territorio invece di scendere subito a prendersi l'investitura a Roma. Rimase quasi un anno sulla zona del Danubio e del Reno adoperandosi a far costruire nuove strade, a ispezionare le frontiere, a erigere i limes lungo le stesse. Non vi è alcun dubbio che egli meditasse già la guerra alla Dacia anche se per ora, non aveva ancora considerato un'annessione all'impero del regno di Decebalo.

Ed eccoci dopo 16 mesi, nel marzo di quest'anno, dopo aver curato a Roma gli affari di Stato, distribuito cariche a persone di sua fiducia (fra cui Serviano e Sura al governo delle due Germanie) fare i preparativi per la grande campagna militare in Pannonia, infine muovere verso il basso Danubio, verso la Dacia..

Traiano era certo a conoscenza dei tesori che la Dacia conservava nel suo territorio; dalle miniere metallifere non venivano estratti solo metalli vili ma oro e argento in grandi quantità e queste informazioni se pochi a Roma le conoscevano Traiano ne era certamente a conoscenza. Non si hanno delle certezze perché le monografie delle guerre sono andate tutte perdute (ed è strano anche questo).
Ma indubbiamente proprio dalla Dacia vennero quelle fortune in oro che servirono poi a Traiano per finanziare le grandiose campagne militari che vedremo, con paghe ai soldati mai praticate in precedenza, 75 denari a testa nella prima e seconda spedizione, 500 nella terza, quella conclusiva. Per promettere queste cifre, Traiano doveva sapere moltissimo. Forse dall'Iliade di Omero? Come Schliemann quando scoprì l'antica Troia?
Sembra con le ultime scoperte archeologiche (1975-1985 Karonovo, Gradesnica, Varna) che le miniere d'oro erano già conosciute nel 3000-4000 a.C. dai Daci-Traci. Una antica e ancora sconosciuta civiltà, anteriore a quella Mesopotamica e a quella Egizia. Perfino i sigilli cilindrici sumerici e l'alfabeto dopo il ritrovamento delle Tavolette Tartarie si afferma che siano nati qui. (VEDI 1500 a.C. - FONDAZIONE DI ROMA)

Nell'Iliade Omero parla dell'eroe "trace" Reso, che ha un armatura e un cocchio tutto d'oro, il cavallo più bello del mondo e veloce come il vento; lo fa spuntare fuori come un mitico eroe di tempi remoti. Ma non sbagliava! Accenna a un trace, e proprio a Varna negli ultimi anni è stata scoperta una ricca necropoli con oggetti (monili, scettri ecc. ) in puro oro a 24 carati, e una armilla a lamine d'oro, come quelle della maschera di Agamennone a Micene. Soltanto che il tesoro di Varna è di 2000 anni prima della fondazione di Micene e della caduta di Troia, 1000 anni prima della colonizzazione della Grecia, dell' Argolide, dell'Attica, di Creta, della Tessalia, dell'Elide, dell'Illiria. Da dove veniva tutto quest'oro? A quanto pare dalle miniere ai confini tra la Dacia e la Tracia.

Il tesoro scoperto da Traiano gli servì anche per dare inizio a una lunga serie di spese pubbliche, per edifici, strade in tutte le province, monumenti, spettacolari giochi, diverse distribuzioni di alimenta alla popolazione, incentivi all'agricoltura, elargizioni di somme ai giovani che si dovevano sposare e molte altre. Tutte queste spese iniziarono dopo il 106, dopo il suo ritorno dalla guerra con i Daci, che aveva sconfitto definitivamente.
In Dacia Traiano aveva trovato il più grande tesoro che si era mai visto sulla terra. Giovanni Lido ci lascia delle testimonianze storiche raccogliendo la narrazione del medico di Traiano, Statilio Critone, che lo aveva accompagnato in Dacia. Da lui abbiamo le uniche testimonianze. La miniera d'oro fu sfruttata in modo scientifico da tecnici minatori. Traiano fece giungere da Roma e da ogni provincia i migliori ingegneri minerari che sotto la loro sorveglianza misero a lavorare 50.000 prigionieri.
Infatti Lido e Critone riferiscono che Traiano al ritorno riportò a Roma 5 milioni di libbre di oro, 10 milioni di libbre di argento, e una straordinaria quantità di altro bottino e oltre 500.000 prigionieri di guerra con le loro armi. Inoltre aveva ricevuto dal Decebalo sconfitto, 2250 milioni di sesterzi in oro e 430 milioni di sesterzi in argento (una grande fattoria ci dice Plinio -per fare un paragone- costava allora mezzo milione di sesterzi). Dione Cassio riferisce che alle feste tributatigli al ritorno seguirono giochi per 123 giorni di seguito; vi parteciparono 10.000 gladiatori e furono uccisi 11.000 animali.

L'ANNO 102
*** TRAIANO -PRIMA GUERRA DACICA

Dopo la sosta invernale nella guerra in Dacia, TRAIANO con una grande operazione strategica, raggiunge Tibiscum, supera le Porte di Ferro, occupa anche l'altro passo accessibile alla Dacia, quello della Torre Rossa, e con la sua prima battaglia campale dilaga sul territorio dopo aver sconfitto definitivamente re DECEBALO che nella circostanza per affrontare i romani si era fatto alleato dei Sarmati Roxolani e aveva scelto come teatro delle operazioni la pianura della Moldavia.

Traiano nell'inverno precedente non era rimasto inoperoso, aveva fatto costruire strade e ponti, scavato gallerie, reso il terreno adatto a fare veloci incursioni e soprattutto aveva costruito dei forti.

Decebalo si rese subito conto che non avrebbe potuto contrastarlo, inviò due ambascerie di pace; ma le condizioni di Traiano erano selpre troppo onerose, pertanto la guerra continuò; ma vinse la strategia di Traiano. I romani superato in un tempo abbastanza breve il Passo della Torre Rossa, impadronitisi delle fortezze daciche di Muhlbach, si trovarono improvvisamente la strada aperta verso la capitale Sarmizethusa. L'esercito romano, potente e ben organizzato, se proseguiva non avrebbe incontrato più nessuna resistenza.

Decebalo volle risparmiare alla capitale gli orrori di un inutile assedio, li fermò prima e si arrese ad Aquae sullo Strell (nel Kis-Kalan). Traiano con una eccessiva fiducia dettò miti condizioni alla proposta di pace avanzata da Decebalo, soprattutto fissando la somma di denaro; non poteva certo immaginare che i Daci possedessero tanto oro. Risparmiò lo stesso Decebalo, lo nominò re vassallo di Roma, e lo obbligò ad accettare una guarnigione romana nella capitale.
Inoltre gli impose di smantellare le fortificazioni, restituire i prigionieri e i disertori, e il patto di consegnare una certa quantità d'oro. Che Decebalo rispettò senza batter ciglio. Forse Traiano più tardi si chiese da dove veniva tanto oro.

Prima della fine dell'anno l'imperatore Traiano lasciò la Tracia e fece ritorno a Roma per celebrare il suo trionfo e assumere il cognome di Dacicus.

Da: (http://www.cronologia.it/storia)

E’ risaputo che la scarsità delle miniere d’oro in Sicilia fu il motivo per cui solo città importanti come Siracusa ed Akragas ebbero una coniazione aurea di un certo rilievo: ciò nonostante queste città ed anche i Punici dovettero talvolta ripiegare sulla coniazione in elettro, mescolando l’oro con l’argento. Altre città, anche di una certa importanza come Messana, Gela e Tauromenium, coniarono saltuariamente e in piccolissime quantità monete d’oro ma solo in particolari circostanze storiche. Il conio aureo più antico di Messana du descritto dal Rizzo a pagina 152 e riprodotto slla tav. XXV, n° 11. Diritto: biga di mule al passo a destra; l’auriga, seduto sul carro, tiene con le mani distese le redini ed il pungolo; in esergo foglia d’alloro con due bacche, cerchio di palline. Rovescio: lepre corrente a destra con orecchie alte e larghe; MESSEN/IO/N. Coll. Pennini, 1,46g.

Lo studioso data questo do obolo d’oro appartenente al sistema eubonico-attico fra il 490 e il 461 a.C. Questa datazione alta, anche se in seguito è stata un po’ abbassata, fa ragionevolmente supporre che Messana sia stata la prima città della Sicilia, includendo anche Siracusa, a coniare una moneta aurea. Si ritiene che essa sia stata coniata da Anassila per commemorare la vittoria da lui ottenuta ai giochi olimpici nella corsa dei carri tirati da bighe di mule, che era molto in auge in Sicilia. Dalle notizie storiche che si hanno sulla personalità di questo tiranno,propendo per questa ipotesi. Probabilmente Anassila si avvalse di piccole quantità d’oro, estratto dai giacimenti di Fiumedinisi e di Capo Peloro, sfruttando l’abilità dei Calcidesi nell’estrazione e lavorazione dei materiali. Questa celeberrima moneta fu teatro durante l’asta Strozzi del maggior 1907, di una appassionante duello fra il barone Pennini e il miliardario americano Pierpont Morgan. La spuntò per fortuna il nostro connazionale per ventiduemilacinquecento Lire, cifra molto cospicua per quei tempi. Allora la moneta fu ritenuta unica ma io ho accertato, da persona degna di fede, che negli anni sessanta sulla spiaggia di Maregrosso a Messina, dopo una violenta mareggiata di scirocco, fu trovata una seconda moneta di questo tipo di 1,45 gr., di ottima conservazione che approdò poi in una collezione privata. In un’asta Stenberg del novembre 1986 è comparso un’aureo di Messana di 1,43 gr. che perciò sarebbe il terzo pezzo sconosciuto. Questa moneta fu poi riproposta nell’asta settantasei di Monaies et Medailles del settembre 1991. La Caltabiano data la coniazione del primo tipo aureo al 455 a.C. circa, alla fine della coniazione della serie VI dei tetradrammi (460-456 ) e prima degli inizi della serie VII (455-451). La studiosa fa notare che questa coniazione aurea è legata, come cronologia, alla serie VI per la leggenda dell’etnico, scritta con l’epsilon e non con l’alpha, e per la medesima posizione di MESSEN al di sotto dellaW lepre, nell’area compresa fra le zampe dell’animale, che ricore negli ultimi conii argentei della serieVI. Inoltre il tipo del diritto dell’oro mostra un’evidente modifica, che sarà poi presente sui tetradrammi del periodo VII, della posizione dell’auriga che non è più accoccolato ma quasi seduto, con le braccia distese in avanti che stringono il pungolo e le redini. La Caltabiano ricorda che prima di Messana, in Occidente, solo Cuma aveva coniato, verso il 490 a.C., una breve serie aurea, a causa dei rapporti che la città campana aveva col mondo orientale, nel quale le coniazioni auree erano frequenti. Può darsi che anche Messana sia stata spinta per prima in Sicilia ad una coniazione aurea perché, a causa della sua posizione geografica, era abituata ad avere rapporti frequenti con popoli stranieri e la sua popolazione era composta da genti di diversa origine. Esiste anche una seconda coniazione aurea di messana. Ne ho appreso l’esistenza quindici anni fa grazie ad un articolo scritto nel 1854 dal numismatico catanese Carmelo Gemmellaro. Ecco la descrizione: Dritto: testa di Pelorias volta a sinistra con capelli arrotolati sulla nuca e trattenuti da una coroncina di foglie di canne (simile all’Aretusa dei decagrammi di Euainetos). Innanzi al profilo ?E?O??, A dietro il capo, S dietro il collo. Rovescio: cavallo libero corrente a destra su linea di esergo; in alto tridente con le punte volto a destra 1,77 g, collezione Pennini, Unicum?


Nb:Mi scuso per la pessima qualita' dell'imagine ma e' questa l'unica da me rinvenuta

Il Gemmellaro, a proposito del tridente, che figura come simbolo al rovescio di questa rarissima moneta, ricorda che esso, emblema di Nettuno, ben si addice ad una città che vantava a un tempio antichissimo dedicato a quel dio, non molto lontano dalle sue mura presso il promontorio Peloro e che, secondo Diodoro, era stato eretto da Orione. Lo studioso riporta un’idea di Stefano Bizantino secondo il quale il nome Trinacria (τςιυαξ) derivava da tridente e che Messana, situata in una delle tre punte della Sicilia, poteva avere impresso su una importante moneta il tridente come simbolo dell’isola. L’epigrafe “Pelorias” poteva indicare il nome della catena Nettunia, oggi chiamata Dinnammarre, che si innalza imponente sopra i colli occidentali di Messana. Generalmente però viene chiamato Peloro il promontorio della Sicilia più vicino alla Calabria. In quale epoca potè essere coniata questa piccola, bellissima moneta? Il Gemmellaro, dopo aver giustamente premesso che “trovar l’epoca della coniaizione è la più difficile indagine nelle monete greco-sicule, mancanti di ogni indizio qualsiasi di data, e tutto quello che si è detto e si può dire non si riduce che a più o meno probabile opinione” esprime una sua supposizione. La città potrebbe essere stato sotto il dominio di qualche tiranno, liberatasi dal quale fu impressa una moneta con l’emblema di libertà come fecero molte città quando ottennero la libertà ad opera di Timoleonte. Proprio ai tempi in cui operò il generale corinzio, Messana fu liberata dal giogo del tiranno Ippone; il simbolo del cavallo corrente ben si accorderebbe con questo perdiodo storico, dato il significato di riacquistata libertà che si dava al sopraddetto simbolo. Si tratterebbe perciò di una moneta di celebrazione, coniata in pochissimi esemplari a causa del difficile momento economico che la città aveva attraversato. La data presunta della coniazione, secondo il Gemmellaro, è il 339 a.C. in pieno periodo timoleonte. Il Rizzo colloca genericamente prima 396 questa emissione. Di diverso avviso, per quanto concerne la cronologia da assegnare alla moneta su descritta, è invece Salvatore Mirone che descrive la moneta in questione, che all’epoca era considerata unica. Che io sappia, unica è rimasta! L’interpretazione della testa del diritto non lascia adito a dubbi in quanto è presente una leggenda inequivocabile; d’altra parte è ben noto che il culto della ninfa Peluria fu in grande onore a Messana come è ampiamente documentato dalla presenza di peloria sui diritti di diverse monete deella città, appartenenti a periodi cronologici diversi. Secondo il Mirone la testa di Peluria sulle monete deve rappresentare la ninfa di una fontana o di un lago in quanto non è cinta da spighe di grano ma, come si può notare sulle monete di splendida conservazione, da cespi di rose di palude; inoltre essa è accompagnata spesso da delfini e da conchiglie che indicherebbero una figura acquatica. Peluria potrebbe perciò rappresentare la ninfa dell’attuale lago di Ganzirri. Il tridente, che si nota su diversi rovesci di Messana, potrebbe fare allusione a Nettuno il cui culto era ugualmente molto praticato nella città. Al rovescio troviamo un cavallo libero: il pensiero corre automaticamente alla monetazione dell’epoca di Timoleonte in cui il cavallo libero era un simbolo vivente della ritrovata libertà di tante popolazioni siceliota. Senonchè lo stile evoluto della testa del diritto di questa moneta d’oro fa pensare che essa sia stata battuta dopo la metà del V secolo in quanto assomiglia a quella dei celebri decagrammi siracusani; gli orecchini sembrano una copia di quelli che si notano sui suddetti decagrammi. Il cavallo libero del rovescio, nonostante la rapidità dell’andatura, conserva una perfetta armonia dei movimenti e fa pensare ad un artista contemporaneo che è riuscito ad imitare i grandi incisori. La Cltabiano, a causa di diverse considerazioni stilistiche, per le quali rimando all’opera della studiosa, data questa seconda coniazione aurea al 411-409. la Caltabiano fa acnhe notare che “sul rovescio, il cavallo al galoppo, sormontato talora da un astro, contrassegna chiaramente gli ori siracusani con al diritto la cosiddetta testina del fiume Anapos”. Questo conio siracusano è riprodotto dal Rizzo alla tav. 50, nn.13.15 e tav. 53, n.14. sembra che l’esemplare del Pennini sia approdato in una collezione privata svizzera. Che il fortunato collezionista sia lo stesso che possiede anche un pezzo della prima coniazione? Secondo il Mirone per cercare di inquadrare il periodo storico nel quale può essere stata battuta la seconda moneta aurea occorre ricordare che il disastro ateniese in Sicilia provocò una grande crisi economica e politica che colpì le colonie greche d’Occidente. Agrigento, Gela, Messana e persino Siracusa, che pure uscì vittoriosa dalla guerra, rimaste a corto d’argento, furono costrette a battere delle monete d’oro, non per ostentazione ma per necessità. Questa seconda moneta d’oro di Messana potrebbe essere stata coniata,in pochissimi esemplari,da gli abitanti di Messana come segno di gratitudine verso Peluria che li aveva preservati dalla guerra incorsa tra Atene e Siracusa.Io penso che ,data l’estrema scarsita’ delle coniazioni aure di Messana ,Gela e Tauromenium,anche volendo inquadrare cronologicamente le coniazioni nel periodo suggerito dal Mirone,si tratto’,piu’ che di monete di necessita’,di monete celebrative,coniate in pochissimi esemplari a causa della ricordata scarsita’ di miniere d’oro in Sicilia. E’ormai assodato che le coniazioni auree nelle colonie greche occidentali furono sempre in relazione stretta con situazioni politiche difficili.Riepilogando:il Gemellaro colloca la moneta con cavallo al rovescio nel periodo Timolonteo in quanto attribuisce una valenza risolutiva al cavallo come simbolo di liberta’.Il cavallo libero è stato ,senz’altro troppo estensivamente,riconosciuto come l’espressione numismatica della liberazione delle citta’ da un dominio non gradito.Il Mirone ricorda,nell’articolo su citato,che il cavallo libero ritrova su coniazioni assai anteriori al periodo timolonteo e cioe’ su moneta d’oro di Gela del periodo 500_461°a.C.,e mette l’accento sullo stile della testa di Peluria che indica un periodo senz’altro anteriore a quello timolonteo e cosi’ anche la Caltabiano che rafforza il suo convincimento con piu’ ampie considerazioni di carattere stilistico sia per il dritto che per il rovescio.

Tratto da Panorama Numismatico N°82

sulla monetazione di Messana


Ma già nel Medioevo si era cominciata a rendere evidente un’altra realtà: in un’economia che si andava progressivamente articolando, l’oro e i metalli preziosi erano diventati scomodi e pericolosi come strumenti di pagamento, e già ne erano sorti altri (la cambiale, e poi il vaglia ecc.) di cui la nascente attività bancaria aveva cominciato a servirsi.

E’ così che inaspettatamente si veniva ad affermare il dominio dell’oro; è proprio per la progressiva differenziazione degli strumenti di pagamento (banconote, assegni bancari ecc.) che diventava necessario uno strumento degli strumenti, una misura delle misure.

L’oro cominciò ad essere usato in modo diffuso come moneta corrente nel 1816 in Inghilterra che adottò il sistema del “Gold Standard”. Successivamente fu seguita da altri paesi (Germania nel 1872 USA nel 1900). Con questo sistema le monete nazionali erano convertibili in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia in forma di moneta o di oro grezzo poteva essere liberamente importato ed esportato. Il tasso di cambio fra le monete di diversi paesi si manteneva stabile in quanto poteva variare solo entro una parità fissa che oltre la stabilità dei cambi assicurava l’equilibrio degli scambi internazionali.

Particolare interesse e curiosità suscita il “LATIN MONETARY UNION” (La Nonna dell’Euro)

L'Unione Monetaria Latina
(La nonna dell'Euro)

Nel 1865 l'Italia, la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Grecia, al fine di agevolare gli scambi, crearono l'Unione Monetaria Latina. Le monete d'oro e d'argento di questi paesi avevano lo stesso peso, diametro e percentuale di metallo prezioso e potevano quindi circolare liberamente in tutti gli stati membri, proprio come l'Euro dal primo gennaio 2002.
Le monete avevano le seguenti caratteristiche:

Lira, Franco, Drachma, Peseta, Leu....... Peso % di metallo prezioso ASW / AGW
0,5 2,5000 g. argento 835°/°° 0.671 oz
1 5,0000 g. argento 835°/°° 0.1342 oz
2 10,0000 g. argento 835°/°° 0.2685 oz
5 25,0000 g. argento 900°/°° 0.7234 oz
10 3,2258 g. oro 900°/°° 0.0933 oz
20 6,4516 g. oro 900°/°° 0.1867 oz
50 16,1290 g. oro 900°/°° 0.4667 oz
100 32,2580 g. oro 900°/°° 0.9334 oz

Francia, 5 Francs
Belgio, 5 Francs
Italia, 5 Lire

Dopo poco tempo, molti altri paesi cominciarono a coniare le proprie monete seguendo i medesimi standard, anche se solo alcuni aderirono poi formalmente all'Unione: Spagna, Romania, Austria, Bulgaria, Venezuela, Serbia, Montenegro, S. Marino e lo Stato della Chiesa.
Questo sistema monetario basato su due metalli, l'oro e l'argento, creò di fatto un cambio fisso anche con quei paesi che, pur adottando standard diversi, avevano comunque collegato le loro monete all'oro. Il tasso di cambio veniva a coincidere quindi con il rapporto tra le diverse parità auree. Per esempio, la sterlina inglese equivaleva a 7,322 gr. d'oro, mentre l'unità monetaria dell'Unione era pari a 0,29032 gr d'oro. Una sterlina inglese era quindi pari a 25,22 lire, franchi pesetas ecc..., mentre il tasso di cambio con il dollaro era fissato a 5,18.
Il c.d. "Gold standard" fu tra le vittime della Prima Guerra Mondiale, mentre l'oro come moneta rimase fino al 1971, qunando Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro.

L’inizio della prima guerra mondiale segnò la fine del sistema aureo e fu seguita da un periodo di grande instabilità. Nel 1925 la Gran Bretagna e nel 1927 la Francia ritornarono sostanzialmente al sistema ante bellico e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (dollari, sterline, franco francese, etc.), facendo nascere il “Gold Exchange Standard”. Quindi alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, altre (come la lira italiana) non erano direttamente convertibili in oro, ma in monete, chiamate pregiate che potevano essere convertibili. Nel 1931 l’Inghilterra sospese la convertibilità e nel 1934 gli USA dichiararono che i privati non potevano convertire più i dollari in oro. Nel 1944, per iniziativa degli Stai Uniti e dell’Inghilterra i rappresentanti di 44 paesi si riunirono a Bretton Wood dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35 $ per oncia, prezzo a cui gli U.S.A. si impegnarono ad acquistarlo da chiunque ed a venderlo solo alle Banche Centrali. Ogni paese partecipante fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta nazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o indirettamente, il dollaro. Nel 1948 la Francia fu il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro, seguito nel 1951 dalla Svizzera, paese che non aveva barriere né all’importazione né all’esportazione. Nel 1954 riaprì il mercato di Londra e negli anni sessanta ci fu una rottura d’equilibrio tra domanda ed offerta, in quanto la grave crisi del dollaro indusse diversi operatori a forti acquisti d’oro. Questa è la prima volta che l’oro assunse il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro. Il 17/03/1968 può essere considerata la data ufficiale della nascita del mercato dell’oro il cui prezzo veniva determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 Agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro così crollava uno dei pilastri del sistema di Bretton Woods. Successivamente Nixon svalutava due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Poiché il dollaro non era più convertibile in oro i governi europei nel 1973 chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito (parità del $ rispetto all’oro) potendo vendere oro sul mercato libero. Nel 1976 i Paesi aderenti al FMI ufficialmente decisero l’abolizione del prezzo ufficiale dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo. Con questo accordo il F.M.I. restituì una parte delle riserve d’oro ai paesi che l’avevano depositato e ne vendette una parte per aiutare i paesi in via di sviluppo. In questo modo l’oro veniva a perdere il suo ruolo di fondamento del sistema monetario internazionale, ed il sistema di adesso è basato sul dollaro (Dollar Standard). La liberalizzazione del mercato dell’oro aveva portato il prezzo dello stesso nel 1975 a 200 $ per oncia anno in cui iniziarono le vendite del tesoro degli USA. Nel marzo del 1979, con la nascita del sistema monetario europeo, venne stabilito che i paesi membri dovessero versare il 20% delle loro riserve in oro ed il 20% delle loro riserve in dollari in cambio di ECU. Gli ECU pertanto, avevano come base l’oro e consentivano alle banche centrali di poter utilizzare le loro riserve auree. Anche se negli ultimi anni l’oro non brilla più come prima e la sua funzione monetaria si sia appannata perdendone la posizione centrale, esso ha sempre un ruolo importante perché è considerato il bene da ultima spiaggia che può essere utilizzato in caso di bisogno dai privati o come sostegno olla propria valuta dalle nazioni.

La funzione di riserva si esplica nel momento in cui l’oro viene utilizzato come attività finanziaria, che mantiene il suo valore nel tempo. Per le banche centrali le riserve di oro hanno una funzione di garanzia a fronte di emissione di monete e debiti, oltre che una funzione di riserva di ultima spiaggia. “I soggetti privati invece detengono oro a scopo d’investimento a medio/lungo termine con l’obbiettivo di proteggersi dalle svalutazioni e da incertezze economico-politiche.” (Landi). Inoltre offre all’investitore sicurezza e solidità, il suo valore è universale e facilmente realizzabile in qualsiasi momento. Le transazioni speculative di oro non fisico (oro finanziario o cartaceo ed i prodotti derivati) si hanno nel momento in cui si cerca di ottenere un guadagno dalle variazioni del prezzo del metallo. Comunque i produttori di oro e coloro che lo lavorano ricorrono ai derivati anche per motivi di copertura dei rischi. La terza funzione dell’oro è quella di bene consumo per uso industriale gioielleria industria elettronica, dentistica. La gioielleria ha una funzione di investimento (secondo i paesi ed i periodi storici) e di consumo che offre a chi lo detiene il piacere di indossarlo e possederlo. L’uso in elettronica è dovuto alle sue caratteristiche di buon conduttore di elettricità. Grazie alla sua resistenza ed ai bassi rischi per la salute umana(vedi allergie) viene usato nel campo medico soprattutto in quello dell’odontoiatria.

RISERVE AUREE DEI PRINCIPALI PAESI INDUSTRIALIZZATI IN TONNELLATE
PAESI
1960
1970
1980
1993
1994
2000
STATI UNITI
15.822
9.839
8.221
8.143
8.141
8.137
GERMANIA
2.640
3.537
2.960
2.960
2.960
3.469
SVIZZERA
1.942
2.427
2.590
2.590
2.590
2.419
FRANCIA
1.458
3.119
2.546
2.546
2.546
3.025
ITALIA
1.958
2.565
2.074
2.074
2.074
2.452
OLANDA
1.290
1.588
1.367
1.090
1.081
912
BELGIO
1.040
1.307
1.063
779
779
258
GIAPPONE
220
473
574
574
574
764
SVEZIA
151
178
189
189
189
185
CANADA
787
703
636
188
121
37

 

DAL 1850 AL 1980 IN TONNELLATE
PAESI
1850
1900
1920
1950
1955
1960
1965
1970
1975
1980
SUD AFRICA ---------- 12 254 363 454 665 950 1.000 713 675
STATI UNITI 3 119 77 74 58 52 53 54 32 31
CANADA ---------- 42 24 138 141 144 112 75 51 52
AUSTRALIA ---------- 15 17 28 33 34 27 20 16 17
CS1 10 10 2 80 92 119 166 218 258 311
PRODUZIONE MONDIALE DI ORO DAL 1987 AL 1996 IN TONNELLATE
PAESI
1987
1988
1989
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
SUDAFRICA 607 621 608 605 601 614 620 584 522 495
STATI UNITI 155 201 266 294 296 329 332 326 319 329
AUSTRALIA 111 157 204 244 236 244 247 255 254 289
CANADA 117 135 160 167 175 160 153 146 150 164
CINA 72 76 84 94 104 112 119 121 133 145
UNIONE SOVIETICA 277 280 284 271 ---------- ---------- ---------- ---------- ---------- ---------
RUSSIA ---------- ---------- ---------- ---------- ---------- 152 165 158 142 130
INDONESIA 12 12 11 18 24 46 52 55 74 92
UZBEKISTAN ---------- ---------- ---------- ---------- ---------- 65 67 64 64 71
PERU' 11 10 13 15 15 18 27 39 57 65
BRASILE 85 102 101 84 79 77 76 73 67 64
CILE 23 27 29 33 33 39 39 43 49 56
PAPUA NUOVA GUINEA 34 37 34 34 61 71 62 61 55 53
GHANA 12 12 15 17 27 33 41 45 53 51
ALTRI CSI ---------- ---------- ---------- ---------- ---------- 14 18 20 21 22

Cos’è l’oro?
Dove si trova?
Come si estrae?

Simbolo chimico: Au - Aurum

Densità: 19.3 - 19.6

Punto di fusione: 1063° C

Durezza: : 2.5 - 3 (scala di Mohs)

Peso atomico : 197

Numero atomico: 79

I luoghi dell'oro: La formazione dell'oro coincide con quella del nostro pianeta.

Per lungo tempo l'oro rimase nascosto nel cuore della terra insieme alle rocce in cui si era formato, ma l'erosione operata dagli agenti atmosferici, le eruzioni vulcaniche, lo scorrere di acque fluviali o alluvionali anche sotterranee sgretolarono parte della massa rocciosa, riducendola in ciottoli e schegge facilmente trascinati dalle acque lontano dalle zone d'origine, verso bacini nei quali furono trattenuti, mischiati con altri materiali.

Il prezioso materiale si trova ancora oggi in analoghi giacimenti: in filoni auriferi custoditi da rocce che l'uomo deve scavare (definiti giacimenti primari) e in quelli secondari, costituiti da depositi alluvionali nei quali l'oro è rinvenuto sotto forma di pagliuzze e pepite. Per estrarre l'oro dalle rocce bisogna scavare, costruire gallerie, riportare faticosamente alla luce i filoni auriferi, mentre la ricerca dell'oro sui greti dei fiumi rappresenta un'attività molto più agevole. Non sorprende quindi che l'oro alluvionale e dei corsi d'acqua sia stato il primo ad essere raccolto. L'attività di estrazione di questo metallo dai giacimenti primari richiede mezzi e tecnologie ben più complesse.

Oggi in una moderna miniera i tunnel sotterranei possono arrivare a 3000 metri di profondità ed estendersi in lunghezza per 1000 metri. Con martelli pneumatici vengono praticati dei fori nelle rocce, caricati di esplosivo e fatti saltare. Le rocce sgretolate dell'esplosione vengono avviate alla superficie per essere ridotte in polvere e con l'acqua ottenere un'informe fanghiglia; con un successivo procedimento, nel quale il cianuro ha un ruolo determinante, l'oro viene separato dalla roccia e trasformato in lingotti. Per valutare la complessità e l'onerosità di tutte queste operazioni è sufficiente prendere in considerazione un dato molto significativo: per ottenere un'oncia d'oro, e cioè 31,1035g, è mediamente necessario asportare e macinare oltre 5 tonnellate di roccia. Al termine di questo ciclo l'oro non è ancora puro; lo accompagnano argento, rame, piombo, zinco e poiché per la sua commercializzazione deve essere puro almeno al 99.5% subisce ulteriori passaggi che lo separano da ogni presenza estranea.

Origini geografiche: l'estrazione dell'oro è oggi concentrata in poche aree molto distanti tra loro e maggiormente in Canada, Stati Uniti, Unione Sovietica, Australia e Sud Africa. Quest'ultima ne è particolarmente ricca e i suoi filoni risalgono ad almeno 250 milioni di anni fa, da sola garantisce il 60% dell'oro annualmente estratto in tutto il mondo che ammonta a 1000 tonnellate.

Proprietà fisiche: alla stato puro l'oro è incorruttibile, eterno, inalterabile: queste qualità, considerate peculiari, hanno acceso la fantasia dei nostri antenati, affascinati in primo luogo dalla sua straordinaria inattaccabilità da parte di elementi che dissolvono invece altri metalli.

La disillusione avvenne intorno al 1700, quando fu scoperto il primo reagente dell'oro, una miscela di acido cloridrico e acido nitrico che poteva discioglierlo. Ma il suo mito non venne minimamente destabilizzato, anzi quasi a sottolineare la sua eccezionalità, al reagente venne attribuito il nome di "acqua regia" . Oggi sappiamo che i sali di cianuro, nonché il mercurio, con il quale l'oro si amalgama, sono in grado di attaccare il prezioso metallo. Sorprendente è la sua duttilità, cioè la docilità con la quale si lascia ridurre in fili sottilissimi; da un grammo d'oro si è ottenuto un filo lungo oltre 3500 m. Non meno spettacolare è la sua malleabilità, tecnicamente è possibile battere un'oncia d'oro al punto da ottenerne un foglio con una superficie di 16 mq.

Leghe e titoli: essendo l'oro un metallo tenero, da solo non può essere impiegato nelle fabbricazione di gioielli perché non ne verrebbe garantita la durata. Ecco la ragione per cui è sempre associato ad altri metalli che gli conferiscono la necessaria durezza: le varie combinazioni di oro con altri metalli si chiamano leghe. I metalli più comunemente usati per rendere l'oro lavorabile in gioielleria sono il rame, l'argento, il palladio e pochi altri. La sapiente miscela di oro con altri metalli, fa assumere a quest'ultimo sfumature di colore diverse dall'originario giallo solare, infatti i colori che periodicamente si alternano alla ribalta della moda sono ottenibili mediante opportuni dosaggi nella formulazione della lega.


Oro giallo: argento e rame
Giallo pallido: poco rame molto argento
Oro rosa: molto rame poco argento
Oro rosso: rame
Oro bianco: palladio
Oro verde: argento
Oro lilla: alluminio
Oro blu: cobalto

Le leghe sono diverse sia in funzione dei metalli che vengono associati all'oro sia in funzione della quantità d'oro impiegato; il rapporto tra la quantità di oro e quella di altri metalli presenti nella lega si chiama titolo.

I titoli sono espressi in millesimi, anche se nel linguaggio corrente è invalso l'uso del termine carato.

Qui di seguito sono indicati con entrambe le definizioni i titoli più comunemente usati per la realizzazione di gioielli.

750 millesimi 18 carati
585 millesimi 14 carati
500 millesimi 12 carati
333 millesimi 8 carati


La legge impone che su ogni manufatto d'oro il produttore apponga uno speciale punzone con i titolo della lega, della cui veridicità è completamente responsabile. I punzoni che, in Italia, obbligatoriamente devono apparire su ogni oggetto in oro sono: quello che si riferisce al titolo e quello che rappresenta il marchio di identificazione del fabbricante.

Fino dalla più remota antichità si è ottenuto l'oro per lavaggio delle sabbie fluviali, eseguito a mano con l'aiuto di pelli di animali e di scodelle in legno. Già in epoca romana venivano usati sistemi molto simili a quelli ottocenteschi del Far West che presupponevano per lo sfruttamento dei depositi, sia a cielo aperto che in galleria, di abbondanti risorse idriche con l’ausilio di una canaletta in legno: lunga da 2 a 4 m., larga da 30 a 60 cm. e munita di traverse, di scanalature nel fondo e di altri ostacoli destinati ad arrestare l'oro. Una corrente d'acqua trasportava e lavava le sabbie o il minerale aurifero frantumato entro il canale inclinato; le particelle di oro, pesanti, cadevano nel fondo dove venivano trattenute dagli ostacoli, mentre le parti sabbiose molto più leggere scorrevano via con l'acqua.

Pure antichissimo è il procedimento che consiste nel triturare in un mortaio di pietra, di ferro o di bronzo una piccola quantità di sabbia aurifera insieme col suo doppio del suo peso di mercurio; le particelle di oro si amalgamano e s' incorporano nella massa del mercurio. L' eccesso di questo viene asportato per filtrazione attraverso una pelle di camoscio; l'amalgama rimasta viene liberata dal mercurio per distillazione entro piccoli forni; l'oro rimane nella storta, il mercurio che distilla va a condensarsi in un recipiente. Questo metodo primitivo, rudimentale e costoso, è stato successivamente perfezionato sia ponendo mercurio nel fondo delle canalette inclinate tra le traversine, sia mediante l'impiego di molini di varia foggia, nei quali la triturazione del minerale e l'amalgamazione venivano eseguite con l'aiuto della forza animale o meccanica.

Questi metodi permettevano l'estrazione dell'oro su piccola scala, con forte spesa di mano d'opera e con scarso rendimento, perché i mezzi rudimentali lasciavano nei residui della lavorazione una parte notevole di oro.

L'esplorazione continua della superficie del globo mise in luce immensi giacimenti inesplorati, e la tecnica risolse il problema del loro sfruttamento in maniera economica, applicandovi tutte le risorse dell'arte mineraria e della meccanica, e introducendo nuovi metodi dovuti al progresso della chimica. I processi usati hanno permesso anche di riprendere lo sfruttamento di antiche miniere. Così oggi si ottiene per intero, o quasi, tanto il contenuto di oro dei depositi alluvionali quanto quello delle vene e dei filoni che si trovano nelle rocce quarzose primitive, e si riesce ad estrarre tanto l'oro nativo mescolato alle sabbie quanto quello conglobato nei minerali solfurei e arsenicali di rame e di piombo, che si dicevano refrattari perché non cedevano il metallo prezioso al mercurio.

(Le rocce disgregate, grazie all'azione di potenti frantumatori, sminuzzatori e polverizzatori meccanici, producono polvere finissima che viene assoggettata a un trattamento complesso, che comprende un' amalgamazione col mercurio, eseguita entro apparecchi a lastre di rame elettrolitico argentate, combinata con una decantazione automatica delle parti argillose, oppure in apparecchi rotanti in cui l'amalgamazione avviene per forza centrifuga e pressione d'aria.

Le origini di questi processi risalgono alla metà del secolo XIX. Nel 1848 K.F. Plattner propose l'impiego del cloro gassoso, reattivo potente che attacca l'oro e lo trasforma in cloruro. Per il trattamento dei minerali auriferi non lavorabili con il mercurio. Variamente modificato il procedimento di Plattner fu applicato durante mezzo secolo soprattutto in California e in Australia a tali minerali, e anche ai residui dell' amalgamazione, ma è ora del tutto abbandonato.

Nel 1886 Mac Arthur e Forrest intrapresero una serie di ricerche sistematiche sui vari metodi fino allora proposti per l'estrazione dell'oro mediante reagenti chimici. Nel corso dei lavori misero in luce gl'inconvenienti del cloro e rivolsero la loro attenzione alla ricerca di un reattivo capace di sciogliere i metalli preziosi più facilmente che non con i metalli comuni ; dopo tentativi con varie sostanze trovarono il reattivo desiderato nel cianuro di potassio.

L'azione solvente di questo sale sull'oro e sull'argento era nota da lungo tempo, ma si riteneva che non fosse possibile servirsene in pratica senza l'ausilio della corrente elettrica; inoltre a quell’epoca il cianuro era costoso e si temeva la sua azione tossica. Malgrado tali difficoltà, gl'inventori del nuovo processo lo introdussero nella pratica con risultati sorprendenti, dimostrando che soluzioni molto diluite di cianuro (dai 300 ai 500 g. di cianuro per mc.di acqua) sciolgono i metalli preziosi con sufficiente rapidità, quando siano coadiuvate dall'azione dell'ossigeno dell'aria, e quando si mantenga costantemente alcalina la reazione del bagno. L’accelerazione del processo è operato da una opportuna combinazione di sbattimento ed agitazione sia meccanica che ad aria compressa.

Dagli agitatori la polpa aurifera viene pompata entro apparecchi, nei quali circola controcorrente la soluzione di cianuro; questa viene chiarificata per decantazione o per filtrazione disaerata e fatta passare entro vasche contenenti frammenti di zinco. Questo metallo si scioglie nel cianuro, sostituendo l'oro, che precipita sotto forma di polvere, la quale viene depurata per lavaggio in acido solforico.

Il processo al cianuro provato nel 1889 in Nuova Zelanda e nel 1890 al Trasvaal, si è oggi diffuso dappertutto, e si applica sia ai minerali già trattati col mercurio sia ai minerali vergini, quando non contengono sostanze che non rendano l'impiego non troppo oneroso, perché decompongono il cianuro.

L'argento può venire separato dall'oro anche mediante l'elettrolisi in un bagno di nitrato di argento.
L’oro, raffinato al 998/999 %°(millesimi) e fuso in lingotti da 1000 Once Troy = 31 Kg, dette “barre”, è pronto per essere adoperato per gli usi monetari e per la gioielleria o per essere conservato nei depositi delle banche dei vari stati.

La mitica “Corsa all’oro”

Il territorio della California del Nord, la terra della mitica "Vena d'oro", vide, a partire dalla metà del 1800, la più famosa delle Corse all'oro. Migliaia di persone giungevano da tutto il mondo, attratte dalla promessa di terra gratis e da sogni di ricchezza. Fra loro c'erano anche molti italiani, provenienti soprattutto dalle regioni del Nord - Liguria, Lombardia, Veneto - che forse avevano già fatto pratica setacciando i fiumi di casa. Sta di fatto che gli italiani si guadagnarono la fama di abili cercatori e, anche se per la maggior parte di loro la ricchezza si rivelò un'illusione, l'insediamento di molte comunità italiane segnò una svolta sociale nel territorio, contribuendo a scrivere la storia della California a partire da quello storico evento.

Attraverso le opere di alcuni “Macchiaoli” si rivive il contesto storico e culturale - in Italia e in America - che fece da sfondo a questa massiccia emigrazione e alla frenetica ricerca dell'oro.

Cristiano Banti - Riunione di contadine (1861)

Il numero chiave è il 49. Inteso come anno, segnò l'inizio della corsa all'oro in California, tanto che i cercatori vennero chiamati fortyniner. In Italia veniva subito dopo i moti insurrezionali antiaustriaci e la prima guerra di Indipendenza (1848-49); in America segnava la fine della guerra con il Messico per il possesso dei territori sud-occidentali, fra cui la California, che venne proclamata repubblica e annessa ufficialmente agli Stati Uniti nel 1848.
Ma il 49 è anche il numero della storica 49 road, la strada principale che attraversa il territorio del Gold Country da Nord a Sud-est, dalle montagne della Sierra Valley fino a Mariposa, attraversando le contee di Placer, Sierra Nevada, Eldorado, Sacramento, Amador, Calaveras.

Una mappa del Gold Country conduce alle località che sono state esplorate: cimiteri, ranch e miniere, vecchie foto e documenti testimoniano quell’epopea. Troviamo così la storia di Giuseppe, "Joe", Murer, che iniziò la sua fortuna come albergatore, il ranch della famiglia Manzinali, proveniente da Lucca, la signora Carolyn Fregulia Campbell, discendente di due famiglie italiane, che dirige la miniera Kennedy, a Jackson, e conduce ricerche sulla storia dei primi pionieri.

CURIOSITA’ Storiche

"ORO. IL MISTERO DEI SARMATI E DEGLI SCITI" Per quelle genti che avevano conosciuto lo sfarzo della reggia di Persepoli e l’eleganza squisita della corte del Catai ed il fasto dell’Iran achemenide, l’oro rappresentava il filo diretto che li congiungeva al divino ed era venerato in quanto simbolo del potere, dell’arte, degli dèi. Non avevano residenze stabili: né case, né palazzi, né templi; solo carri foderati di feltro su cui viaggiavano le donne ed i bambini, mentre gli uomini cavalcavano i loro destrieri.

(http://www.archeomedia.net/files/articolo.asp?art=58)

La scoperta di alcune miniere d'oro nell'Egitto meridionale, risalenti al periodo compreso fra il 5300 e il 3100 a.C., ha portato alcuni ricercatori a credere che gli antichi Egizi furono i primi a estrarre l'oro e a usarlo per la costruzione di gioielli.

Mentre la datazione delle miniere deve ancora essere confermata, Ali Barakat, della Egyptian Geological Survey and Mining Authority egiziana, ha riferito che gli antichi Egizi che vissero nella zona del mar Rosso e nella valle di Daghbeg furono probabilmente i primi minatori d'oro e anche i primi a disegnare mappe geologiche delle loro miniere.

Secondo Barakat, i reperti trovati suggeriscono anche che gli Egizi misero a punto un efficace metodo per estrarre l'oro dalla quarzite.

Essi riducevano in polvere la roccia aurifera, aggiungevano acqua e poi facevano passare la miscela in un canale pieno di bacini quadrati, dove si depositava la parte più pesante, contenente il metallo.

Secondo Lisa Schwappach, curatrice del Rosicrucian Egyptian Museum di San Jose, in California, mentre gli Egizi iniziarono sicuramente molto presto a estrarre l'oro, probabilmente essi furono battuti sul tempo dai popoli mesopotamici: "La regione indicata da Barakat rappresenta una delle più antiche vie commerciali fra l'Egitto e la Mesopotamia.

Gli Egizi in effetti lavorarono con il rame prima che con l'oro, e potrebbero aver appreso le basi delle tecniche di estrazione dell'oro dai mesopotamici".

(http://www.archeomedia.net/files/articolo.asp?art=282)

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I minatori, nell’antico Egitto, scavavano gallerie..."che vanno in ogni direzione come le radici di un albero, seguendo il filone che contiene l’oro, con grande fatica e tormenti"...(Diodoro, primo secolo a.C.).

Il quarzo aurifero era spezzato con strumenti di pietra e, talvolta, raccolto in ceste.
(Missioni A.A. Castiglioni, Deserto Nubiano, 1989-1991-1992-1994).
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mezzogroro250.jpg (9115 byte) Questi blocchi di quarzo aurifero pesano circa 40 kg.
L’oro esposto pesa circa gr. 0,35: è la quantità d’oro che si potrebbe estrarre frantumando e polverizzando questo quarzo.
E impossibile calcolare la quantità d’oro estratto dal deserto nubiano nel corso dei secoli e soprattutto, comprendere il lavoro e la sofferenza che si celano dietro quest’antica attività mineraria. quarzo250.jpg (13910 byte)

Un esempio: dalla tomba di un Faraone della XVIII Dinastia, morto a 18 anni, Tutankhamon, sono stati ritrovati centinaia di oggetti d’oro.
Il solo sarcofago interno che conteneva la mummia del faraone è in oro fino e pesa 1100 kg.
Per poterlo costruire è stato necessario scavare, spezzare, polverizzare e lavare oltre 120.000 tonnellate di quarzo: il peso di 10 navi da guerra (il dislocamento dell’incrociatore Duca degli Abruzzi, impiegato nella seconda guerra mondiale, era di 11.600 tonnellate).
Per rendere ancora più evidente il quantitativo di minerale lavorato è sufficiente considerare che 120.000 tonnellate di quarzo corrisponde a circa 85.700 metri cubi: il volume di una casa di circa 30 metri di lato per 20 piani di altezza.

Tratto da: (http://www.ilcircolino.it/mostra_toeplitz/sala2.htm)

Il vero significato del mito del vello d'oro e del viaggio degli Argonauti

Ma come si giunse al mito del vello d'oro?L'Egitto, già prima della "colonizzazione commerciale" micenea, era considerato la terra dell'oro nel bacino del Mediterraneo ed i regnanti degli altri paesi rivieraschi e del Vicino Oriente ripetutamente si rivolgevano nella corrispondenza ai faraoni con l'epiteto "nel tuo paese dove l'oro abbonda".Fu appunto all'inizio del II millennio a.C. che un tebano di nome Amenemhes, dando origine alla XII dinastia egizia (1996 a.C.), riunificò i due regni dell'Alto e Basso Egitto, imponendo al popolo come divinità di stato un antico dio tebano, Ammone, che venne per la prima volta chiamato "Signore dei troni dei due Paesi".

fig.5 Il Nilo nei pressi di Tebe

fig.6 Oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale.
Ammone era originariamente un dio di "second'ordine", di quelli che contavano poco, e possedeva un tempio in un piccolo villaggio che, con il tempo, fu inglobato nel perimetro di Tebe, una delle più potenti capitali egizie, "la madre di roccia delle città". Una divinità il cui culto nacque proprio ai confini della bassa Nubia, alla confluenza del Nilo con gli wadi che attraversano il Deserto Orientale fino al Mar Rosso (fig. 5), la regione cui si riferisce la notizia riportata da Archaeology, dove la società "Centamin" ha trovato testimonianze d'antiche e vastissime coltivazioni d'oro e che ancora oggi si chiama la regione d'Ammon (figg. 6 e 8).
Il dio assurse quindi al rango di divinità primigenia, all'inizio del II millennio. Il suo emblema fu la testa d'ariete (fig. 7) ed il suo simbolo l'oro. Il suo tempio a Tebe per grandezza e ricchezza di depositi d'oro divenne famoso, come la sua città nata sull'incrocio delle vie carovaniere che portavano alle miniere d'oro degli wadi del Deserto Orientale. La sua fama ed il suo potere crebbero sempre di più, "colui che nasconde il suo nome", "il Padre degli Dei", "il Signore Supremo" raggiunse il potere totale sotto Ramesesse III (1167 a.C.), quando la Nubia venne chiamata "la terra d'oro di Ammon".

Fig. 7: mummie di ariete ricoperte di foglia d'oro, Museo del Cairo

Fig. 8: accampamento nomade nei pressi di Tebe
L'Egitto con la XXI dinastia ed i suoi sacerdoti-re perse del tutto la Nubia, ma la divinità di Ammone restò legata alle sue terre. I re della dinastia Kushita, che governarono l'Egitto nell'VIII sec. a.C., mantennero vivo il culto del Dio. Il regno di Kush a sud dell'Egitto, compreso tra la seconda cataratta del Nilo ed il deserto del Bayuda, conservò il culto di Ammone per altri mille anni. L'ultimo tempio di età meroitica, con un imponente viale di arieti a guardia della dimora divina, fu costruito a Naqa, al confine meridionale del deserto del Bayuda, dagli ultimi re di Kush. Fin qui un breve riassunto di una storia millenaria documentata da incredibili capolavori di oreficeria, come la maschera di Tutankamon (fig. 9) che insieme al resto del corredo funebre (fig. 10) occupa quasi metà delle sale del Museo del Cairo.

Fig. 9: maschera d'oro massiccio del faraone Tutankamon, indiscusso capolavoro d'arte orafa egizia del 1318 a.C.
Ma che c'entra l'Egitto con la Colchide ed i Micenei? Se Ammone è il dio dell'oro e l'ariete è il suo simbolo, perché dovremmo ritenere patria del vello d'oro la Colchide e non l'Egitto? E cosa dire delle Ammoniti ("Ammoniti Omarai") presenti nelle vicinanze dei depositi auriferi del deserto nord orientale? In quale misura è possibile che questi fossili a forma di corna di ariete (da cui il nome) fossero considerati, nell'antico Egitto, tracce del passaggio aureo di Ammone? Non a caso proprio nelle più antiche tombe egizie ed anche nelle piramidi furono trovati fossili di ammoniti come parte del corredo funebre del defunto. (fig.11).

Fig. 10: oreficerie dei nomadi del Deserto Orientale
 

I rapporti e gli scambi culturali tra la civiltà egizia e quella micenea sono così noti e studiati che è inutile tornare sull'argomento, ma come dovremmo considerare la notizia riportata dagli annali di Tutmosis I (1525-1512 a.C.), circa la fondazione da parte di Sesostri I di una colonia egizia nella Colchide? Secondo i testi, Sesostrasen Osiritasen della XII dinastia (1971-1928 a.C.), nell'intento di diffondere il culto d'Ammone in Europa ed in Asia, fondò colonie lungo le sponde del Danubio e sulle coste del Mar Nero.

Notizia riportata, neanche a dirlo, proprio da Strabone (Bk.3) che ipotizzò probabili conquiste di Sesostri I in Palestina, Syria, Mesopotamia, Armenia, Iberia e Colchide. A questo punto la cronologia giustificherebbe gli scambi culturali tra l'Egitto ed il Mar Nero, prima del sorgere della potenza commerciale Micenea nel Mediterraneo, ma la "paternità" del vello d'oro spetterebbe in ogni caso all'Egitto.

Sembra poi, come ha sottolineato J. Muhly nel 1998, studiando la geologia della regione, che nella Colchide prima del VII sec. a.C. non vi fossero coltivazioni di giacimenti d'oro, e che solo nel V secolo a.C. gli orafi greci si stabilirono nella "Colchide ricca d'oro".

Siamo tornati, quindi, al punto di partenza ed all'unica ipotesi attendibile: che furono proprio i Micenei, frequentatori assidui degli empori egizi, a portare nel bacino del Mar Nero usi, costumi e tecniche d'oltremare, la cui provenienza lontana sembra proprio simboleggiata dal volo dell'ariete d'oro fino alla lontana Colchide.


Fig. 11: fossili di ammoniti trovati nelle tombe egizie

Tratto da: (http://www.area.fi.cnr.it/r&f/n17/belgiorno2.htm)

L’ORO PIÙ ANTICO DELLA CIVILTÀ UMANA

Nel 1972 il trattorista Raicio Marinov scavando nei pressi della città di Varna un canale per cavi elettrici, scopri un braccialetto d'oro che pesava 268 grammi ed altri oggetti d'oro che raccolse e consegnò al museo della città. Lo stesso anno l'archeologo Ivan Ivanov iniziò in quel luogo gli scavi. Vi rinvenne il più antico tesoro d'oro che l'umanità avesse mai conosciuto. E' vero che singoli oggetti risalenti all'epoca calcolitica, ossia a circa 6500 anni fa, erano stati scoperti anche in altre parti dell'Europa, ma il loro peso totale non superava mai il mezzo chilogrammo.

Gli scavi archeologici presso Varna proseguono. E' ormai certo che si tratta di una grande necropoli su un'area di 7'500 mq, in cui finora sono state scoperte 265 tombe. In 45 di esse sono stati trovati 3000 oggetti d'oro in tutto del peso di oltre 6 chilogrammi. In una delle tombe gli oggetti trovati erano ben 216.

A ragione la scoperta della necropoli di Varna ha sollevato diversi interrogativi davanti agli studiosi di preistoria di tutto il mondo e le sono stati dedicati alcuni autorevoli simposi scientifici.


Scheletro scoperto in una delle tombe.
Scheletro scoperto in una delle tombe.

Figure con raffigurazioni di tori, trovate tra i reperti di una grande necropoli nei pressi della città di Varna
Figure con raffigurazioni di tori, trovate tra i reperti di una grande necropoli nei pressi della città di Varna


E' interessante il fatto che ancora non è stato scoperto il villaggio in cui abitavano gli uomini i cui resti sono stati rinvenuti nella necropoli di Varna. Probabilmente vivevano in palafitte sulle acque del lago di Varna. Intanto le ricerche archeologiche subacquee non possono ancora dare una risposta categorica in merito. In una delle tombe è stato trovato lo scheletro di un uomo che, secondo la ricostruzione, doveva essere alto 175 cm, di circa 40-50 anni d'età, di corporatura atletica e di grande forza fisica. I lineamenti del cranio indubbiamente rivelano la presenza di forte carica intellettuale. Gli studiosi affermano che quella persona non si occupava di lavoro fisico. Il ritrovamento anche di armi nella sua tomba rivela che il defunto era anche guerriero. Fra gli oggetti d'oro del peso complessivo di 1516 grammi fa particolare impressione il fallo di metallo che conferma che l'uomo svolgeva anche funzioni sacerdotali. Come è noto in quei tempi uno dei culti più diffusi era quello della fecondità. Secondo quel culto al capo della tribù spettava l'onore di fecondare la Dea madre, la cui immagine terrestre era la sacerdotessa del santuario tribale. Con questo atto si effettuava, la fecondazione simbolica della terra affinché dia abbondanza per tutta la tribù.

Probabilmente la necropoli di Varna conserva ancora molti segreti.

Ora l'oro di Varna sta girando tutto il mondo. Milioni di persone hanno visitato le mostre in cui viene esposto. La televisione giapponese ne ha fatto anche un lungometraggio. E a ragione si è cominciato a parlare delle tracce della prima civiltà in Europa.

Oro di Varna


Originale recipiente di argilla, alla quale è stata aggiunta polvere d'oro.
Originale recipiente di argilla, alla quale è stata aggiunta polvere d'oro.

Maschera appartenente probabilmente a qualche capo delle tribù locali. E' stata scoperta nel lago di Varna
Maschera appartenente a un capo  tribù locale.  

Tratto da : www.bulgaria-italia.com

E in Italia ?

Non vi sono al momento, in attesa dei risultati dello scavo nell’area del cosiddetto “castelliere” situato al limite settentrionale della Bessa, testimonianze dirette che indichino con certezza uno sfruttamento protostorico del giacimento aurifero, tuttavia gli oggetti in oro di origine locale, provenienti dall’insediamento palafitticolo del vicino lago di Viverone (XVI – XV sec. a.C.) fanno supporre che una modesta attività di estrazione fosse già in atto durante il Bronzo medio. Inoltre la presenza di numerosi massi erratici con incisioni risalenti per la maggior parte all’età del Ferro (I millennio a.C.) attestano una intensa frequentazione dell’area che, a partire dal V/IV sec. a.C., si ritiene fosse controllata dai Salassi insieme al territorio biellese, parte dell’attuale provincia di Torino e alla Valle d’Aosta.

Strabone (64 a.C. - 21 d.C.) riferisce che nel 143 / 140 a.C. prendendo a pretesto una contesa tra i Salassi che coltivavano un giacimento aurifero e le popolazioni insediate nella pianura (in cui i primi venivano accusati di privare i campi coltivati dell' acqua del fiume Dora, utilizzata per il lavaggio delle sabbie), il console romano Appio Claudio, intervenne militarmente. Malgrado una disastrosa sconfitta iniziale che gli impedì di avere dal Senato il "trionfo" (ma l'ebbe ugualmente a proprie spese), si impadronì del territorio oggetto del contendere. L'identificazione di questo con la Bessa non è certa, ma molto verosimile dato che doveva trattarsi di un giacimento di grandi dimensioni e che la quantità di acqua utilizzata sembrava creare problemi di approvvigionamento. Si deve pensare che lo storico citando la Dora non si riferisse all'attuale fiume che scende dalla Valle d'Aosta ed é separato dalla Bessa dalla grande morena della Serra, ma lo utilizzasse come idronimo (molto comune anche in Savoia ed in Vallese) dato che non esistevano nella regione altri giacimenti di consistenza tale da giustificare una, sia pur pretestuosa, disputa sull'acqua. Il 140 a.C. è quindi il termine post quem i pubblicani romani poterono avere in appalto la miniera d'oro. Le miniere erano di proprietà dello Stato ed un Procurator metallorum era posto a capo dell'amministrazione.

Il testo di Strabone conferma anche che il metallo era già estratto dai Salassi, evidentemente su scala non semplicemente artigianale. Da Plinio (23 - 79 d.C.) abbiamo invece la prova della dimensione del cantiere poiché, a proposito della Bessa, cita una lex censoria che, probabilmente per problemi di ordine pubblico, vietava l'utilizzo nelle aurifodinae di più di 5000 lavoratori, ciò significa che vi furono periodi in cui il loro numero dovette essere maggiore. Non é tuttavia chiaro se questo numero si riferisse ai soli addetti ai lavori minerari o al totale dei lavoratori impiegati compresi quindi quelli coinvolti nelle attività che oggi sarebbero chiamate: "l'indotto".

Non è nota la durata del periodo di sfruttamento sappiamo però che all’epoca in cui scriveva Strabone le miniere erano già state abbandonate (o più probabilmente esaurite) e l’oro di Roma proveniva ormai in massima parte dall’Iberia.

Amministrativamente le aurifodinae dipesero nella fase iniziale da Vercelli poi, in seguito alla deduzione di Eporedia (Ivrea) nel 100 a.C., probabilmente passarono sotto questa, lo testimoniano indirettamente alcune lapidi ed iscrizioni di cittadini eporediesi, rinvenute ai margini della Bessa (fraz. Riviera di Zubiena) e sul sito dell’antica Victimulae (l’attuale S.Secondo di Salussola). La lapide di Riviera è relativa ad un sacerdote di Augusto, l’iscrizione di S.Secondo ricorda la donazione di un ponderarium (struttura in cui venivano conservati pesi e misure) da parte di un magistrato. Questa donazione fa ritenere che in epoca Augustea o Giulio Claudia permanesse ancora una attività estrattiva, probabilmente ad iniziativa di singoli e limitata alle sabbie scaricate dopo il lavaggio che, a causa dell’imperfetto trattamento, contenevano ancora modeste quantità di metallo. L’identificazione della Victimulae citata dagli storici romani con il centro direzionale delle aurifodinae non è stata fino ad ora confermata, dato che la datazione dei reperti e delle strutture indagate non va oltre l’età Imperiale e nessuna necropoli contemporanea al periodo di “coltivazione” é per ora venuta alla luce. La ricerca dell’oro continuò anche nei secoli successivi e prosegue ancora attualmente a livello amatoriale nelle sabbie che il fiume Elvo erode dai “conoidi antropici”.

Tratto da:(http://web.tiscali.it/bessa/bessa/cenni%20storici.htm)

Da Erodoto: Tratto da: (http://www.pa.camcom.it/fenici/page4-ita.htm)

“La marcata vocazione commerciale delle città-stato fenicie trova una spiegazione da un lato nella loro posizione geografica, dall’altro nella situazione storica venutasi a creare alla fine del II millennio a.C. lungo la fascia costiera della Siria e della Palestina. Le città, compresse com’erano nell’angusto territorio tra la catena montuosa del Libano e la costa mediterranea, concentrarono le loro attività verso orizzonti commerciali e artigianali; inoltre gli accadimenti storici della seconda metà del II millennio a.C. quali l’invasione dei Popoli del Mare, la caduta dell’impero ittita, la fine della talassocrazia micenea e delle città-stato della costa siriana settentrionale, crearono le premesse per l’espansione commerciale delle città fenicie. Il commercio fenicio non fu mai ispirato da conquiste territoriali, come accadde in epoca posteriore per l’elemento greco; l’elemento propulsore dei traffici marittimi fu sempre la ricerca delle materie prime necessarie alla produzione artigianale.

Nel corso degli ultimi due secoli del II millennio le attività commerciali si svolgono principalmente nel bacino orientale del Mediterraneo ed interessano Egitto, costa meridionale dell’Anatolia e Cipro. Di poco successivi sono i rapporti commerciali con il regno di Israele e i viaggi effettuati verso il lontano Occidente alla ricerca di metalli. è però solo a partire dagli inizi del I millennio a.C. che le città della Fenicia si volgono più sistematicamente verso l’Occidente mediterraneo. Alle spedizioni partecipano, almeno nel primo periodo, anche imprese commerciali vicino-orientali di nazionalità non fenicia; il peso economico di queste iniziative veniva sostenuto probabilmente da armatori pubblici quali la stessa casa regnante o i tesori dei templi della potente casta sacerdotale.

Per quanto riguarda le modalità con cui avveniva il commercio, se nel Mediterraneo orientale i mercanti fenici si erano confrontati con i grandi regni vicino-orientali, in Occidente essi si trovarono a contatto con principi locali o con gruppi a carattere tribale e preurbano. Lo storico Erodoto, in un famoso racconto, ci narra come avvenivano praticamente gli scambi: "I Cartaginesi raccontano anche questo, che vi è una regione della Libia e uomini che la abitano, al di là delle colonne d’Ercole. Quando siano giunti tra questi e abbiano scaricato le mercanzie, dopo averle esposte in ordine lungo la spiaggia risalgono sulla nave e alzano una fumata. Allora gli indigeni vedendo il fumo vanno al mare e poi in sostituzione delle mercanzie depongono oro e si ritirano lontano dalle merci. E i Cartaginesi sbarcati osservano e se l’oro sembra loro degno delle mercanzie lo raccolgono e si allontanano, se invece non sembra degno, risaliti sulla nave di nuovo attendono; e quelli, fattisi avanti, depongono altro oro, finché li soddisfino. E non si fanno torto a vicenda, perché né essi toccano l’oro prima che quelli l’abbiano reso uguale al valore delle mercanzie, né quelli toccano le merci prima che gli altri abbiano preso l’oro" (IV, 196). Uno scambio quindi fondato sulla reciproca fiducia tra le parti, che contrasta con la poco lusinghiera, o addirittura furfantesca, immagine che dei mercanti fenici ci viene tramandata in genere dalle fonti. “

Il Sabato dell’oro di KUMASI

In tutte le culture l'oro ha assunto un valore simbolico che privilegia una conoscenza di tipo esoterico, corrispondente ad uno stadio più elevato nell'evoluzione spirituale dell'uomo. Per la sua lucentezza e inossidabilità, l'oro è stato sempre legato al culto del sole in tutte le antiche civiltà. C'è una città nel mondo dove ogni sabato è possibile assistere ad una mostra e un luccichio di collane e orecchini tutti d'oro purissimo, ma non siamo a New Jork, o a Parigi, nemmeno a Saint Moritz o a Cortina, ma nel cuore dell'Africa Nera. Quest'Africa oppressa dalla fama e dalle guerre tribali… eppure c'è un angolo che sembra la terra di Creso. Siamo ad Kumasi la città capitale del regno degli Ashanti nel Ghana. Gli Ashanti appartengono insieme ad altri gruppi etnici alle tribù Akan, e hanno sviluppato con l'oro un rapporto millenario. La loro, venne denominata "la civiltà dell'oro" perché impiegava questo metallo in tutte le sue creazioni e manifestazioni. Il massimo splendore lo raggiunse attorno al '600 ; essi esercitavano il controllo delle vie commerciali verso il golfo di Guinea trasportando schiavi, sale, oro e avorio verso Geo Djenne e Timbuctu.
Si rinnova così ogni sabato, giorno di cerimonia, lo sfoggio di monili d'oro, non per rappresentare o commemorare il ricordo di un passato glorioso, ma per rappresentare un legame forte e antico con il divino. L'oro simbolo di uno spirito illuminato, che riceve luce direttamente dall'ispirazione divina che Nyame, il dio supremo del popolo ashanti dona alla sua gente.

Una collezione pregiatissima d'arte e monili d'oro possiamo osservala presso il National Cultural Center, dove sono esposti oggetti prevalentemente destinati alle cerimonie tradizionali.
Il mercato è la principale attrazione della città, un' immensa distesa di bancarelle dove si possono acquistare i Kente stoffe coloratissime ricamate a mano, l'akwaba, bambola la cui linearità e bellezza la rendono apprezzabile anche a coloro che sono lontani dalla cultura africana, perché incarna la bellezza ideale degli ashanti. Da ammirare e comprare anche i pesi per l'oro di diverse raffigurazioni geometriche, dalle forme più diverse e quelli figurativi che raffigurano animali e oggetti rituali. Una breve sosta per degustare l'apetesh un liquore di palma dal gusto dolce.

Il nostro cammino alla ricerca dell'oro ci conduce a Obuasi per visitare una delle miniere più grandi del mondo, ben 32 livelli sotto terra; il più basso si trova a circa 1300 metri. Qui è possibile osservare come avviene l'estrazione dell'oro e assistere al processo di lavorazione dei lingotti. Il Ghana è tra i primi dieci produttori al mondo di oro, secondo dopo il Sud Africa. Imperidibile i tour lungo la costa per ammirare uno scenario di spiagge vergini di incomparata bellezza. Intorno a Cape Coast si sprigiona l'incantesimo di una serie di castelli e fortezze erette intorno al 1500 dagli europei per contendere agli ashanti il traffico dell'oro. La sete dell'oro attirò nel corso dei secoli, eserciti e avventurieri di ogni taglia e specie ma nessuno divenne ricco. Che l'oro sia nell'anima, negli occhi, nel cuore, nel ritmo di ogni ashanti e nella sua fede?

Carmine Volpe

Tratto da: (http://www.viaggiatori.com/erranza/kumasi.htm)

Oro!

Tratto da: (http://www.pd.astro.it/urania/2002/articoli/s3a1.html)

Di certo non farà diventare ricco nessuno ma aver scoperto l'oro a 2500 anni luce di distanza ha comunque il suo valore. Lo sanno bene gli astronomi che per la prima volta hanno individuato tracce del prezioso metallo in una stella ai confini della nostra galassia. Per loro questo vuol dire avere tra le mani un indizio fondamentale per stabilire la vera età di questo astro lontano, ritenuto tra i più vecchi dell'Universo.

Tracce della presenza di oro sono state trovate in una stella ai confini della nostra galassia
 

Nello spazio minuscole particelle di oro possono formarsi durante le esplosioni di stelle morenti
Per capirne l'importanza, bisogna sapere che nello spazio l'oro riesce a formarsi solo in condizioni estreme quali l'esplosione di stelle al termine della loro esistenza. Ciò spiega perché si trova sparpagliato un po' ovunque ma in quantità così piccole da essere difficilmente rilevabile. Non a caso, al di fuori della Terra, era stato finora individuato solo negli strati più esterni del Sole.
 
Se allora l'oggetto studiato dagli scienziati presenta tracce di questo elemento c'è una sola possibilità. L'oro doveva essersi formato in precedenza dall'esplosione di altre stelle, per finire nella nube di gas dalla quale sarebbe poi nata la stella. Questo significa che l'astro non è stato tra i primi a popolare la Galassia e non è da ritenersi così vecchio. Per la gioia di chi sostiene che l'oro più si possiede più fa ringiovanire.

Dalle nubi di gas possono nascere nuove stelle

La storia delle miniere d'oro della Lavagnina
http://www.libarnanet.it/libarnagiornali/lanotizia/archivio/febbraio2001

NOVI LIGURE - Si è svolta sabato 20 gennaio, presso il salone della Casa del Giovane di Novi Ligure, una conferenza sulla "Storia delle miniere d'oro dell'Ovadese nell'antica Provincia di Novi". L'argomento è stato presentato dal noto geologo locale Dott. Giuseppe Pipino, invitato a Novi dall'AGESCI, Associazione Scout e Guide Cattolica Italiana, nell'ambito di una serie di attività formative di carattere naturalistico rivolte ai ragazzi di questa associazione ed alle loro famiglie. L'incontro, patrocinato dall'Amministrazione Comunale di Novi Ligure, era stato aperto a tutta la cittadinanza. Presente anche il Movimento degli Adulti Scout del novese. Il relatore all'inizio ha trattenuto i presenti sulla storia locale dei secoli scorsi, per inquadrare le condizioni storiche che portarono in periodi alterni allo sfruttamento dei giacimenti e dei cospicui depositi auriferi situati intorno ai Laghi della Lavagnina e lungo il corso dei torrenti, nei comuni di Mornese, Lerma e Casaleggio Boiro. Ha poi descritto con naturale competenza la qualità delle rocce che contengono vene di quarzo ricche di piccoli frammenti d'oro, le sabbie dei torrenti Gorzente, Piota ed Orba ricche di polvere di questo metallo prezioso. Ha illustrato con diapositive i luoghi di raccolta dell'oro, le metodologie, i mezzi con cui si estraeva l'oro nell'antichità ed in particolar modo nell'ottocento ed agli inizi del novecento. L'appassionata narrazione ha entusiasmato i ragazzi presenti e li ha resi desiderosi di visitare con spirito di avventura i luoghi descritti. Alcuni di essi si specializzeranno e si attiveranno per conquistare la specialità di Geologo, una delle tante che si usa acquisire negli Scouts. Al termine della sua relazione il dott. Pipino ha risposto ad alcune domande formulate dal folto pubblico presente: le caratteristiche chimico fisiche dell'oro, la possibilità di sfruttare quelle rocce aurifere, la metodologia di estrazione oggi utilizzata nel mondo, alcune notizie sull' "Associazione storico-naturalistica dei cercatori d'oro della Val d'Orba", alcuni membri della quale dopo aver iniziato la "pesca dell'oro" per hobby sono divenuti poi campioni del mondo. Il dott. Pipino, dopo aver ricevuto un caloroso applauso dagli spettatori presenti, ha presentato brevemente ed ha donato ai presenti, in particolar modo ai più giovani, il volume "Novi Ligure e dintorni - Miscellanea storica" pubblicato dall'Accademia Urbense. Si tratta di un volume unico in cui ha raccolto tutti i suoi scritti su Novi e zone limitrofe che in tempi diversi erano stati pubblicati su varie riviste. L'Autore, durante la ricerca di queste antiche miniere, condotte negli archivi storici e sul campo, non ha tralasciato di raccogliere notizie e documenti sulla storia, ancora inedita, della nostra zona. Tutti poi, per finire, hanno osservato con curiosità le numerose scaglie d'oro che il relatore aveva portato con sé.


Sorpresa dalle miniere d'oro: l'aria primordiale era già respirabile
http://www.heos.it/scienze/scien_150.htm

(19/01/02) - Un gruppo di geologi sudafricani sostiene che la terra avesse un' atmosfera ricca di ossigeno anche oltre tre miliardi di anni fa.

La loro teoria o meglio la loro convinzione mette in discussione anche altri dati ormai consolidati, come la formazione di minerali tra cui l'oro e l'epoca in cui è scoccata la scintilla della vita sul nostro pianeta.

La prova della presenza di ossigeno nell' atmosfera primitiva è stata pubblicata dal prof. Neil Phillips su Society for Economic Geology.

"Questi risultati possono avere implicazioni economiche enormi in quanto attualmente è possibile che cerchiamo l'oro semplicemente nei posti errati a cominciare dalle miniere - sostiene il professor Phillips - oppure possiamo realmente trovarlo ma non riconoscerlo per cosa sia effettivamente, in quanto non abbiamo capito bene i processi che portano alla formazione del materiale".

I geologi basano il loro caso sulla presenza di "pisolite" ossia noduli, sferule rivestite di nodi concentrici ricchi in questo caso di ferro, trovati negli strati profondi della miniera di Witwatersrand in sud Africa. Particolare questo del ferro - affermano i geologi - che si è prodotto tramite esposizione ad un' aria ricca di ossigeno. E quelli trovati erano situati a 3-4 chilometri di profondità quindi facilmente databili a 2,7 - 2,8 miliardi di anni fa.

A sostegno della teoria dei ricercatori è arrivato anche un ulteriore dato di prova dalla regione australiana occidentale di Pilbara per la presenza dei solfati in una roccia datata 3,5 miliardi anni. Anche questi solfati non potrebbero essersi formati senza un atmosfera ricca di ossigeno.

La pisolite pertanto in questi ultimi anni si è rivelata uno strumento vitale nella scoperta di nuovi giacimenti d'oro stimati per un valore di 5 miliardi di dollari.

Le piccole sfere ferrose forniscono dunque indizi simili a impronte digitali facendo risparmiare un sacco di tempo e quattrini nella ricerca dei giacimenti auriferi.

Alcuni geologi, infine, ritenendo che gli organismi viventi possano avere avuto una parte nella formazione dei pisoliti, sollevano nuove questioni e ipotesi circa la vita sulla terra nell'epoca primordiale e il ruolo che essa ha avuto nella mineralizzazione della superficie terrestre.

Articolo apparso sul numero di Maggio 2000 di NEWTON
(http://cubo.newton.rcs.it:8666)
Materiali
Gli insospettabili usi del metallo più prezioso
Un inferno chiamato oro
È il più famoso simbolo di potenza e ricchezza, le sue proprietà chimico-fisiche ne fanno un materiale insostituibile per la tecnologia più moderna. Ma la sua estrazione costringe i minatori a sopportare condizioni al limite della resistenza umana
Massimo Murianni

“Diciannove metri per diciannove per diciannove. In un cubo di queste dimensioni sta tutto l'oro del mondo. O meglio, tutte le 125 mila tonnellate d'oro che sono state trovate negli ultimi seimila anni di storia, da quando, cioè, gli archeologi hanno notizia del suo utilizzo da parte dell'uomo. A prima vista può sembrare poco. Ma basta rifletterci per accorgersi che non è così: un cubo di quelle dimensioni ha un volume di 6859 metri cubi, e un metro cubo d'oro pesa più di diciannove tonnellate. Continuando con le cifre sorprendenti si può ricordare che un "Tir" lungo diciotto metri può trasportare 44 tonnellate di carico, quindi occorrerebbero ben 2841 camion per trasportare tutte le 125 mila tonnellate. Il 90 per cento dell'oro attualmente in circolazione è stato trovato ed estratto a partire dalla fine dell'Ottocento. Nel gennaio 1848, James Marshall, un falegname che lavorava in una segheria sulle sponde del fiume Sacramento, in California, trovò nella condotta dell'acqua del mulino alcuni frammenti di un metallo che sembrava oro. Per accertarsene lo portò al suo principale, John Sutter, uno svizzero emigrato in America per scappare dai creditori. Il confronto tra il metallo trovato e la descrizione data dall'enciclopedia confermò a Marshall e Sutter che si trattava effettivamente di oro. I tentativi di tenere segreta la scoperta furono vani, e già a partire dall'estate successiva in California arrivarono i primi cercatori. Era iniziata la "corsa all'oro". Nel giro di pochi anni ogni centimetro di fiume era occupato da un uomo che, con la sua padella, ne setacciava il letto alla ricerca di polvere, pagliuzze, scaglie e pepite d'oro. Il metodo allora usato per separare il prezioso metallo dalla sabbia, oggi è detto "levigazione". Con una specie di "padella" si raccoglie un po' di materiale dal letto del fiume, quindi si fa scorrere l'acqua in modo da eliminare le particelle più leggere e lasciare nella padella i materiali più pesanti. Tra questi l'oro, che ha un peso specifico di 19,3. Un cubo d'oro di 10 centimetri di lato, infatti, pesa 19,3 chilogrammi, mentre la stessa quantità di piombo supera di poco gli 11. Dall'Australia al Sudafrica Uno dei primi cercatori, Edward Hammond, veniva dall'Australia, si ripromise di trovare l'oro nel suo Paese, e lo fece. Nel Galles del Sud, nel Victoria e nel Queensland, si trovarono le stesse condizioni geologiche dell'alta California, e lo stesso oro alluvionale nei corsi d'acqua. Tra il 1850 e il 1860, in America, Canada e Australia, si era praticamente raccolto tutto l'oro che l'acqua aveva eroso dalle rocce dei monti e trasportato a valle nel corso di millenni. Rimanevano le vene di quarzo aurifero dalle quali questo oro proveniva, ma per estrarlo occorrevano mezzi tecnici e investimenti molto superiori alla padella e alla resistenza fisica dei primi, improvvisati "cacciatori d'oro".

Il salto di qualità si avrà intorno al 1870 grazie alla concomitanza di tre fattori: la scoperta di enormi quantità d'oro in Sud Africa, la presenza in quella terra dei capitali provenienti dall'industria mineraria dei diamanti, e l'invenzione del processo di cianurazione. Questo rende economicamente vantaggioso lavorare tonnellate di materiale roccioso per ricavarne pochi grammi d'oro, correndo però i rischi ambientali legati all'uso di sostanze fortemente tossiche. I giacimenti aurei sudafricani non hanno le caratteristiche "scintillanti" dei fiumi della California o del Klondike (in Canada); si tratta piuttosto di un vastissimo strato di quarzo aurifero, largo circa quaranta chilometri, che si trova a parecchie centinaia di metri sotto terra. Si tratta di roccia al cui interno, nel corso dei millenni, si è "cementato" l'oro trascinato da antichi fiumi. L'oro è un metallo raro, ma molto diffuso. L'apparente paradosso è spiegato dal fatto che sulla Terra ce n'è poco, ma distribuito praticamente ovunque: si trova oro nelle rocce, nelle acque marine, ma anche nelle piante e negli animali. Le percentuali, in genere, sono tanto basse da essere misurate in parti per milione; e comunque mai sufficienti per giustificare la ricerca del prezioso metallo in ambiti diversi da quello minerario. Una quantità d'oro di 4-10 grammi per tonnellata, come nei giacimenti sudafricani, basta per renderne vantaggiosa l'estrazione. Benvenuti all'inferno Le miniere sono immense aziende con anche 20-30.000 dipendenti, gallerie sotterranee che si estendono fino a 1000 chilometri, e pozzi che scendono anche a 3700 metri di profondità. I minatori che ci lavorano sopportano condizioni ambientali durissime, con temperature che raggiungono i quaranta gradi e un livello di umidità altissimo. Ma ancora più severi sono i controlli di sicurezza che devono sopportare. Prima di scendere in miniera devono spogliarsi completamente e indossare una tuta. Nessun minatore può portare fuori dalla miniera i vestiti usati mentre lavora. Quando lasciano la miniera devono quindi nuovamente spogliarsi, fare una doccia, e passare attraverso una macchina simile al metal detector degli aeroporti, per evitare furti. Questi strumenti controllano che la capacità elettrica del corpo non sia alterata dalla presenza di metalli. Nel caso degli aeroporti la tolleranza degli strumenti di rilevamento è piuttosto alta, non potendo costringere tutti i viaggiatori a spogliarsi prima di ogni volo, e avendo ciascuna persona una capacità elettrica diversa. Nelle miniere, invece, si conosce la capacità elettrica di ciascun minatore, quindi il controllo è estremamente accurato.

Tremila metri sotto terra La struttura di una miniera sotterranea ricorda la forma di un pettine. Dal fondo di un pozzo verticale che scende alla profondità del giacimento aurifero, parte una galleria principale che segue il filone di roccia ricco di oro. Da questa si diramano, a intervalli regolari, le gallerie secondarie. Il materiale si estrae scavando i fianchi delle gallerie secondarie, fino a incontrare il fronte della galleria contigua. In questo modo si riescono a estrarre strati interi di roccia, che vengono poi trasportati da vagoncini fino al pozzo principale, e quindi in superficie. La strada che porta dalle tonnellate di pietre ai grammi d'oro, passa per le proprietà chimiche di uno dei più famosi veleni, il cianuro. Il procedimento di cianurazione, inventato nel 1887 da due fratelli medici, Robert e William Forrest, e da un chimico John Steward MacArthur, permette di separare l'oro dallo scarto di estrazione con bassi costi di lavorazione. Alla fine del processo di estrazione e lavorazione, l'oro lascia la miniera sotto forma di lingotti del peso di 31 chilogrammi (1000 once troy). Per avere un'idea delle dimensioni del lavoro di una moderna miniera d'oro si pensi che la Kalgoorlie, la più grande miniera australiana, l'anno scorso ha estratto ben 74,7 milioni di tonnellate di materiale, per ricavarne "solo" 23,2 tonnellate d'oro. Parlando di oro la prima immagine che viene in mente è quasi sicuramente un gioiello. Tuttavia questo materiale ha una serie di imprevedibili applicazioni nei più impensati campi tecnologici. Dai microchip ai telescopi Ovunque sia necessario un materiale molto resistente alla corrosione, con una grande conducibilità termica ed elettrica e con una grandissima capacità di riflettere i raggi infrarossi si ricorre all'oro. Il mondo dell'informatica usa l'oro per i circuiti integrati e i contatti elettrici dei processori. Nessun altro materiale, infatti, permette di realizzare fili di connessione tanto sottili e contemporaneamente efficaci e resistenti. Dieci grammi d'oro, un cubetto di otto millimetri di lato, possono essere tirati in un filo lungo oltre due chilometri con un diametro di un centesimo di millimetro, più sottile di un capello. Se i circuiti sono destinati a operare in situazioni con difficili condizioni ambientali, diventa necessario avere un materiale che non alteri le sue caratteristiche nel tempo. L'oro non reagisce con l'ossigeno, quindi non si ossida a contatto con l'aria, e non è corroso dagli acidi. Lo intaccano solo il bromo e il cloro, ed è sciolto dall'acqua regia, un composto di tre parti di acido cloridrico e una di acido nitrico, e dal mercurio. Si faccia attenzione agli anelli quando si rompe un termometro!

Nello spazio non c'è ossigeno, nè acidi, ma satelliti e mezzi spaziali non possono comunque fare a meno dell'oro. Le temperature al di fuori dell'atmosfera vanno da -150 a 150 gradi centigradi. L'oro è in grado di trasmettere la più piccola carica elettrica in temperature comprese tra i -55 e i 200 gradi. Inoltre nessun altro materiale può riflettere i raggi infrarossi fino al 99 per cento; coperture d'oro proteggono i mezzi spaziali dall'esposizione diretta a questi raggi provenienti dal Sole. Per lo stesso motivo le visiere dei caschi degli astronauti hanno una sottilissima lamina d'oro. L'oro, generalmente opaco, diventa trasparente, con una colorazione blu-verdastra se tirato in lamine molto sottili. Tenta grammi d'oro sono sufficienti per ricoprire una superficie di 10 metri quadrati con una pellicola spessa un decimillesimo di millimetro. Anche alcuni aerei di linea adottano vetri con lamine d'oro per le cabine dei piloti: oltre a isolare termicamente la cabina, l'oro nel vetro può essere attraversato da una leggera corrente elettrica, che lo riscalda, ed evita l'appannamento. L'isolamento termico garantito dai vetri con l'oro è sfruttato anche nei palazzi a vetri, tipici dell'urbanistica più moderna. Il costo del materiale è bilanciato dal risparmio di energia necessaria per la climatizzazione. I più grandi telescopi della Terra, Keck I e Keck II dell'osservatorio Mauna Kea, situato sull'omonimo vulcano, nell'isola di Hawaii, hanno gli specchi secondari laminati in oro puro, l'unico metallo che può riflettere i raggi infrarossi con la precisione necessaria per le ricerche astronomiche. Amico di uomini e natura Gli airbag delle auto devono essere pienamente efficienti in ogni situazione ambientale, anche dopo anni di inutilizzo. Il segnale che ne comanda l'apertura viaggia su un circuito d'oro, che non si deteriora e trasmette l'informazione in frazioni minime di secondo. Rimanendo sulle auto si trova oro anche nelle marmitte catalitiche, queste devono il loro nome al potere che ha l'oro di catalizzare il monossido di carbonio e l'ossido di azoto dei gas di scarico, per trasformarli in gas inerti. Da tremila anni i dentisti infilano oro nella bocca dei loro pazienti. Le protesi dentarie in oro resistono agli attacchi della saliva e degli acidi presenti nei cibi. Ma si può assumere oro "per via orale" anche per un'altro motivo. Alcune terapie per il trattamento dell'artrosi (Artite Reumatoide: consultato il Prof. Alberto Martini … L’oro, se indossato, è anche un catalizzatore per i tessuti sottocutanei, l’orientamento polare delle cellule favorisce infatti la produzione di elastina … ) prevedono l'assunzione di sali d'oro, che pare rallentino il decorso della malattia. Seguendo le vicende dell'oro si potrebbe scrivere un'avvincente storia dell'umanità. Nessun'altra forza ha infatti smosso gli uomini di ogni epoca e angolo della Terra quanto il brillante luccichio dell’oro e, tra pietre preziose, del diamante, simboli di ricchezza e di potere, ma anche straordinari elementi che sopravvivono indenni al passare dei secoli.

E forse proprio in questa incorruttibilità va cercata una chiave per capire il valore che questi materiali ha per l'uomo. La maschera funeraria d'oro di Tutankhamon, ritrovata praticamente perfetta dopo tremila anni, ha reso immortale l'immagine del faraone egiziano. Per lo stesso motivo le sonde Pioneer portano a spasso per la Galassia una targa d'oro con incisi l'"indirizzo" spaziale della Terra e l'immagine di un uomo e una donna.”

Per la stessa ragione si dona un diamante a chi si ama e lo si dona racchiuso in un monile d’oro il tutto a simboleggiare la magia di un amuleto formidabile che ci proietta dalla notte dei tempi all’eternità: “per sempre !”.

L’amore o il terrore per la Divinità hanno fatto sì che di materiale prezioso, ed in particolare d’oro, fossero i più antichi oggetti di carattere religioso… . L’oro come potente catalizzatore, come ponte luminoso tra la materia e lo spirito … .

Nel Mito dell’oro e delle pietre preziose si chiude il cerchio dell’infinito e della ricerca del genere umano:

l’uomo con le sue illusioni alla ricerca dell’eterno.

Oltre ai siti direttamente citati nel testo:

Werner Jaeger, op. cit., vol. I.
Plinio il Vecchio "Naturalis Historia"
Esiodo, Le opere e i giorni e Teogonia (tr. it. di L. Magugliani, ed. BUR, Milano 1979)
Solone; cit. da W. Jaeger
Max Polhenz, op. cit..
Jan Bremmer ed. Marzorati-Jaca Book: Miti e divinità.
Ugo Bianchi, Misteri di Eleusi. Dionisismo. Orfismo, in Aa. Vv., Le civiltà del Mediterraneo e il sacro, vol. III del Trattato di Antropologia del sacro (6 voll.), diretto da J. Ries, ed. Jaca Book - Massimo, Milano 1992.
Euripide, Baccanti, 297-301; cit. da da Giorgio Colli, La sapienza greca, Le coppe d’oro.
Divinatore è il sacerdote, e costui dà il responso quando è posseduto dal dio» (Pausania, da Giorgio Colli, La sapienza, vol I).
Julien Ries, Immortalità, in AA. VV., Enciclopedia delle Religioni.
Hochheimer Albert (Editore: Massimo): La favolosa storia dell’oro. Oro, miraggio e flagello dei popoli. www.Unilibro.it



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